Monolith, la sfida di una madre contro supercar

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Raccontare una storia che concili due incubi, uno moderno e uno antico quanto l’umanità stessa, questo è ciò che è riuscito a fare il giovane regista Ivan Silvestrini nel suo terzo lungometraggio, Monolith, un film originale nato insieme ad una graphic novel dal sapore e dall’ambientazione molto statunitense.

Thriller psicologico e racconto futurista, Monolith è una creatura più complessa di quanto appaia. Una storia, nella sostanza, molto semplice, ma che coinvolge diversi piani di lettura. Protagonisti del racconto sono una giovane madre, Sandra (Katrina Bowden), tenera e premurosa quanto inesperta e impulsiva, e un’auto, Lilith, ipertecnologica, intelligente e inespugnabile. Tutto il film ruota attorno a loro e la parte più avvincente e interessante si sviluppa proprio nel momento di maggior isolamento di questi due elementi dal resto del mondo: madre e auto dominano la scena, interagiscono tra loro e si scontrano in un deserto inospitale e ostile.

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Come graphic novel Monolith nasce da un’idea di Roberto Recchioni, sceneggiatore, illustratore e soggettista per il fumetto e il cinema, nonché curatore anche di Dylan Dog, ed è stata pubblicata lo scorso gennaio da Sergio Bonelli Editore. L’importante casa editrice, che attualmente domina il panorama delle pubblicazioni di fumetti, per la prima volta si cimenta nella copruduzione, insieme a Sky Cinema HD e Lock & Valentine, di un progetto cinematografico che secondo il regista presenta delle sfumature quasi da horror.

Ivan Silvestrini ha dichiarato: “Monolith è una storia che indaga sul nostro rapporto con una tecnologia iperprotettiva, che si sostituisce sempre più a noi nelle nostre scelte. Come un ventre oscuro, la Monolith protegge il bambino di Sandra, da tutto e da tutti, persino da lei. La situazione estrema in cui si trova la protagonista di questo film la costringe a confrontarsi con il suo lato più oscuro, con le innominabili pulsioni che ogni genitore affronta nei primi anni di vita di un bambino, e la vittoria della donna sulla macchina è possibile solo attraverso il cambiamento e l’accettazione di una nuova forma d’amore e abnegazione.“.

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A dispetto di un inizio quasi irritante la storia di Monilith sorprende sempre più via via che si sviluppa. La vita di Sandra in principio sembra quasi perfetta. Lei, ex popolare popstar , è la giovane e attraente madre di un bellissimo bimbo di quasi due anni, sposata con un famoso cantante di successo che in sua assenza durante le tournée affida gli spostamenti della moglie e del figlio al più straordinario e sofisticato prodigio tecnologico che si possa immaginare: un’auto in grado di affrontare qualsiasi situazione di viaggio e di proteggere i suoi passeggeri tanto da aggressioni esterne quanto da imprevisti.

Più che un film quasi uno spot pubblicitario, tanto che si apre proprio mostrando lo spot di una Monolith. Dietro questa realtà patinata e artefatta si celano però paure assai più comuni e profondamente umane. Sandra infatti come moglie teme che il marito la tradisca e come madre vive la profonda incertezza di non essere all’altezza di questo fondamentale compito.

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Paradossalmente proprio all’interno dell’abitacolo della più sicura ed evoluta delle auto i timori di Sandra prendono forma e sopravvento. Per salvare la vita del suo bambino rimasto intrappolato nell’auto nel bel mezzo del deserto Sandra si trova a dover lottare proprio contro ciò che avrebbe dovuto proteggerla.

La trama fa tornare alla memoria un po’ Kitt della serie televisiva Supercar e un po’ i terribili e dolorosamente tragici casi di cronaca di bambini dimenticati in auto sotto la canicola estiva che trasforma l’abitacolo in una mortale fornace.

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La sfida di Sandra però va oltre e alla fine consiste nel dover riuscire a distruggere le proprie false certezze per trovare forza al di fuori della propria zona di conforto. Un’impresa oltre che fisica anche e soprattutto psicologica. Katrina Bowden interpreta con trasporto il ruolo di Sandra, mentre la curatissima fotografia restituisce un interessante contrasto tra il paesaggio desertico, quasi primitivo e la tecnologia super avanzata della Monolith.

Un’intrigante piccola nota di colore è aggiunta dal fatto che la produzione ha creato un vero e proprio sito per la Monolith (www.monolithauto.it) con tanto di specifiche, allestimenti e possibilità di personalizzazione.

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