L’inganno della Coppola è un vero inganno…

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Il remake non convince: il film di Siegel era superiore

L’inganno ripropone la medesima storia, solo più stringata, dell’originale di Don Siegel con Clint Eastwood, La notte brava del soldato Jonathan. Per chi amasse più la parte romanzesca originale rimandiamo alla lettura, per chi lo trovasse, del romanzo The Beguiled di Thomas Cullin.

53727Siamo nel 1863 negli Stati Uniti, in piena Guerra di Secessione americana mossa dagli stati del nord contro i sudisti per sconfiggere lo schiavismo che garantisce sì soldi e lavoro ai grandi proprietari terrieri del sud, ma infligge un regime schiavista e brutale contro i negri americani. La vicenda però non parla di guerra direttamente, ma delle conseguenze sulle persone, in  questo caso sulle donne di un istituto femminile, che scoprono a loro modo  l’orrore della guerra e la diffidenza di un nemico interno, ma misterioso.

Un soldato ferito arriva al loro capezzale e solo per carità cristiana viene aiutato. La presenza di un uomo, però, tra tutte queste donne di diverse età provoca invidie e gelosie degne del finale tragico e crudele che aspetta il soldato.

Sofia-CoppolaIl film è di Sofia Coppola e quando guardiamo un suo film ci aspettiamo formalismo e perfezione e anche qui non mancano. Molte scene sembrano tratte da quadri dell’epoca, le espressioni, le vesti, le pose, le situazioni, la atmosfere decadenti, nonostante la perfezione e il rigorismo tecnico della regista non manchi mai. Superato l’oggettività visiva, entrando più nella narrazione, scopriamo un mondo maschile che devasta, per un puro senso di distruzione e con la miserevole scusa della salvaguardia dei diritti dell’uomo, tutto quello che incontra, anche il mondo femminile che non può che guardare e cercare di sopravvivere. Le donne in questione non sono sprovvedute, ma cercano di mantenere quella parvenza di normalità che le ha contraddistinte fino a quel momento.

The BeguiledLa vita, nel collegio, procede come se nulla fosse mai cambiato: si cura il giardino come si può, si coltivano gli animali, si studia, si prega e si spera tutto torni come prima. Sul fronte di guerra il sangue scorre e non tutti i soldati vogliono morire per una causa che non li riguarda ma che hanno accettato solo per qualche centone in più in tasca. È uno scontro di generazioni e di mentalità. Lo scontro era inevitabile a quel punto della storia yankee, ma l’obbligo di combattere e di morire non si poteva imporre a nessuno. In questo contesto si perde la fiducia nel prossimo e ogni novità che sconvolga la routine, che garantisce una finta stabilità, è vista come un attacco alla sopravvivenza.

Ospitare un nemico, anche se ferito, è lecito o è peccato? La carità cristiana consente in tempo di guerra di essere buoni o non ci distingue dai carnefici neppure la morte e l’indifferenza? La sopravvivenza viene prima di tutto, anche degli istinti primari e della “piacevole” novità. In questa storia, poi, il messaggio, non tanto oscuro, è di non creare disordine in un ordine stabilito da sole donne. Il cosiddetto “covo di vipere” dovrebbe essere un esempio chiaro. Il giovane e ingenuo soldato evidentemente non lo sa e fantastica di aver trovato il paradiso con le amorevoli cure di quelle sette donne che lo curano con attenzioni e interessi espliciti.

The Beguiled photocall a CannesLa guerra produce orrori a tutti i livelli. L’animo umano non distingue sincerità e armonia quando rischia la vita. L’egoismo, di fondo, vince sempre. Ognuno è responsabile della propria coscienza e quando neppure Dio, con le preghiere, può garantire la vita, allora bisogno prendere in mano la situazione e agire. Se in questa situazione inseriamo la gelosia e l’invidia femminile verso un mondo che sfrutta la donna e non la considera se non per la sua “dote naturale”, allora il piatto è ben condito… e oltre questo non ci spingiamo per non rivelare spoiler… neanche tanto ignoti.

Lasciamo il bel film della Coppola consigliando di vedere entrambe le versioni per cogliere meglio le differenti visioni dell’argomento, quella più selvaggia del grande Siegel e quella più rigorista della Coppola.

Ottime, come sempre, Kirsten Dunst, bellissima nella sua naturale tristezza di fondo e la Kidman, sempre ieratica a naturalmente algida. Anche la giovane Fanning trova un suo spazio da neo maggiorenne.

(Una nota cinica: va bene il soldato disperato e morente che viene curato da sette belle ragazze, di cui tre molto disponibili, ma anche lui…, non lo sa che non bisogna creare invidie tra le donne? In qualsiasi dimensione di questa esistenza, che sia di guerra o di pace, non bisogna calpestare la coda alle donne tradite o fuorviate. E’ una legge di natura che valeva allora come oggi… La donna va amata, ma la vendetta è femmina. Il povero nordista se l’è cercata!)

Ramsis D. Bentivoglio

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