“Monitor”, l’esordio di Alessio Lauria al Festival di Roma

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Un futuro distopico fa da sfondo all’opera prima del regista, presentata nella sezione “Alice nella città”

Nel 2001 diventò virale su internet il cortometraggio, vincitore del Premio Salinas di quell’anno, dal titolo Sotto casa. Il breve film fece immediatamente in giro del web in quanto trattava l’universale tema della difficoltà di poter trovare parcheggio in maniera ironica e originale. Lo scrittore Alessio Lauria con Sotto Casa ha fatto il suo esordio dietro la macchina da presa che, a 4 anni dalla sua prima esperienza, lo ha portato diretto al Festival del Cinema di Roma durante il quale, nella sezione collaterale Alice Nella Città, è stato presentato il suo primo lungometraggio di finzione Monitor.

Ambientato in un futuro distopico, eppure già plausibilissimo, nel quale le aziende non sono solo il luogo del dovere ma anche un posto in cui chi lavora vive circondato da comfort apparenti. In questa fabbrica che ghettizza vita per gestirle a suo piacimento anche la solitudine e la psiche delle persone devono essere controllate e per farlo sono state messe su delle stanze d’ascolto dove i dipendenti possono sfogarsi davanti a un “monitor” dietro al quale, a loro insaputa, ci sono altri dipendenti che li schedano. In questa situazione apparentemente normale nasce una storia d’amore tra Paolo, il più umano dei monitor preoccupato perché gira voce che qualcuno ha tentato il suicidio, e Elisa colei che secondo Paolo potrebbe essere l’aspirante suicida.

Prima di un finale assolutamente perfetto in cui sono palesate le due possibili volontà dell’essere, Monitor perde molte delle sue potenzialità e del coraggio della sua ambientazione nel voler raccontare la storia d’amore tra Paolo ed Elisa, invece di puntare di più sull’alienazione delle loro anime imprigionate nel ghetto d’argento. Nonostante questo però la bravura degli attori, Michele Alhaique e Valeria Bilello, e la capacità di ricreare attraverso la regia la sensazione di claustrofobia che i personaggi vivono, Monitor risulta essere un’ottima opera prima forse un po’ troppo pretenziosa e poco rispettosa delle promesse per risultare perfetta.

Sandra Martone

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