“I bambini sanno”: Walter Veltroni interroga il futuro

I bambini sanno (2015)

Il nuovo documentario dell’ex sindaco di Roma, in sala dal 23 aprile

A un anno da Quando c’era Berlinguer, Walter Veltroni torna dietro la macchina da presa, il suo primo vero amore al di sopra della politica, per regalare agli spettatori un nuovo documentario. Se con la sua opera prima l’ex leader della sinistra ha voluto omaggiare il passato, la bella politica nelle parole e nella storia umana di Enrico Berlinguer, stavolta il cineasta punta al futuro. I bambini sanno non è altro che una tenera intervista fatta a un gruppo di giovanissimi interlocutori. Le domande sono varie e toccano tematiche altissime e le risposte sono semplici, giuste, si oserebbe dire retoriche se non fosse che loro, gli esponenti ad honorem del futuro prossimo, non sanno cosa voglia dire questa parola, si limitano solo a rispondete ciò che per loro ha il sapore del giusto.

I bambini scelti da Veltroni per questo esperimento (forse più televisivo che cinematografico) non sono bambini qualunque, ma provengono da minoranze etniche o sono figli di genitori omosessuali o, ancora, reduci di Lampedusa, sopravvissuti alla morte. I bambini ai quali Veltroni ha dato la possibilità di esprimere i propri pensieri sono piccole persone che se fossero più grandi non sarebbero state ascoltate.

Diviso in capitoli “Amore”, “Famiglia”, “Futuro” I bambini sanno, è un’opera potente, studiata per intenerire i cuori, ma anche per dare l’opportunità di ascoltare la diversità. A modo suo, I bambini sanno, è un’operazione tanto furba quanto politica che nasconde dentro di sé la possibilità di dare voce a chi, altrimenti, non l’avrebbe mai avuta e al contempo è un’opportunità per rispolverare antichi ideali per chi non ha più un palco, un pulpito, dal quale fare comizi. Ancora una volta Veltroni è regista di un film non dedicato agli altri, ma dedicato a se stesso eppure, ancora nuovamente e da buon politico, l’ex sindaco di Roma ruba il cuore dello spettatore e rende impossibile l’azione di voltarsi dall’altra parte perché non vedere quel che accade sullo schermo sarebbe come voltare le spalle al futuro.

Sandra Martone

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