L’INFANZIA DI UN CAPO | La sconcertante infanzia di un dittatore

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Una biografia immaginaria tra storia e filosofia del novecento

L’infanzia di un capo è l’ambiziosa opera prima di Brady Corbet. L’attore statunitense porta sul grande schermo il drammatico racconto dell’infanzia di un ipotetico dittatore a cavallo tra le due guerre mondiali ispirato all’omonimo testo dello scrittore e filosofo Jean-Paul Sartre e interpretato da Bérénice Bejo, Robert Pattinson, Stacy Martin, Liam Cunnnigham e Tom Sweet. L’ottimo lavoro di regia, tra musica, fotografia e montaggio, riesce nell’intento di destare sconcerto e avvince con un racconto non toccante ma potentemente impressionante e non teme di restare incompreso dal pubblico. Alla 72a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia il film ha vinto il Premio Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima ‘Luigi De Laurentiis’ e il Premio Orizzonti per la Miglior Regia.

L_Infanzia_di_un_capo_cast-minNel film Prescott (Tom Sweet) è figlio di un diplomatico americano (Liam Cunningham), consigliere del presidente Woodrow Wilson, e di una bellissima donna francese (Bérénice Bejo). Intorno al 1919 il padre di Prescott è inviato dal presidente in Francia come delegato per concludere le trattative che porteranno alla firma del Trattato di Versailles, così sua moglie e suo figlio, ancora bambino, sono costretti a lasciare gli Stati Uniti per seguirlo in un piccolo paese appena fuori Parigi. Madre e figlio nella nuova grande dimora francese trascorrono una vita tranquilla ma isolata, le loro giornate sono scandite dalle funzioni parrocchiali, dalle sporadiche visite del giovane giornalista e amico di famiglia Charles Maker (Robert Pattinson) e dalle settimanali lezioni private di francese che la giovane Ada (Stacy Martin) impartisce a Prescott. Il padre, severo e duro sia con la moglie che con il figlio, intanto è sempre più impegnato a mandare avanti le delicate trattative che lo costringono ad assentarsi da casa anche per intere settimane. Prescott però fatica ad accettare il cambiamento e sembra non riuscire a trovare alcun conforto nemmeno nella presenza della madre, che nasconde dietro atteggiamenti rigidi, freddi e a volte persino scostanti, debolezza e fragilità sia nell’educare il figlio che nel concedergli l’affetto di cui avrebbe bisogno. Pertanto Prescott comincia ad affezionarsi all’anziana e comprensiva cameriera Mona, ma  ben presto anche questo conforto gli sarà tolto.

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Atmosfere cupe, paesaggi grigi, ambienti impersonali e austeri e una colonna sonora ricca di enfasi e inquietudine conferiscono alla storia un senso di angosciante oppressione. Il film è diviso in quattro atti, i primi tre corrispondenti ai peggiori scatti d’ira del protagonista. Non v’è amore, né pietà, né perdono, né accoglienza, né affetto nella famiglia del bambino e Prescott cresce come una sorta di bestiola da addomesticare con punizioni rigide e a volte umilianti.

Un padre e una madre terribilmente individualisti e un ambiente circostante respingente generano in Prescott un atteggiamento fortemente egocentrico, violento e disturbante che fa presagire l’ipotetico tiranno politico, dispotico e nazionalista che questi diventerà.

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Ne L’infanzia di un capo sembra quindi che l’ambiente circostante e la situazione storica siano condizioni tali da generare una sorta di mostro, ma è proprio l’amico Charles Maker, personaggio meno marginale di quanto non possa sembrare, a offrire una possibile chiave di lettura del film quando afferma:

“Questa è la tragedia della guerra: non che un uomo solo abbia il coraggio di essere cattivo, ma che così tante persone non abbiano il coraggio di essere buone”.

Il finale è decisamente criptico e lo sviluppo della storia non sempre è semplice da seguire a causa della forte sensazione di rabbia e frustrazione che i personaggi inducono. Eppure L’infanzia di un capo è un film che riesce a destare sconcerto e coinvolgimento, non cattura per il racconto ma per le insolite corde narrative che va a toccare e attraverso le quali spinge ad una riflessione.

Al potente lavoro di Corbet mancano però delle risposte sia sul piano della narrazione che su quello del significato, la storia e la sua interpretazione infatti rimangono ambigue e difficili da comprendere fino in fondo.

Vania Amitrano

Vania Amitrano - Laureata in Lettere, amante dell’arte, dello spettacolo e delle scienze umane, autrice di testi di critica televisiva e cinematografica. Ha insegnato nella scuola pubblica e privata.



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