#RomaFF12, NYsferatu – Simphony of a century, Nosferatu sbarca a New York

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Il racconto di un secolo che partorisce mostri peggiori di un vampiro.

Il capolavoro horror tra i più famosi e apprezzati del genere, Nosferatu il vampiro di Murnau, ha ancora molto da dire anche al raffinato pubblico contemporaneo e grazie alla creatività di Andrea Mastrovito e della sua squadra di artisti diventa metafora dei fenomeni sociali più problematici della nostra epoca. In Nysferatu – Simphony of a century, presentato in anteprima quale Evento Speciale alla Festa del Cinema di Roma, il celebre vampiro, il conte Orlock, rivive attraverso 35.000 disegni fatti a mano.

Nysferatu prima che un film  è soprattutto un’opera d’arte fortemente evocativa. Con una tecnica di animazione (detta rotoscooping), in cui il disegnatore ricalca i fotogrammi di scene girate dalla telecamera, Andrea Mastrovito e il suo team hanno potuto, in un certo senso, girare nuovamente l’opera di Murnau riambientandola sullo sfondo dei moderni, terribili scenari causati dalla guerra e dalle tensioni sociali. In NYsferatu il vampiro incarna un mostro ben più temibile e assai più reale del personaggio descritto originariamente dalla penna di Bram Stoker.

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Immagini vibranti e fortemente espressive, musiche trascinanti ed evocative fondono il racconto e le atmosfere del film muto con i contesti della cronaca contemporanea. Le numerose citazioni visive rimandano ai dolorosi temi dell’immigrazione, della guerra e della crisi economica. La narrazione fantastica si trasforma così in realistico orrore moderno.

“Tutto è nato – spiega il regista Andrea Mastrovito –  dalla mia disposizione ad usare il disegno come strumento di comprensione della realtà. Ho cominciato a ridisegnare Nosferatu di Murnau proprio con lo spirito di vedere dove mi avrebbe portato, ma al livello dei contenuti la molla che ha dato origine all’ispirazione è stato il film di Abel Ferrara, The addiction – Vampiri a New York. In esso la figura del vampiro è associata alle diverse forme di dipendenza moderne che letteralmente succhiano il sangue delle persone, come le droghe. Da qui è nata la collaborazione con More Art e la sua fondatrice, Micaela Martergani, con l’intento di creare un’opera d’arte che coniugasse in sé anche istanze di integrazione e giustizia sociale”.

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Nysferatu colpisce per la molteplicità di letture che offre allo spettatore e per il continuo ribaltamento di prospettiva che soprattutto le immagini sullo sfondo propongono. immagini e citazioni che evocano di volta in volta vari messaggi legati alle moderne tematiche sociali e politiche.

“Nel film – continua Mastrovito – tutto ha una doppia lettura. I personaggi non sono mai o solo buoni o solo cattivi, per questo anche il disegno è sfumato e rappresenta una realtà annebbiata. C’è un’ambivalenza continua tra bene e male, persino Ellen, colei che nell’originale sacrifica se stessa per sconfiggere il vampiro, in realtà in Nysferatu sacrifica tutto per niente. Lo stesso conte Orlock, il vampiro, non è un personaggio del tutto negativo, egli in effetti è imprigionato nella sua condizione mentre sono le ombre che agiscono e creano devastazione”.

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“Direi che nel film – aggiunge ancora il regista – vi sono due letture, una socio-politica e una più umana. Le paure, la ricerca e la perdita della libertà, l’avidità sono tutti argomenti che ricorrono nella storia e sui quali ho cercato di stimolare una riflessione senza dare un giudizio”.

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Le musiche originali di Simone Giuliani, che coprono l’intero film, diventano, insieme alle immagini, linguaggio narrativo.

“Quando ho visto l’opera di Andrea me ne sono subito innamorato – racconta il compositore -. La cosa bella è stata che non essendoci dialoghi ho avuto una libertà assoluta ed è stato affascinante, musicalmente parlando, entrare nei personaggi. Anche per i paesaggi, che in Nysferatu rappresentano una parte fondamentale della narrazione, ho voluto creare delle musiche autentiche. In particolare per le scene ambientate in Siria ho cercato la collaborazione di musicisti locali che hanno vissuto quella realtà. Le musiche accompagnano la scenografia e conferiscono carattere ai personaggi e io ho voluto dare ad esse un taglio ambiguo, a tratti romantico con sfumature dark e a tratti più austero. Credo che infatti che Nysferatu sia prima di tutto un’esperienza artistica e come ogni forma d’arte è giusto che sia lo spettatore a dare la propria interpretazione”.

Vania Amitrano - Laureata in Lettere, amante dell’arte, dello spettacolo e delle scienze umane, autrice di testi di critica televisiva e cinematografica. Ha insegnato nella scuola pubblica e privata.



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