Maurizio Tesei: “per me Il Contagio è stato una giostra di anime, passioni e piacevoli casualità”

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Per Maurizio Tesei, protagonista de Il Contagio di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, film ispirato all’omonimo romanzo di Walter Siti, lo straordinario cammino dentro il suo personaggio, Mauro, è cominciato diversi anni fa in teatro. Oggi al cinema si rivela tutto il suo spessore e l’attore ci racconta il suo straordinario viaggio dentro questo ruolo.

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Mauro è un personaggio chiave nel racconto de Il Contagio, un uomo complesso che compie una parabola emotiva molto forte, un’ascesa sociale alla quale contemporaneamente corrisponde una degenerazione interiore. Come è riuscito ad entrare in modo così vivido in questo ruolo?

Nuccio Siano, quello che poi sarebbe diventato uno degli sceneggiatori del film, alcuni anni fa si presentò con questo libro dicendo: – È meraviglioso, dobbiamo fare una serie di letture -; ma in realtà aveva già in testa lo spettacolo teatrale che poi abbiamo realizzato. Da allora io Mauro me lo sono costruito ricercandolo tra le parole di Walter Siti e tornando a sfogliare le pagine del libro. Mauro è uno dei pochi personaggi del romanzo di Siti che non trova riscontro nella realtà, è servito all’autore per incollare le due parti del racconto e descrivere un’ulteriore faccia di questa realtà. Del romanzo poi Nuccio ha tenuto alcune cose e ne ha modificate altre, ma la storia e il personaggio sono rimasti essenzialmente quelli del testo. Quando i due registi del film hanno visto lo spettacolo teatrale si può dire che non avessero altro Mauro al di fuori di me”.

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Il Contagio è una storia a più voci che descrive la realtà di una Roma di borgata vista con gli occhi di diversi personaggi, dallo scrittore Walter (Vincenzo Salemme), i due disperati Marcello (Vinicio Marchioni) e Attilio (Daniele Parisi) che faticano a trovare un proprio posto nella società, alle tante figure femminili interpretate da attrici tra cui Anna Foglietta e Giulia Bevilicqua. In che modo avete interagito tra voi per creare un quadro d’insieme così completo?

“I registi Matteo Botrugno e Daniele Coluccini hanno avuto da subito le idee molto chiare e con loro abbiamo fatto tantissimo lavoro a tavolino, che si usa solitamente più in teatro che nel cinema. Così dovrebbe essere sempre il lavoro dell’attore. Questo consente di arrivare al momento delle riprese molto preparati e capaci anche di lasciare spazio all’improvvisazione”.

Il contagio Maurizio Tesei Giulia Bevilaqua

Nella storia Mauro ha una compagna, Simona, interpretata da un’amica e vecchia compagna di studi, Giulia Bevilacqua. Come è stato per voi ritrovarvi insieme sul set?

“Giulia ed io abbiamo frequentato insieme il Centro Sperimentale di Cinematografia, in un triennio molto fortunato perché nella nostra classe avevamo colleghi come Alessandro Roja, Valentina Lodovini, Alba Rohrwacher. Siamo cresciuti e ci siamo formati insieme all’interno di una realtà importantissima. Ritrovarci sul set con Giulia a fare marito e moglie mi ha notevolmente facilitato il lavoro, perché c’è voluto meno tempo, siamo già partiti da un punto di partenza e di confidenza molto avanzato che ci ha avvantaggiato. Anche per questo mi sento di dire che per me Il Contagio è stato una giostra di anime, passioni e piacevoli casualità”.

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Una critica che è stata mossa a Il Contagio è quella di aver affrontato un tema già più e più volte raccontato al cinema: Roma e i suoi ambienti criminali e corrotti. Come si sente di rispondere a questa critica?

“Credo che a volte nel giudicare ci siano troppi pregiudizi e si diano per scontate alcune cose. Roma non è divisa in borgata e borghesia. Roma è divisa in tante borgate e in diverse borghesie, è una città fatta di anime differenti tra loro. Quindi non si può dire che una volta fatto un film su questo argomento sia stato detto tutto. Ne Il Contagio non c’era la pretesa di dare un giudizio, semplicemente mafia capitale era quello che stava accadendo e che accade ai personaggi del libro e del film. Si è parlato di questo tema perché c’eravamo dentro, ma l’obiettivo non era quello di fare un film su mafia capitale”.

 

Vania Amitrano - Laureata in Lettere, amante dell’arte, dello spettacolo e delle scienze umane, autrice di testi di critica televisiva e cinematografica. Ha insegnato nella scuola pubblica e privata.



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