My italian secret-Gli eroi dimenticati

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Jacoby racconta gli eroi italiani della Seconda Guerra Mondiale

Ci sono combattenti che muoiono lottando, persone che si sacrificano platealmente per una giusta causa. E poi ci sono uomini, donne e bambini che mettono a repentaglio la propria vita per aiutare altri esseri umani in difficoltà.

Rimasti nell’ombra per tanto tempo ed ora omaggiati dallo splendido docu-film di Oren Jacoby, My italian secret – The forgotten heroes; sono gli italiani che nel corso dei rastrellamenti avvenuti in tutta Italia durante il Fascismo, nascosero nelle proprie case intere famiglie di ebrei.

A raccontare le proprie esperienze, i sopravvissuti Gaia Servadio, Charlotte Hauptman, Ursula Korn Selig, Wanda Lattes, Riccardo Pacifici. E coloro che li aiutarono, direttamente o indirettamente: Andrea Bartali, Pietro Borromeo, Suor Benedetta.

Di film sul Nazismo ne sono stati realizzati tanti ma la testimonianza diretta, si sa, ha una marcia in più. Commovente, toccante, doloroso, vero. My italian secret è bellissimo e mette in risalto un pezzo di storia italiana che, in un momento in cui in cui gli italiani sembrano essersi disamorati della propria patria, non può non rendere orgogliosi quanti ci vivono.

Alla presentazione ufficiale – avvenuta durante il Festival Internazionale del Film di Roma proprio il 16 Ottobre, giorno in cui, nel 1943, Roma fu occupata dai nazisti – erano presenti i protagonisti ed il regista. Gli applausi sono durati a lungo, gli occhi lucidi erano tanti e la gente si è alzata in piedi per acclamare una storia di fratellanza, di umanità e di coraggio. Una storia che ha riportato alla memoria gli anni bui del Nazismo e del Fascismo, delle leggi razziali, della brutalità nei confronti di esseri umani come noi.

Impossibile non rabbrividire e non commuoversi nell’ascoltare le parole dei sopravvissuti. Impossibile non ammirare le splendide vedute aeree di Roma e Firenze e i dolci paesaggi dell’Umbria, delle Marche, della Toscana e della Calabria, regioni che tra la fine degli anni ’30 e la metà degli anni ’40, ospitarono centinaia di ebrei.

gino-bartaliSullo sfondo, la figura di Gino Bartali, ciclista di fama internazionale, più volte vincitore del Tour de France che, forse non tutti sanno, fu un vero e proprio corriere di documenti falsi per gli ebrei che cercavano di rifarsi una vita e di scampare ai rastrellamenti. Sempre contrario al Fascismo e all’epiteto di Campione Ariano, attribuitogli da Mussolini, Gino Bartali si dimostrò un uomo coraggioso e intraprendente, un padre di cui il figlio Andrea parla con amore e ammirazione.

L’incontro dei sopravvissuti con le persone che li ospitarono sono struggenti e testimoniano la grandezza della solidarietà umana, della fratellanza. Concetti che nel corso degli ultimi anni sembrano essere stati dimenticati, in virtù di un’arroganza ed una prepotenza sempre più preponderanti.

Consigliato perché è un film bellissimo. Di quelli che ti tengono incollato alla poltrona, che ti fanno rimanere seduto per un po’ con gli occhi lucidi, a riflettere sull’orrore vissuto da migliaia di persone e sulla bontà d’animo di alcuni compatrioti pronti a rischiare la propria vita per degli sconosciuti.




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