La giustizia del Canaro

DOGMAN-Notes-054

In sala Dogman di Matteo Garrone

Il 1988 fu l’anno del delitto eseguito dal cosiddetto Canaro di Roma, che si vendicò delle vessazioni subite da un ex pugile tossico, uccidendolo senza pietà dopo notevoli e crudeli torture.

pietro_de_negri_er_canaro_foto_mario_proto_corriere_della_seraDogman rivisita la storia riscrivendo alcune parti della vicenda, poetizzando gli aspetti umani dell’omicida e ambientandola in una borgata romana al di fuori del tempo e dello spazio.

Garrone non emette giudizi sull’efferato delitto, ma indaga sugli aspetti umani e psicologici del rapporto morboso di vittima-carnefice che si era creato tra il Canaro e il tossico.

Cosa spinge un uomo per anni succube di un piccolo delinquente di quartiere a reagire così ferocemente? E’ troppo semplice parlare di vendetta morale. Chi vive in quartieri così duri ha la vita segnata da inevitabili soprusi e angherie, ma non tutti coloro che nascono in quelle zone sono capaci di reagire o di porre limiti alla malavita.

143549-mdIl miraggio di un miglioramento spinge molti disperati o semplici cittadini-vittime a non reagire mai e a sopportare all’infinito i vessatori, tacendo come l’omertà comanda. Il Canaro è questo tipo di persona, debole, insicuro e ingenuo. Anche in quegli ambienti così ostici l’amicizia è importante e così una versione grottesca e distorta della Sindrome di Stoccolma agisce nei rapporti umani. Essere riconosciuti e considerati spinge le persone a sopportare qualsiasi affronto pur di essere parte di un gruppo. Il Canaro si accolla anche una pena carceraria per difendere il presunto amico, ma quando chiede, giustamente a suo parere, parte della refurtiva per cui si è sacrificato, viene deriso e malmenato ancora una volta.

Il carcere duro, però, lo ha forgiato e lo ha reso determinato e crudele. L’aura di ingenuo è svanita ed è emerso l’uomo dietro la maschera.

Con una scusa il Canaro chiama l’ex pugile nel suo negozio e lo sevizia fino alla morte. Ottenuta giustizia il Canaro, però, è rimasto solo. Quella forma abominevole di “amore” che aveva tanto sofferto ora non c’è più.

Qualcuno ha detto che la vendetta è un piatto che va servito freddo, ma nessuno dice che ti lascia l’animo macchiato di sangue e rancore. Il Canaro scopre sulla sua pelle la solitudine e l’abbandono.

dogmanQuesta storia rivive con grande poesia e finezza visiva, nonostante la violenza perpetua ed esplicita, cambiando i nomi e i connotati ai vari personaggi. Il luogo, tutt’altro che ameno, fa da sfondo e da cornice all’inferno della coppia che vive sperando che qualcosa succeda, ma che non fa niente perché accada veramente.

Tanta disperazione conduce ad una vita sempre al limite della legalità e della morte dove ogni azione, anche la più disperata e immonda, non ha più valore.

Garrone riprende le atmosfere dark del suo Imbalsamatore e le unisce a quelle ciniche e di frontiera di Gomorra per comporre un quadro che si addentra nei lati oscuri del cuore di ogni uomo vittima di abusi. Garrone ci mostra che vittima e carnefice, certe volte, sono inscindibili e che il vessato è a sua volta boia e che il vessatore è spesse volte preda.

I ruoli, nella vita così come nelle fiabe nere, non sono definiti come sembrano. Per quanto assurdo possa sembrare, questa storia parla di amore, di amore malato, maledetto e non ricambiato.

Come diceva David F. Wallace “ogni storia d’amore è una storia di fantasmi…”.

Bisogna rendere merito a Garrone di saper estrarre dall’humus territoriale in cui lavora talenti recitativi della qualità di Marcello Fonte che si è immerso nella parte del Canaro con grande emotività e abilità.

Una storia sconvolgente che vi farà saltare il cuore nel petto.

 

Voto 4/5

 

 Ramsis Bentivoglio




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