INTERSTELLAR: il ritorno di Nolan

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Il regista di Inception, Memento e della trilogia di Batman torna con uno spettacolare film di fantascienza

Dopo due anni di attesa senza aver notizie, Interstellar di Nolan, il geniale regista di Batman e Inception, arriva nelle nostre sale e rivoluziona il cinema fantascientifico, solo come 2001 Odissea nella spazio e il recente Gravity di Cuaron hanno saputo fare.

Parafrasando una definizione del russo Ejzenstejn, riguardo alla figura del regista americano Griffith, che aveva creato, a suo dire, il cinema moderno, stabilendo i canoni di montaggio e regia, dicendo che era come Dio, lui sapeva tutto, anche di Nolan, seppur con le giuste proporzioni, si può dire questo. Sosteniamo questa tesi perché, a differenza di un altro genio del cinema, Kubrick, che con 2001 ha realizzato un capostipite del genere, ancora oggi ineguagliato, Nolan, con questa opera futuristica, pone con basi scientifiche la rampa di lancio per nuovi viaggi intergalattici e interstellari alla ricerca di nuovi mondi, più veloce della luce, navigando come un dio, appunto, tra teorie quantistiche, drammi famigliari e distopie future per la Terra.

Nolan è un dio, con la d minuscola però, perché se Kubrick aveva lanciato molte domande con il famoso Monolito nero spaziale e con la sequenza finale di regressione embrionale, senza dare risposte, ma anzi lasciando aperti infiniti canali per tutti gli spettatori, Nolan dà una risposta a tutto, o almeno tenta.

Ma arriviamo ora alla trama.

INTERSTELLAR (1)In un imprecisato futuro, la Terra è spazzata da immense tempeste di sabbia che impediscono di coltivare e che stanno desertificando ogni appezzamento di terreno fertile. In più, le piantagioni di granoturco e grano sono morte per un’epidemia, e solo il mais sembra sopravvivere, ma secondo gli studi, anche quello fallirà e morirà. L’umanità è destinata all’estinzione, ma forse un pilota di astronavi, ora in pensione, Matt McConaughey, con due figli, viene attirato misteriosamente in una base segreta della neonata Nasa per pilotare un razzo in mondi paralleli alla ricerca di un pianeta nuovo da colonizzare, adatto ad ospitare la vita. Infatti, attraverso dei canali spazio-temporali, scoperti mezzo secolo prima, si può viaggiare tra galassie in tempi relativamente brevi, i cosiddetti wormhole, fori sferici tridimensionali nel buio cosmico.

Combattuto dal lasciare i figli, orfani di madre o di salvare l’umanità, o almeno provarci, il capitano decide di partire, non sapendo quando e se tornerà.

Assieme ad altri scienziati, inizia il viaggio interstellare, arrivando a visitare i tre pianeti prescelti, incontrando ostacoli mai preventivati da nessuno, vincendo forze gravitazionali da parte di immensi buchi neri, sperimentando lassi temporali indicibili, interagendo con robot intelligenti e sarcastici, perdendo e salvando le vite dei suoi compagni di viaggio, sacrificandosi all’ultimo, per poi scoprire la quinta dimensione, dove il tempo è materializzabile e influenzabile con i ricordi e i sentimenti, fino all’epilogo.

Tre ore di puro intrattenimento condensato in sequenze avveniristiche, al limite dell’umano che nessun uomo ha mai sognato di creare o pensare. Mondi che solo una spiccata fantasia o solo una sfrenata scienza avevano potuto teorizzare.

E arriviamo al punto. Nolan parte proprio da teorie fisiche di eminenti scienziati per creare questo multiverso cosmico, quasi come aveva fatto Kubrick avvalendosi della penna di A. C. Clarke dal racconto La sentinella. Qui Nolan non ha paura di osare, ma anzi scavalca il limite dato dal nostro intelletto e si catapulta in mondi glaciali, anelli cosmici, orizzonti degli eventi dei famosi buchi neri, fino ad entrarci. La famosa Legge di conservazione della Materia di Lavoisier spiega che nulla si crea e nulla si distrugge, ma si trasforma. Se questo principio vale sempre, ovunque nell’universo, forse anche nel buco nero la materia arriva da un’altra parte e così Nolan ci si butta dentro e illumina uno spazio multidimensionale dove tempo e spazio sono una cosa totalmente diversa da quella che abbiamo sempre immaginato.

Ma la trama ha poca importanza ai fini della logica stretta della materia  trattata. È pur sempre un film che deve osare dove la razionalità scientifica si fermerebbe per ovvi motivi.

I pregi, però, di questa opera sono anche i suoi difetti, o almeno uno, più evidente degli altri.

Abbiamo detto che Nolan sa tutto, quasi come un dio, ma questa gnosi lo limita o limita le possibili risposte che noi spettatori possiamo inventare, per le domande cosmiche che da sempre ci poniamo. Se Kubrick accennava, Nolan spiega, catechizza. Se Nolan è quasi onnipotente nel suo ardito gioco ad incastri, Kubrick era più umano e umile nel non sapere o nel non voler osare.

È inevitabile il paragone tra i due e credo che per Nolan sia la soddisfazione maggiore.

Entrambi, c’è da dire, affrontano il problema dei viaggi cosmici, dei suoi  misteri e delle sue ipotetiche risposte anche dal punto di vista metafisico e filosofico e non solo scientifico. Nolan ha cercato di essere il più dettagliato possibile, mentre Kubrick, sostenuto da Clarke, non è mai stato purista, meticoloso sì, ma non ortodosso. Quello che mostrava era solo un lato del prisma cosmico, mentre Nolan dice che ogni cosa ha una spiegazione e la risposta è lì, basta solo cercarla, anche se fosse di entrare in un buco nero, come fa appunto.

Azzardando, Nolan è quasi un filosofo della cinematografia moderna, perché riesce a creare interrogativi universali attraverso sequenze filmate, indagando come farebbe un filosofo della scienza, con i mezzi del nostro intelletto, ma senza apparenti limiti.

Se abbiamo voluto inserire qualche dubbio nel film è stato perché nessuna opera si salva da critiche, neppure quella di Kubrick lo era, per quanto sia blasfemo dirlo, e comunque Nolan ci ha aperto orizzonti che difficilmente molti dei suoi spettatori avrebbero varcato.

Interstellar-2014È un film geniale, magistrale, la musica incalza con la velocità della luce e la regia è padrona della scena senza offuscare gli attori e, soprattutto, McConaughey sempre più immerso nei ruoli in cui è richiesto, come se tutti i film precedenti non esistessero e l’Oscar vinto sia stato solo un nuovo trampolino verso un futuro stellato, appunto. È un succo concentrato e molto saporito di tutta la fantascienza dai primordi fino ad oggi.

Nolan si è premurato di spiegare che se non tutto è comprensibile non succede niente, il film si segue lo stesso. Forse aiuterebbe qualche nozione di fisica, per certi dialoghi, ma lo scorrimento narrativo non richiede studi specialistici.

Un pregio assolutamente da osservare è la predilezione del regista per la pellicola e non il digitale o, ancora peggio, del 3D, e soprattutto l’uso di astronavi vere o in scala per la scene di volo. Un modo per rendere omaggio al cinema di qualità che rimpiangiamo molte volte, quando l’artigianato cinematografico aveva raggiunto dei picchi ancora oggi difficili da eguagliare, nonostante la tecnologia avanzata. Chapeau a Nolan.

Se il mondo dovrà essere salvato, chiederemo a Nolan di indicarci la via e, forse, lo farà anche la Nasa…

Consigli di film simili. #Gravity, #Moon, #Alien, #2001, #Star Trek.

 INTERSTELLAR

regia: Christopher Nolan

con Matthew McConaughey, Jessica Chastain, Anne Hathaway, Wes Bentley, Casey Affleck, Michael Caine, Topher Grace, Mackenzie Foy, John Lithgow, Ellen Burstyn.

genere: fantascienza

durata: 169 minuti.

produzione USA 2014.

 

Ramsis D. Bentivoglio

L'Araldo dello Spettacolo sbarca online con interviste e materiale in esclusiva su Cinema, Arte, Danza, Musica, Teatro e Libri!

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