Il processo Eichmann arriva sul grande schermo

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Dal 25 al 27 gennaio il film di Paul Andrew Williams sulla messa in onda del processo al criminale nazista nel 1961

Esce nelle sale per il Giorno della Memoria il film di Paul Andrew Williams che racconta l’olocausto in modo del tutto originale: attraverso la messa in onda del processo al criminale nazista Adolf Eichmann, a Gerusalemme, nel 1961. Interpretato da Martin Freeman e Anthony LaPaglia, The Eichamnn Show è una sorta di metafilm. Racconta il documentario realizzato dal produttore televisivo Milton Fruchtman che scelse di assumere il regista Leo Hurwitz, finito nella lista nera di McCarthy, per riprendere il processo al criminale nazista Adolf Eichmann.

Un documentario che ha cambiato la percezione del mondo su quanto accaduto nei lager nazisti perché fu proprio grazie a quelle immagini che le facce e le parole degli 111 uomini testimoni sopravvissuti ai lager poterono entrare nelle case di 37 Paesi (venivano trasmesse il giorno dopo). Grazie al coraggio del produttore interpretato da Martin Freeman e del regista (interpretato da Anthony LaPaglia) che, nonostante le minacce di morte per sé e per i propri cari, decisero comunque di andare avanti, investiti della pesante responsabilità di testimoniare quanto era destinato a restare chiuso nelle aule del tribunale.

The Eichmann Show è interessante, girato e interpretato bene. E rappresenta anche una riflessione sul ruolo della testimonianza. Regista e produttore si nutrono del coraggio dei testimoni per testimoniare loro stessi, con il proprio lavoro quotidiano, diventando una estensione dei sopravvissuti. E’ l’essenza pura del giornalismo, raccontare in modo trasparente, con le telecamere discrete ma puntate su tutto, che si sposa con le esigenze dello show e dell’audience. Storicamente il processo Eichmann ebbe un impatto enorme, ma fu anche un incredibile evento televisivo. Telecamere invisibili – ricostruirono le pareti dell’aula per non interferire con le macchine sul lavoro di giudici e testimoni – cosi come invisibile deve essere la penna di chi racconta le storie dei sopravvissuti. Raccontare con un film il documentario che cambiò il modo di percepire l’Olocausto è si, una riflessione sul ruolo dell’informazione: un meta discorso sul ruolo fondamentale che può assumere quando sa restare coraggiosamente fedele a se stessa.

“Ho pensato – dice il produttore Laurence Bowen – che avremmo dato la possibilità ad un pubblico nuovo – in gran parte all’oscuro di Eichmann e di tutta la vicenda- di conoscere quel mondo attraverso un film e di assistere al processo un po’ come aveva fatto il pubblico nel 1961 e di provare quelle emozioni incredibili e lo stesso orrore che il pubblico provò ascoltando quegli uomini e quelle donne che raccontavano cosa era accaduto loro durante la Seconda Guerra mondiale”.

Anche noi in Italia abbiamo avuto recentemente le aule di Rebibbia piene di testimoni della dittatura argentina e cilena, ma senza i colpevoli. Nel processo raccontato in questo film Eichmann invece c’è eccome: è alla sbarra e diventa la vera ossessione del regista, impegnato nel disperato tentativo di cercare un barlume di umanità e di emozione nel suo volto. Tanto da arrivare a lottare con il suo produttore: il regista cerca di stringere sempre i piani su Eichman, tanto da perdersi lo svenimento di un testimone, imperterrito nella sua personale ricerca sulla natura del male.  Il regista Paul Andrew Williams ha al suo attivo, oltre al thriller “London to Brighton”, un film tratto da una storia vera, per la BBC, Murdered by My Boyfriend, molto intenso, doveva aveva già rivelato la sua capacità di usare materiali tratti dalla realtà per raccontare un dramma di finzione.  Capacità confermata con questo film.

Dietro al film ci sono sei mesi di ricerche realizzate insieme allo sceneggiatore Simon Block per trovare la maggior parte dei componenti del team della produzione originale (molti dei quali sono oggi degli ottantenni) e lo stesso Milton Fruchtaman. “Siamo stati molto fortunati perché abbiamo potuto ascoltare quello che avevano da raccontare in prima persona, dando così alla nostra sceneggiatura la forma più realistica possibile”, spiega il produttore. Purtroppo Leo Hurwits non c’è più ma suo figlio Teo – che  all’epoca andava a trovare il padre durante le riprese del processo – ha dato un buon contributo di ricordi. Le riprese di prova sono state girate a Gerusalemme ma poiché il vero edificio usato per il processo è ora centro sociale e teatro, alla fine si è scelto di girare a Vilnius ed a Malta.

“Siamo riusciti a trovarne una copia praticamente identica, persino il colore dei posti a sedere e la forma del palco sono molto simili, così siamo riusciti a trasformarlo nella nostra aula di tribunale. Avevamo uno straordinario arredatore che ha riprodotto la stanza di regia e ricostruito tutti i monitor e le attrezzature tecniche”, spiega il produttore. E’ stata una fortuna che Martin Freeman avesse sei settimane libere in agenda e che sia rimasto colpito dalla storia, cosi come Anthony LaPaglia. Un film da vedere perché sa offrire una visione originale e di impatto sulla natura dell’uomo.

In occasione del Giorno della Memoria, il film sarà nelle sale italiane solo per tre giorni: dal 25 al 27 gennaio.

Anna Maria De Luca

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