“Io, Daniel Blake”: la pellicola graffiante di Loach

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Io, Daniel Blake, è il film già vincitore della Palma d’Oro a Cannes 2016, che dal 21 ottobre sarà nelle sale italiane

Dopo la meritatissima vittoria della Palma d’Oro a Cannes 2016, arriva in Italia il film di Ken Loach Io, Daniel Blake. Siamo andati alla prima dedicata alla stampa, nel cinema Fiamma, a Roma. E’ un film graffiante che rappresenta con coraggio e determinazione l’umanità che Loach ama ritrarre, quella delle persone normali, svantaggiate e oppresse. La camera indugia su piccoli gesti, sguardi, dettagli che esprimono un mondo intero: pennellate di un quadro che può essere definito un capolavoro. Vi consigliamo di andare assolutamente a vederlo: a nostro avviso, è uno dei film migliori degli ultimi anni.

Loach, sempre coerente nella sua poetica essenziale, vicina alla cronaca, capace di alternare momenti di forte impatto emotivo a pause di robusto umorismo, ci mette sotto gli occhi immagini scavate nelle periferie inglesi di Newcastle, dove disagio ed emarginazione imperano ma non distruggono la dignità di Daniel Blake. Il racconto parte da un dato di cronaca che ha fatto ribollire il sangue del regista, tanto da spingerlo a ritornare dietro la macchina da presa per denunciare la realtà: negli ultimi anni, in Inghilterra 2.380 persone sono morte poche settimane dopo che erano state dichiarate abili al lavoro e quindi non idonee a ricevere l’indennità di malattia. Loach racconta cosi una toccante amicizia tra oppressi: l’anziano che tenta di districarsi tra le maglie della burocrazia e della digitalizzazione e la ragazza madre con due figli a carico, disposta a tutto pur di dar loro una tranquillità domestica. Quando incontrarono Loach, la protagonista, Hayley Squires, era una giovane attrice disoccupata cresciuta in un ambiente operaio, mentre Dave Johns faceva il comico nei cabaret di Newcastle.

E’ un film che inchioda, che non lascia spazio di movimento o di parola: nel silenzio assoluto del “Fiamma”, le emozioni si sono fatte visibili anche sui volti dei critici cinematografici più severi. Dice il protagonista: “quando vi dicono che siamo solo molle in un ingranaggio, numeri in un elenco, vittime designate di un sistema che passa per tali e tanti ciechi e snervanti passaggi da perdere qualsiasi umanità, non credeteci. Siamo persone e le persone si aiutano a vicenda”. Sembra quasi che ogni scena sia un intimo omaggio ai genitori operai, e, con essi, a tutti coloro i quali vivono nel sacrificio. Ad ottanta anni compiuti, Loach sa ancora stupire per la delicatezza e la potenza con le quali racconta vite che si dipanano lungo un garbato e poetico script fino ad arrivare, come una spada, dritto al cuore di chi, nel silenzio della sala, seduto in poltrona, si trova costretto a riscoprire in se stesso il risveglio dell’indignazione. 

La storia: Daniel Blake, un falegname di New Castle di 59 anni, è costretto a chiedere un sussidio statale in seguito a una grave crisi cardiaca. Il suo medico gli ha proibito di lavorare, ma a causa di incredibili incongruenze burocratiche si trova nell’assurda condizione di dover comunque cercare lavoro – pena una severa sanzione – mentre aspetta che venga approvata la sua richiesta di indennità per malattia. Durante una delle sue visite regolari al centro per l’impiego, Daniel incontra Katie, giovane madre single di due figli piccoli che non riesce a trovare lavoro. Entrambi stretti nella morsa delle aberrazioni amministrative della Gran Bretagna di oggi, Daniel e Katie stringono un legame di amicizia speciale, cercando come possono di aiutarsi e darsi coraggio mentre tutto sembra beffardamente complicato.

Il film sarà nella sale italiane dal 21 ottobre. Il nostro consiglio questa volta risuona in sintonia con i commenti dei giornali internazionali: «Sorprendentemente potente», (Hollywood Reporter); «Uno dei film più belli di Loach» (Variety), «Intensamente toccante» (The Indipendent), «Duro, fiero e brutalmente commovente»(The Guardian).

Anna Maria De Luca

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