Il ritorno del trio in agrodolce

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Odio l’estate è forse il più bel film di Aldo, Giovanni e Giacomo

Dopo quindici anni dall’ultimo film (e ventinove di carriera), dal prossimo 30 gennaio, Aldo, Giovanni e Giacomo tornano al cinema con “Odio l’estate”: una commedia che commuove. Sarà anche fuori stagione, ma tanto in un mondo dove le mezze stagioni non esistono neanche più e in una società dove le cose importanti prendono il posto del futile in senso lato – e viceversa – poco importa.

Non si tratta del “solito film”, come potrebbe urlare qualcuno: non è altro che un’amabile conferma. Anzi, l’ultimo lavoro corale non solo gioca col nostalgico (con l’iconica scena della partita di calcio improvvisata, ma neanche troppo, e i viaggi “on the road” con (come sempre) Giacomo che guida, Aldo al lato del passeggero e Giovanni immancabilmente alle loro spalle), ma si permette di giocare anche con qualche luogo comune, e diciamolo: lo fa con una maestria imbarazzante. “Odio l’estate” si può riassumere come uno spaccato della società di oggi e si sa, quando si parla di questo, non ci sono mezze misure: può piacere o non piacere. Ci sono tre famiglie, “sconosciute a loro stesse”, che si ritrovano a condividere non solo la stessa spiaggia e gli stessi spazi, ma persino la stessa casa.

Le tre famiglie sono completamente diverse e sono il filo conduttore, assieme ad un pizzico di malinconia e a tutta la poetica che fa da collante: sì, perché è agrodolce proprio per questo. Si passa da una battuta da repertorio o bella fresca fresca (sarà anche l’estate che ne chiede il bisogno) a un’altra canzone di Brunori Sas, e un’altra ancora, e un’altra ancora. Tutto talmente bello e armonico che commuove e fa ridere tra le lacrime, della serie “mai prendersi troppo sul serio”. Il regista Massimo Venier? Semplicemente un perfetto direttore d’orchestra.

Non mancano i momenti di formazione che lasciano modo al film di essere destinato alle famiglie, in primis, ma anche a chi ha voglia di specchiarsi e riflettere quel tanto che basta per capire che le cose importanti non sono futili. Perché quest’ultimo accenno sembra scontato, ma non lo è affatto.

A mani basse vincono le mogli (Carmen, Paola e Barbara), la scelta del cameo di Massimo Ranieri e quello di Michele Placido, e infine “Che cos’è l’amor” di Capossela, scelta per una delle scene iconiche. D’altronde l’amore è il filo conduttore principale, anche tra i figli (chapeau) che capiscono che i genitori non li si può cambiare. D’altronde anche l’amicizia è una forma d’amore. Forse il più bel film di Aldo Giovanni e Giacomo.

Giuseppe Boccardi

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