Madre! – il nuovo film di Aronofsky è una metafora della metafora?

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Cosa si nasconde veramente negli abissi e nei segreti di ogni coppia? Chi è disposto ad affrontare questo demone non sempre riemerge e capita che l’oscurità si espanda fino ad avvolgere tutto…

Madre!, di Aronofsky, è uno dei pochi film, a nostro parere, a non poter essere paragonabile con nessun altro. Il regista ha sempre dimostrato, soprattutto con Requiem for a dream e Phi greco, di essere un visionario e un fine simbolista, ma con Madre! ha raggiunto livelli metaforici e simbolici quasi ineguagliati. Possiamo paragonarlo a Lynch con Eraserhead, ma anche quello, sia per motivi stilistici e narrativi, non ha niente a che fare con questa pellicola. Questa breve introduzione non vuole parteggiare per il film, ma vuole rendere merito alla complessità che solo in parte, per motivi di tempo e spazio, non verrà estrinsecata del tutto e per dare la possibilità a chi lo vedrà di poter interpretare secondo i propri sentimenti le scene e la storia.

Il film ha apparentemente un copione classico con i canoni narrativi americani. Una coppia di sposi riceve una serie di inaspettate visite che sconvolgono la quiete “apparente” in cui vive. La donna sta risistemando la casa bruciata del neo marito, mentre lui cerca di scrivere una nuova poesia dopo aver perso l’ispirazione. Una serie di infausti e sconvolgenti eventi portano la coppia quasi alla rottura sino alla nascita di un figlio che ristabilisce l’ordine. E qui termina la prima metà del film. Da questo punto in poi, ogni idea di razionalità perde valore in favore del surrealismo visionario e ipertrofico di Darren e della sua mente. Quello che è successo nella prima parte del film non è nulla rispetto a quello che attende lo spettatore, ancora angosciato e sconvolto dalla prima ora. Per motivi di spoiler non sveliamo altro, ma cerchiamo di estrarre qualche suggerimento di lettura al film.

Il cuore della vicenda, a nostro parere, è la scena di apertura. Lo scrittore che incastona un diamante grezzo su un piedistallo. Da qui parte tutta la vicenda e si chiude circolarmente con l’inizio. In questo film tutto ritorna. Se pensiamo al tempo come una spirale allora possiamo comprendere il significato di quella scena. Niente di quello che succederà nella vicenda della famiglia è casuale o illogico. L’uomo, evidentemente provato dall’incendio della sua casa, trova la ragion d’essere nella nuova moglie e nella speranza di una nuova ispirazione. Il dolore che ha provato lo sconvolge e il suo desiderio di condividerlo lo porta alle conseguenze assurde di buona parte del film, sino alla “nascita” del figlio. L’amore torna a farlo scrivere. La donna è la regina della casa oltre che Madre. Ma niente di tutto quello che vediamo è ciò che sembra.

Lo scrittore, dopo aver avuto di nuovo riscontro per la sua opera, non si accontenta solo della notorietà ottenuta, vuole di più. E’ disposto a sacrificare tanto in favore di una nuova idolatria nei suoi confronti. Lo scrittore e l’artista in generale ha bisogno di essere riconosciuto e amato, non solo dalla moglie, ma dal mondo. Deve sapere che ciò che ha scritto ha cambiato il cuore degli altri. Il mondo, però, quando dà tanto vuole riceve molto di più e fagocita “letteralmente” qualsiasi cosa senza lasciare briciole. Qualsiasi cosa deve essere condivisa e neppure una Madre amorevole e “chioccia” può impedire che accada. Lo scrittore, esaltato da se stesso, perde il controllo e si fa sovrastare.

L’uomo, in mezzo alla folla, come diceva Poe, “scompare e si perde”. Il mondo e i suoi abitanti sanno essere amorevoli, ma allo stesso crudeli e senza scrupoli. Troppo amore può uccidere, così come la fama e la gloria. Non tutti sono capaci di sorreggere tale peso. L’artista vorrebbe essere immortale come dio, ma quasi mai ha la capacità di reggere il confronto con l’altro e così soccombe portandosi dietro tutto quello che ama.

Il film è una metafora della metafora e ogni sua scena allude a qualcosa di più profondo.

downloadUn altro punto su cui riflettere è la discesa della Madre nella cantina e la scoperta di una botola insanguinata che rimane, però, inesplorata. Il regista, a parer nostro, indica, anche supportato dalla psicoanalisi junghiana, quel luogo come l’inconscio inesplorato di ogni casa e di ogni famiglia. Cosa si nasconde veramente negli abissi e nei segreti di ogni coppia? Chi è disposto ad affrontare questo demone non sempre riemerge e capita che l’oscurità si espanda fino ad avvolgere tutto…

Ogni personaggio, infine, può rappresentare un aspetto della coppia che non viene portato alla luce. Se pensiamo che ogni persona incontrata è lo specchio del nostro lato ombra, possiamo teorizzare che per il regista, ogni visitatore, più o meno gradito, sia il suo lato nascosto.

Questi sono solo suggerimenti di lettura. Forse qualcuno ci vedrà solo un thriller o un horror non riuscito, ma per noi Madre! travalica i generi portando la narrazione ad un livello superiore e più complesso.

Un complimento sincero al regista che dopo il flop di Noah ha saputo recuperare idee e follie deliranti, ma affascinanti che ha sempre dimostrato di avere e di saper gestire. Il film, apparentemente illogico, ha un suo profondo significato.

Una nota di merito ai due attori, soprattutto a Jennifer Lawrence capace di incarnare una moglie e una madre in un delicato momento della vita della casa.

E se uscendo non avrete capito niente, non preoccupatevi, è capitato anche a noi…! Crediamo però che non vi lascerà annoiati e delusi. Madre!, in fondo, siamo tutti noi.

Voto 4/5

Ramsis D. Bentivoglio




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