Il momento di Matthew McConaughey

Dallas-Buyers-Club-Poster

Dallas Buyers Club, un film lungo vent’anni

E’ bello il film di Jean-Marc Vallée: è impegnativo, crudo, vero, doloroso. Ed ha un protagonista sublime – Matthew McConaughey – che incarna alla perfezione quello che è stato Ron Woodroof.

Un texano omofobo che scopre di avere l’AIDS: onta smisurata per il luogo e l’epoca poiché questa era comunemente definita la malattia dei gay. Un uomo che nonostante i voltafaccia e il suo male inguaribile, si rialza e combatte. Un cavaliere solitario che trova una cura alternativa, scopre che lo fa stare meglio e decide di contrabbandarla per aiutare i malati come lui. Uno spirito libero che sfida la FDA, le grandi case farmaceutiche, i medici. La sua è una storia di coraggio e sopravvivenza che coinvolge dal primo all’ultimo minuto.

garner-mcconaughey-letoL’idea di Dallas Buyers Club è nata venti anni or sono e solo ora ha visto la luce: il progetto, rischioso ed anticonvenzionale, ha spaventato i produttori che nel corso di tutti questi anni, si sono rifiutati di finanziarlo. Poi la sceneggiatura è finalmente arrivata sulla scrivania dell’attore texano, l’unico, secondo la produttrice Robbie Brenner, che potesse interpretare Ron, anche lui texano doc.

Ed è stato amore a prima vista, con il risultato che Matthew McConaughey ha dato il massimo per un copione in cui ha creduto fin dall’inizio e grazie al quale si è aggiudicato il Golden Globe: irriconoscibile, con folti baffi tipici dell’epoca e ventitré kg in meno, l’attore esprime con grande talento, drammaticità e autenticità la rabbia di un uomo che, da solo, prova a riprendersi la vita che, stando alla prima visita, dovrebbe interrompersi di lì a trenta giorni.

Jean Marc Vallée, dal canto suo, ha fatto ricorso ad uno stile asciutto, privo di inutili virtuosismi: la sua macchina da presa scivola silenziosamente tra i corridoi dell’ospedale, nel camper di Ron e nell’abitacolo della sua auto, dove di volta in volta si finge prete o medico per passare la frontiera con quantità ingenti di medicinali.

Il mezzo cinematografico si limita a farsi portavoce dei personaggi e delle rispettive storie, facendo leva su una sceneggiatura ed una scenografia accurate e stimolanti: l’epoca degli anni ’80, quando il virus dell’HIV raggiunse la massima espansione, è stata ricreata con dovizia di particolari. Dall’abbigliamento alle capigliature, fino alle stesse immagini sgranate, il regista ci fa perdere la cognizione del tempo e ci conduce nei meandri di un decennio che sembra ormai lontano anni luce.

Accanto a Matthew McConaughey, il transessuale Rayon, interpretato da un ottimo Jared Leto – vincitore del Golden Globe come Migliore Attore Non Protagonista in un film drammatico: saggio e al tempo stesso fragile, caparbio e affettuoso, Rayon diventa ben presto socio in affari di Ron e contribuisce ad aiutare coloro che, abbandonati e allontanati, stanno affrontando la malattia del momento con la terapia sbagliata: l’AZT, infatti, unico farmaco usato dai medici, distrugge sì le cellule malate, ma anche quelle sane, provocando un indebolimento massiccio dell’organismo.

Sullo sfondo della vicenda personale di Ron, anche lo spettro delle grandi case farmaceutiche, più interessate al profitto – si pensi che l’AZT è stato il medicinale più caro della storia con il costo di ben 10.000 dollari per una fornitura – che ai malati.

In conclusione, Dallas Buyers Club è un film “tosto”: per l’argomento trattato in primis, per la fatica che ha comportato il portarlo sul grande schermo e per la dedizione degli attori nel dar vita ai rispettivi personaggi.

E’ un film da non perdere insomma. Di quelli che segnano e insegnano.

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