La vita di Adele, un crudo e commovente ritratto di vita e d’amore

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Il film Palma d’Oro a Cannes finalmente al cinema dal 24 ottobre

Due ragazze. Due anime opposte che si guardano, si sfiorano, vagano distanti per poi ritrovarsi.

Due anime tanto diverse che si scontrano con così tanta forza da non lasciare superstiti e con così tanta tenerezza in grado di resuscitarle. Un amore puro, travolgente come un fiume in piena, capace della più grande estasi e del più insopportabile dolore. Tutto mostrato senza censura e in tutte le sue forme perché l’amore non si deve, e non può, vergognarsi di ciò che è.

Tutto questo è La vita di Adele, nuovo film di Abdellatif Kechiche (Cous Cous) capace di incantare Steven Spielberg e tutta la giuria dell’ultimo Festival di Caen, che gli ha conferito, giustamente, la Palma d’Oro 2013.

Un racconto semplice, toccante e capace di catturare lo sguardo dello spettatore e di entrare lentamente ma inesorabilmente nel suo suo cuore e nella sua anima, grazie ad immagini cariche di significato dove niente è lasciato al caso e tutto è importante e ad una regia in grado di mostrarci da vicino, o meglio dall’interno, la maturazione della protagonista.

179 minuti immersi nella vita della dolce, timida ed insicura Adele – l’eccezionale Adèle Exarchopoulos – alla perenne ricerca di se stessa, della sua identità. Una ricerca che avrà fine grazie all’incontro con Emma – un’incredibile Lea Seydoux – e la crescente consapevolezza del bisogno di lei, di quell’amore che ti toglie il fiato, che ti fa desiderare di divenire un tutt’uno con la tua metà così che la mela torni finalmente ad essere unita. Ma come spesso accade il solo amore non basta e si finisce con l’allontanarsi e perdere tutto: se stessi, l’altra, la felicità. E l’unica cosa da fare è lasciare andare il passato e ricominciare.

Abdellatif Kechiche ci travolge con una storia d’amore teneramente crudele, mostrata senza alcun timore nella sua crudezza, senza veli e sopratutto senza alcun tipo di pregiudizi o di esaltazioni – non aspettatevi un’esaltazione dell’amore saffico – mostrando semplicemente la scoperta e la maturazione di una persona, in cui ognuno di noi può riconoscersi.

Liberamente ispirato alla grafic novel Le bleu est une couleur chaude (Il blu è un colore caldo) di Julie Maroh, il regista si limita a mostrarci l’universalità dell’amore e dell’essere umano. Travolgente ritratto di vita.

La vita di Adele al cinema dal 24 ottobre

 

Emanuele Bianchi
e.bianchi@araldodellospettacolo.it

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