Kevin Costner, 61 anni e non sentirli

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Azione, risate ed emozioni in Criminal con Kevin Costner, dal 13 Aprile al cinema

Kevin Costner non si ferma mai: dimostra almeno dieci anni in meno di quelli che ha e la parte del duro ancora gli si addice. Non ha bisogno di pomparsi di steroidi o prendere peso, lui funziona così, al naturale. Il suo personaggio, un killer che non prova alcun tipo di sentimenti, è adorabile: stende a suon di pugni chi osa contraddirlo o infastidirlo, promette di rompere il c*** al cattivo di turno e con i bei ricordi di Ryan Gosling trapiantati nel suo cervello, scopre cosa sono il bene e il male, cosa è giusto e cosa è sbagliato.

La storia narrata dal promettente – nonché molto cool, parola di chi lo ha incontrato in conferenza stampa – regista israeliano Ariel Vromen è assai avveniristica: un agente della CIA in contatto con uno psicopatico che conosce i codici per lanciare missili dove e quando vuole, viene ucciso. Solo lui sa dove trovare il fantomatico Olandese e come interrompere il suo folle piano architettato con un anarchico spagnolo: il suo cuore si è fermato ma le macchine continuano a trasmettere impulsi al suo cervello.

Un dottore – Tommy Lee Jones – ha avviato da anni una ricerca per trasferire la memoria di un essere vivente morto nel cervello di una persona viva e in un penitenziario della Virginia è rinchiuso un pericoloso killer che, in seguito ad un incidente, non ha sviluppato il lobo frontale, quello adibito alle emozioni. E’ dunque il soggetto ideale per il “trasferimento dati”.

Costner-CriminalL’operazione non sembra riuscita ma ben presto il malcapitato delinquente inizia a percepire ricordi ed emozioni del defunto e la posta in gioco si fa sempre più alta.

Tra rocambolesche fughe, inseguimenti al cardiopalma, scazzottate coi fiocchi e una serie di battute da applauso del fascinoso Kevin, il film diverte e intrattiene per due ore, come solo certi action movie – in questo caso anche un po’ sci-fi – sanno fare. Condendo l’azione con l’emozione, tanto che alla fine, complice la piccola protagonista, non è detto che non ci scappi anche la lacrimuccia.

Qualche piccola falla nella sceneggiatura c’è, ammettiamolo – due agenti uccisi e immediatamente accantonati quando fino a pochi istanti prima, erano tra i protagonisti del film – ma l’impianto visivo è talmente convincente e il cast così brillante, che è impossibile non consigliare questo film agli amanti del genere.

L’attore americano, come già in Three days to kill, continua a scherzare con la sua età e a prendersi bonariamente in giro: se lì era il rapporto con la figlia adolescente, qui è la sua coscienza che inizia a prendere forma dopo una vita priva di emozioni, positive o negative che fossero. Quello di Jerico Stewart è quasi un percorso di crescita che seguiamo con autentico coinvolgimento: Kevin Costner, più grintoso che mai, suscita una serie di sane risate grazie ai dialoghi abilmente scritti e ad una serie di considerazioni e situazioni esilaranti in cui viene a trovarsi. E lotta fino alla fine con una carica inarrestabile, da fare invidia a tanti giovani colleghi.

Su tutto aleggia un bellissimo scambio tra il protagonista e Tommy Lee Jones, dottore che non smette mai di avere a cuore Jerico, neanche sapendo che è stato un feroce assassino. “La personalità di Bill sta influenzando la tua: stai diventando migliore, si chiamano emozioni”, “Non mi servono”, “Senza emozioni la vita non ha senso”. Vero che più vero non si potrebbe. Lo stesso attore ne ha parlato in conferenza sottolineando che “chi non ama non può provare il dolore di perdere una persona”.

Non il solito action thriller dunque ma un film che mescola abilmente azione, fantascienza ed emozione. Con un trio di attori del calibro di Costner, Gary Oldman e Tommy Lee Jones. Entertainment allo stato puro: il risultato tecnicamente perfetto di un regista che ha saputo rendere in maniera accattivante una sceneggiatura già di suo intrigante sebbene simili predecessori non siano mancati. Andate a vederlo, non ve ne pentirete.

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