L’amore e la famiglia secondo Valeria Bruni Tedeschi

poster-un-castello-in-italia

Dal 31 ottobre al cinema “Un castello in Italia”

Accolto con entusiasmo all’ultimo Festival di Cannes, arriva nelle sale italiane il nuovo film diretto e interpretato da Valeria Bruni Tedeschi, con Filippo Timi, Louis Garrel, Marisa Borini, Pippo Delbono, Silvio Orlando, Xavier Beauvois.

Louise ha superato i 40 anni ed è in cerca del vero amore e di un figlio. Quando incontra Nathan si riscopre desiderata e amata ma lui, ben più giovane di lei, è restio ad impegni a lungo termine e rifugge l’idea di diventare padre.

Ludovic è il fratello di Louise: tra di loro c’è un rapporto quasi morboso e incestuoso ma colmo di affetto e disperazione al tempo stesso. Ludovic infatti è malato di Aids e si sta spegnendo a poco a poco.

La madre dei due è interpretata da Marisa Borini – madre nella realtà di Valeria e di sua sorella Carla – ed è una donna di altri tempi, attaccata alla sua antica dimora e ai tesori di immenso valore che contiene. Ma i debiti si fanno sempre più pressanti e vendere il castello, mettendo all’asta le opere d’arte, sembra l’unica via di uscita.

Un castello in Italia parla di famiglia e di amore. Lo fa con delicatezza, disegnando accuratamente ognuno dei protagonisti, evidenziandone le peculiarità.

valeria-bruni-tedeschi-louis-garrelE’ un film difficile da classificare e forse per questo più arduo da capire e apprezzare: è dramma e commedia insieme, fa sorridere e commuovere al tempo stesso.

Girato in Piemonte, in una splendida dimora d’epoca, circondata da un parco immenso, il film scorre lentamente, scandito dalle stagioni, mettendo in scena l’evolversi delle relazioni di Louise con Nathan e di Ludovic con Jeanne. Tormentate ed appassionate entrambe.

Si parla di malattia ma lo si fa senza cadere nella trappola della facile commozione; si parla di desiderio di maternità ed anche qui, il tatto della regista e attrice è fondamentale perché la condizione di Louise non sia vittima di drammatizzazione. Si parla di quel declino economico che ha colpito numerose famiglie italiane, costrette a rinunciare ai beni di famiglia, ma il tutto avviene con un tocco di disincantata ironia.

Una scena commuove più di altre ed è quella in cui l’ippocastano malato viene abbattuto: l’enorme arbusto, rigoglioso e verdeggiante, si accascia, morente, sul prato, quasi a simboleggiare la morte di Ludovic e la decadenza di una famiglia. Una sequenza davvero suggestiva che racchiude in sé l’essenza del film e rappresenta la caducità della vita.

Un film intenso e interessante, senza dubbio,anche per l’insito tocco autobiografico. Un’opera che vanta ottime performance ma che, forse, manca di quella marcia in più e rimane, nonostante le buone intenzioni, imprigionata in un’aura borghese, austera e un po’ snob.

 

Daria Castelfranchi
d.castelfranchi@araldodellospettacolo.it

L'Araldo dello Spettacolo sbarca online con interviste e materiale in esclusiva su Cinema, Arte, Danza, Musica, Teatro e Libri!

2 Comments

  1. Pingback: Il trailer de "Il Capitale Umano" di Paolo Virzì

  2. Pingback: The Jackie O’s Farm per la colonna sonora de Il capitale umano

Leave a Reply

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>