L’attesa è finita: “Lo chiamavano Jeeg Robot” è al cinema

santamaria

Nelle sale l’esordio alla regia di Gabriele Mainetti con Claudio Santamaria nei panni di un supereroe di borgata

Da quando è stato presentato lo scorso ottobre alla Festa del cinema di Roma, i grandi consensi di stampa e pubblico hanno creato un’attesa tale attorno al film da diventare già un fenomeno nel corso dei mesi prima della sua uscita. In fondo, un supereroe italiano e per giunta di borgata non si era mai visto.

Prodotto da Goon Films e Rai Cinema e distribuito dalla Lucky Red esce (finalmente) nelle sale oggi, giovedì 25 febbraio, Lo chiamavano Jeeg Robot. Opera prima dell’attore Gabriele Mainetti che si è cimentato in una pellicola dal sapore americano, ambientata però alla periferia di Roma: Tor Bella Monaca.

Il protagonista del film è Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria che per il ruolo è dovuto ingrassare venti chili), un delinquentello di borgata di poche parole e solitario, che passa le giornate a mangiare budini, fumare e guardare film porno. La svolta arriva quando, a causa di un bagno accidentale nel Tevere, entra in contatto con una sostanza radioattiva che gli fa acquisire una forza sovrumana tale da accrescere anche le sue attitudini da delinquente.

In realtà è l’incontro con Alessia (Ilenia Pastorelli, ex inquilina del GF12 alla sua prima prova da attrice) a cambiare Enzo. La ragazza ritrova in lui Jeeg Robot, l’eroe del famoso manga giapponese, tanto da spingerlo – grazie al suo mondo fatto di colori – a trasformarsi da supercriminale in supereroe.

marinelliNella storia non può mancare naturalmente il cattivo: lo Zingaro, interpretato da un insolito Luca Marinelli. Non solo a capo di una banda di criminali che si vuole espandere in tutta la Capitale, ma anche figlio della tv generalista (dopo aver fatto parte di un programma televisivo) con la smania di apparire sui social e con l’aspirazione di andare sulle reti unificate.

Le storie dei tre personaggi si intrecciano in una Roma cupa presa di mira da bombe e attentati, dove non mancano violenza e crudeltà, ma anche amore.

In Lo chiamavano Jeeg Robot i rimandi ai manga non mancano, a partire dal titolo scritto anche in giapponese. In realtà il film non è assolutamente un’imitazione delle pellicole d’oltreoceano sui supereroi. E’ al contrario una pellicola originale, fresca e ricca di trovate sorprendenti in grado di raccontare sullo sfondo di una periferia degradata e una Roma desolata l’incontro di personaggi dalle anime fragili che tentano di sopravvivere come possono. Nel bene e nel male.

Giornalista professionista, laureata in Dams-spettacolo con una tesi su Pina Bausch, scrivo di cinema sulle pagine del Quotidiano Il Tempo. Vedo molti film (anche troppi) e serie tv. Romana, da sempre pronta per vivere a Berlino.

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