LA BATTAGLIA DEI SESSI, non solo un film sul tennis

LA BATTAGLIA DEI SESSI Locandina

Tra sport, diritti e spettacolo, una storia vera per un racconto reale e bizzarro

Era il 20 settembre del 1973 quando un bizzarro evento sportivo statunitense dai notevoli risvolti sociali tenne incollati allo schermo ben 90 milioni di spettatori in tutto il mondo, fu denominato La battaglia dei sessi, una sfida a tennis tra la campionessa mondiale femminile Billie Jean King e l’eccentrico ex campione maschile Bobby Riggs. A più di quaranta anni di distanza la coppia di registi Jonathan Dayton e Valerie Faris, già direttori di un successo come Little Miss Sunshine (2006), hanno scelto di portare sul grande schermo una storia che parla di diritti femminili e coraggio nell’affermare il proprio orientamento sessuale. Due temi ancora incredibilmente attuali. Emma Stone e Steve Carell incarnano le due stelle del tennis con eccezionale veridicità.

“Viviamo in un modo in cui tutti puntano il dito contro il nemico -hanno spiegato i registi ieri in conferenza stampa a Roma-, in un’epoca caratterizzata da una estrema polarizzazione delle idee. Ci interessava raccontare una storia che fosse di intrattenimento ma che fosse in grado di divulgare una concezione dei diritti della donna e di quanti hanno relazioni con persone dello stesso sesso non solo a coloro che già ritengono giusti questi argomenti”.

Nel pieno dell’ascesa del movimento femminista Billie e Bobby inscenarono uno spettacolo culturale che risuonò oltre il campo da gioco. Quella di Billie fu una battaglia giocata sia sul piano personale che professionale per ottenere che le giocatrici di tennis potessero godere degli stessi diritti dei loro colleghi uomini. Felicemente sposata con Larry (Austin Stowell), proprio mentre lottava per il riconoscimento della parità tra i due sessi anche nel mondo del tennis, Billie infatti scoprì di essere attratta da un’altra donna, Marilyn Barnett (Andrea Riseborough). La sua relazione con lei rischiava di minare la sua immagine proprio all’apice della sua carriera sportiva. Tuttavia il suo spirito combattivo la spinse ad accettare la sfida lanciatagli da Bobby, il quale, forse più per una questione di fama e per desiderio di notorietà che per una reale convinzione ideologica, sosteneva che le donne non fossero all’altezza degli uomini nemmeno sul campo da gioco e nemmeno se avvantaggiate per età. Per dimostrare la sua teoria Bobby, ormai cinquantacinquenne, coinvolse Billie in una sfida a tennis il cui vincitore avrebbe dimostrato al mondo intero il vero valore della donna.

Grazie ad un attento studio dei filmati dell’epoca, ad un sapiente trucco, a costumi curati fino al dettaglio e ad una tecnica di ripresa ben costruita, Emma Stone e Steve Carell sono riusciti a riportare sul grande schermo due personaggi la cui somiglianza con gli originali è quasi sorprendente.

“Steve ed Emma sono stati la nostra prima scelta – hanno raccontato i registi -, si sono allenati molto per interpretare i loro ruoli, ma siamo ricorsi anche alla consulenza di due tennisti professionisti per la ricostruzione delle scene. Persino il vero allenatore di Bobby ci ha seguito e ci ha offerto i suoi consigli su come riprendere le partite. Tutte le scene di gioco che si vedono nel film infatti sono vere, non c’è nulla di girato al computer. Al tempo stesso sapevamo che Emma e Steve non avrebbero mai potuto giocare a livelli così alti e per le partite di tennis abbiamo scelto due professionisti, Kaitlyn Christian e Vince Spadea, come loro doppi. Inoltre per noi era molto importante dare al film il giusto aspetto, la giusta sensazione, come fosse un film di quegli anni, e per farlo abbiamo impiegato obiettivi che risalgono agli anni ’70 e usato una pellicola da 35 millimetri per la ricchezza dei colori e anche per la durata, solo 11 minuti, che ti costringe ad essere molto più concentrato”.

Per alcuni è un pregio per altri invece un difetto, ma il fatto che il tennis vero, veramente giocato, compaia solo verso la fine del film è stata una scelta consapevole dei registi.

“Ciò che ci ha attratto della storia di Billy era anche la sua vicenda personale, il suo matrimonio e la sua relazione, oltre al fatto che nonostante tutto continuava a combattere e rimaneva concentrata sul suo obiettivo, sulla necessità di un cambiamento. È stato interessante intrecciare i vari aspetti senza che nessuno prendesse il sopravvento. Era questa la grande sfida del film: bilanciare i due aspetti della storia, da un lato la sfida sportiva, dall’altro le relazioni personali. Billy si sentiva oppressa dal pensiero della società rispetto al suo modo di essere. Noi volevamo che questo fosse più che un film solo sul tennis. Volevamo raccontare quanto fosse duro nel ’73 manifestare il proprio orientamento sessuale verso persone dello stesso sesso. Anche se oggi molte cose sono migliorate, pensiamo che rimanga ancora molta strada da fare nell’ambito della discriminazione”.

Il film è stato annunciato nel 2015 e, dopo un passaggio al Telluride Film Festival, al Toronto Film Festival e al London Film Festival, ha riscosso un notevole favore di pubblico e critica all’uscita statunitense. Alla luce delle recenti polemiche in relazione al caso del produttore cinematografico Harvey Weinstein e alle molestie sessuali che questi ha operato nei confronti di molte celebrità femminili, un film come La battaglia dei sessi pare ancora necessario oltre che godibile.

Vania Amitrano - Laureata in Lettere, amante dell’arte, dello spettacolo e delle scienze umane, autrice di testi di critica televisiva e cinematografica. Ha insegnato nella scuola pubblica e privata.

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