‘Il diritto di opporsi’ alla sopraffazione e al razzismo

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Il film di Destin Daniel Cretton affronta un tema scomodo per la società americana: la pena di morte e la giustizia su base etnica

Con ‘Il diritto di opporsi’ (Just Mercy in originale) è finalmente arrivato, come diceva Marx, il respiro degli indifesi. Basato su una storia di vera ingiustizia, tratto dal romanzo dell’avvocato Bryan Stevenson “Just Mercy: A Story of Justice and Redemption”, ci viene proposta una profondissima panoramica di uno Stato che, ancora oggi, volta le spalle ad una realtà razzista e superficiale. Il regista Destin Daniel Cretton ha cercato di catturare ed imprimere nel pubblico una serie formidabile di quadri d’azione umana. Partendo innanzitutto dal rude e violento rapporto tra forze dell’ordine e afroamericani, attraversando l’oceano di differenza sociale che la storia ha provocato tra le etnie e concludendo con la spietata soluzione del sistema giudiziario americano ai crimini contro la vita: la pena di morte.

L’avvocato Bryan Stevenson (Michael B. Jordan), scosso nel profondo dalle ingiustizie in ambito legale verso le persone di colore, si trasferisce in Alabama nel tentativo di difendere i già condannati nel braccio nero della morte. Fondando l’organizzazione “Equal Justice Initiative”, con sede a Montgomery, Alabama, egli inizia una vera e propria campagna di sensibilizzazione verso coloro che percepisce come poveri ed indifesi, abbandonati da un sistema giudiziario guidato in ultimissima istanza dal pregiudizio.

‘Il diritto di opporsi’ alla sopraffazione e al razzismo

Uno dei clienti più incisivi è Walter McMillian (Jamie Foxx), arrestato e condannato a morte per il presunto omicidio di una giovane bianca americana. Egli si opporrà con ogni mezzo affinché la verità salti fuori, e con essa, si sollevi il velo di menefreghismo che per decenni bendò gli uomini con in mano il potere sulla vita di un uomo. “Just Mercy” affronta un tema pericoloso con grande dignità, delicatezza e senso di giustizia. Senza mai scadere nella scontata ragionevolezza della giustizia privata, descrive una società ammalata di paura e pregiudizio, portando l’attenzione sull’associazionismo americano che è cardine di una lotta combattuta su più fronti: quella contro la pena di morte. Il film mostra una trasformazione commovente nell’individuo, che sacrifica sé stesso in nome della sua inamovibile fede nella giustizia. Perfino l’adozione di canti e brani tipici della cultura afroamericana, come ad esempio “The Old Rugged Cross” di Ella Fitzgerald e “No More Auction Block For Me”, partecipa al senso comunitario che questo straordinario tributo alla vita regala.

Ascenzio Maria La Rocca

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