Il sequel di Fausto Brizzi, dopo la bufera

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Poveri ma ricchissimi, tra citazioni cinematografiche e attualità

Li avevamo conosciuti un anno fa in Poveri ma ricchi. Sono i Tucci, tipici esemplari di italiano medio i quali, dopo una vincita milionaria, spiccano il volo verso l’olimpo dei ricchi senza tuttavia sapersi rapportare con il lusso se non quello pacchiano.

Con Christian De Sica ed Enrico Brignano le risate sono assicurate ma il merito del maggior numero di sfoghi ilari vada a Lucia Ocone, protagonista assoluta dell’ultimo film di Fausto Brizzi, sempre alle prese con ruoli vivaci e accattivanti ma qui al suo apice comico e attoriale.

Tra citazioni cinematografiche più e meno recenti – il titolo rimanda a Poveri ma belli e Ricchi, ricchissimi, praticamente in mutande mentre un’intera sezione del film sbeffeggia il ben noto 50 sfumature di grigio – il film racconta ascesa e caduta di una famiglia esuberante che, perdendo e riconquistando di continuo i milioni vinti alla lotteria, si ritrova al centro della politica italiana, con tanto di secessione e nuove leggi ad personam.

I Tucci infatti, non volendo pagare le tasse e volendo al contrario far crescere la loro fortuna, decidono, grazie a un cavillo storico, di rendere il loro piccolo borgo, Torresecca, un paradiso fiscale. Paradiso di cui De Sica diventa principe con tanto di “fister lady” e nel quale vengono accolte nuove leggi tra cui quella secondo cui i medici hanno l’obbligo di scrivere le ricette in stampatello, quella per tornare alla cara, vecchia Lira – desiderio inespresso di moltissimi connazionali – o, infine, quella che vieta il kamut.

Non hanno tutti i torti, a dirla tutta.

Poveri-ma-ricchissimi-fotoMa governare, seppure un piccolo borghetto, non è cosa facile, soprattutto quando il becero Presidente del Consiglio – interpretato da Dario Cassini – ricorre ad altrettanto incivili trucchetti per riannettere Torresecca all’Italia ed affossare un rivale tanto caciarone quanto genuino, e per questo così apprezzato in patria.

Trama un po’ ingarbugliata ed inverosimile e dialoghi inizialmente insulsi ma le trovate comiche sono numerose e i gustosi spunti forniti dall’attualità ancor di più. De Sica con la capigliatura á la Trump e Lucia Ocone che si atteggia a Melania italica sono tutti da ridere mentre Anna Mazzamauro, con il suo intercalare a dir poco colorito, alla lunga stanca.

Sebbene inizialmente stenti a partire, rasentando addirittura la mediocrità, il film pian piano prende il via, delineando uno di seguito all’altro i vari personaggi, tutti alle prese con ciò che meglio definisce gli attori che li interpretano, vedi il passare comicamente da un accento all’altro di Brignano, la mimica facciale di De Sica o la spassosa esuberanza di Lucia Ocone.

Peccato per le parolacce, davvero troppe, dopo un arco di anni in cui ci si era orientati verso un linguaggio più pacato.

Come cinepanettone funziona, sebbene non ci siano cenni al Natale imminente.

Fabio&Fabio, che avevano fatto grandi cose con Mine e con il suo protagonista (Armie Hammer n.d.r.), scrivono questa volta una sceneggiatura tutta romana e tutta italiana, sottolineando vizi e debolezze di un paese tanto amato quanto maltrattato.

Su tutto, una grande verità, scomoda a dirsi ma fondata e attuale come non mai. “Ricchi è meglio”. Del resto, come dice Lucia Ocone: “Io la depressione me la curo meglio da Dolce e Gabbana che da Leroy Merlin”. Non fa una piega.

 

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