Il sacrificio di Grace Kelly

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Le polemiche intorno a Grace di Monaco

Grace di Monaco, di Olivier Dahan, ha aperto il Festival di Cannes tra indifferenza e fischi: non contento delle critiche ricevute nei mesi passati proprio dalla famiglia Grimaldi, il film non ha convinto neanche la critica.

Le distanze prese da Carolina, Stefanie e Alberto di Monaco sono tutto sommato intuibili e condivisibili perché quella che il regista ha delineato, è una donna che ha sacrificato alcuni aspetti del suo carattere e soprattutto la carriera di attrice cui teneva così tanto e che l’aveva portata a vincere un Oscar.

kidman-grace-di-monacoLa Grace Kelly di Dahan vorrebbe dire quello che pensa ma in Europa funziona diversamente: vorrebbe farsi amare dal suo nuovo popolo ma il fatto che una principessa torni a recitare ad Hollywood è decisamente sconveniente e scatena antipatie. Vorrebbe la parte di Marnie con tutta l’anima e una volta rinunciato alla sua carriera, si consola facendo filmini ai figli che nuotano e giocano.

Va da sé che tale ritratto, unito a quello di un Ranieri distante e dispotico, ha suscitato l’indignazione della famiglia Grimaldi.

Ma il pubblico, specialmente quello femminile, non disprezzerà il film. E sapete perché? Perché racconta una favola: che come tutte ha degli ostacoli da superare e delle rinunce da mettere in conto ma che, come tutte, fa sognare.

All’atto pratico, Grace Kelly è stata un’attrice famosa in tutto il mondo, il suo nome è stato dato ad una delle borse più chic di sempre, la sua eleganza è ancora oggi esempio per molte donne e, dulcis in fundo, è diventata principessa, sposandosi con un abito sontuoso al quale pare si sia ispirata la stessa Kate Middleton – altra favola moderna – e divenendo un’icona a tutti gli effetti.

Questo è ciò che comunemente pensiamo e ricordiamo di Grace Kelly: il regista però si è concentrato su quel particolare periodo della sua vita, in cui si trovò a scegliere tra passato e futuro e durante il quale la crisi del Principato con la Francia investì anche la sua famiglia.

E fu proprio lei, l’ultima persona immaginabile, ad evitare il crollo del Principato di Monaco, organizzando l’annuale ballo della Croce Rossa e lanciandosi in un discorso appassionato e commovente che la fece apparire umana anche agli occhi del Presidente francese Charles de Gaulle.

Forse, infatti, non tutti sanno che all’inizio degli anni ’60, quest’ultimo minacciò l’invasione del Principato, se non avesse iniziato ad imporre le tasse. Quello che ora è noto come un paradiso fiscale, all’epoca nuotava in cattive acque ed era pronto a soccombere.

Allo stesso modo, chi è troppo giovane per aver conosciuto e seguito le vicende di Grace Kelly, scoprirà che tra gli ospiti più assidui del Principato vi erano Aristotele Onassis e Maria Callas (Paz Vega) e che la protagonista aveva un rapporto controverso con i propri genitori.

Quanto agli interpreti, inappuntabile Nicole Kidman che infonde passione al suo personaggio e, splendidamente vestita e adornata di meravigliosi gioielli, vanta una notevole somiglianza con la vera Grace. Buona anche l’interpretazione di Tim Roth sebbene il suo Ranieri faccia meno presa sullo spettatore.

Sostanzialmente, il nuovo film del regista di La vie en rose, è una sorta di biopic romanzato e omaggia al tempo stesso l’intramontabile figura di Grace Kelly e il regista che fece di lei la sua musa, Alfred Hitchcock. Lo stile di regia, che fa spesso ricorso ad immagini sfocate e sgranate, è infatti una chiara allusione alle pellicole degli anni ’50 e ’60.

Ogni volta che si tocca una figura del passato, le controversie non mancano: in questo caso sono condivisibili ma, scindendo la realtà dalla narrazione filmica, non vi è alcun dubbio: il pubblico femminile apprezzerà Grace di Monaco, apprezzerà la fragilità e la caparbietà della principessa e, seppure con qualche riserva, guarderà con ammirazione e piacere a quella che è stata una delle favole più suggestive del secolo scorso.

 

 

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