“House of Cards”: il potere assoluto

House of cards

House of Cards, la serie televisiva dove il rapporto potere-politica appare stretto e indissolubile più che mai. Ma quali sono i “segreti” di Frank Underwood?

Il potere logora chi non ce l’ha, diceva un nostro insospettabile politico italiano da poco scomparso e di cui siamo debitori per quasi mezzo secolo di segreti di Stato che hanno inquinato e sconvolto l’Italia di oggi grazie alla sua ingerenza perenne e inossidabile ad ogni livello.

House-of-Cards-CopertinaFrank Underwood, l’uomo che agisce nel sottobosco, come suggerisce il suo nome, governa come e quanto più del presidente USA il Congresso a Washington. Ormai da vent’anni tra quelle mura, conosce tutti e, soprattutto, tutti i segreti di ogni singolo deputato, sfruttando le sue conoscenze per gestire la sua brama di potere, appunto. Il nostro suddetto, quello italiano, teneva, si dice, un libretto sempre in tasca con il quale minacciava tacitamente ogni politico o sfidante osasse contraddirlo, solo mostrandolo all’interlocutore, e così fa Underwood che non ha bisogno di libretti “mafiosi”, sostituendolo con una rapida e decisa conversazione con l’interessato. Underwood, come dice sua moglie, prende quello che vuole e quando vuole. Accanto e dietro ogni grande uomo c’è sempre una grande donna, si dice, e infatti Claire è la compagna ideale per un uomo ambizioso come Francis, come lo chiama solo lei. Claire dirige, ufficialmente una agenzia no-profit per la purifica delle acque nelle zone disagiate, passando in breve dagli Stati Uniti all’Africa, ampliando il target e il budget di cui ha bisogno, non più solo migliaia di dollari, ma milioni, sfruttando il senso di colpa bianco nei confronti dei poveracci neri e africani da cui anche lei è afflitta, si intende!

In questo idillio di famiglia c’è l’ombra di un tradimento da parte di lei che però, Frank, furbamente, ha perdonato, infliggendole solo una pena eterna, rifiutandola di toccarla intimamente, e di cui sfrutta l’ascendente e l’ambizione. Il loro rapporto è basato sull’opportunità e non sul sentimento, semmai c’è stato. Frank è troppo concentrato su se stesso e manipola chiunque gli si frapponga al suo obiettivo che, dopo poche puntate, è chiaro. Lo studio ovale. Accantonato come Segretario di Stato per uno meno in gamba di lui, si lancia alla rincorsa del posto di Vice Presidente e ci riesce.

house-of-cardsNel mentre sfrutta, anche sessualmente, una giovane e spregiudicata giornalista su cui ha un ascendente importante, ma da cui si lascia anche sedurre. House of Cards è molto di più che una serie televisiva sul mondo politico americano e sulla sua corruzione a tutti i livelli, impregnata di moralismo e oliata dalle Lobby, è uno specchio del mondo e sul mondo di come alcuni colletti bianchi siano peggio dei terroristi con bandane e barbe lunghe che sfruttano il potere per accrescerlo ulteriormente e schiacciare tutto il resto. Frank incarna la perfetta macchina politica forse idealizzata da Machiavelli e distorta dai dettami della cultura arrivistica e priva di morale dell’ultimo secolo, da Nixon in poi, se parliamo degli Stati Uniti. Underwood manipola gli altri, la moglie, i propri colleghi  e ogni mossa è calibrata affinché il coltello rimanga sempre in mano sua, anche quando ha a che fare con il presidente stesso, abbastanza inetto a nostro avviso e un po’ sprovveduto. Ogni favore nasconde un ritorno personale, un do ut des di millenaria memoria. Il cinismo è il suo pane, la lingua la sua arma e il sangue, se necessario, il suo vino.

A vari livelli la macchinazione che il potere attua per auto-alimentarsi è sempre più sofisticata e ogni energia è impegnata a tale scopo. Non c’è scrupolo, regola o limite. Il potere è la cosa che vale di più, ancor più dei soldi o del ricatto. Il potere è come un buco nero e quando ogni azione è rivolta al suo egoismo l’etica di perde e si annulla. Noi poveri mortali pensiamo che siano i soldi a farci stare meglio, ma ai vertici, a quei livelli che possiamo solo immaginare nei romanzi o nei film, è il potere il vero obiettivo, la manipolazione a livello globale, gestire persone che sono in mano tua e che si fidano facendosi abbindolare come marionette. Pirandello parlava di maschere e Underwood ne ha per ogni interlocutore con cui ha a che fare. Con la moglie è persuasivo, con la sua scorta è rigido, con i suoi colleghi è subdolo. Il potere vampirizza qualsiasi cosa, dalla vita privata, al sesso, ai soldi. Non c’è altro dio all’infuori di Lui. E’ come la vendetta che non ti fa vivere finché non viene eseguita, ma a differenza della vendetta che ti lascia arido, il potere, secondo Frank crea una sorta di intoccabilità e aura quasi divina che riempie il nostro Ego e lo contamina definitivamente. Sappiamo dove l’Ego e l’arrivismo hanno condotto gli uomini che hanno accettato di intraprendere quella strada senza ritorno. Apparentemente la strada è larga e spianata, ma più il sistema si auto-alimenta, più le possibilità si restringono e la via diventa unica e senza possibilità di retromarcia. È come un razzo, indietro non torna. Frank interpreta magnificamente la figura del cinico senza remore e questo aspetto ci affascina e allo stesso tempo ci terrorizza perché identificandoci con lui ci rendiamo conto che, forse, siamo come lui.

Il valore della serie Tv è che entriamo in empatia con Frank e speriamo, sinceramente, che ce la faccia, soprattutto quando viene ostacolato ed è terribile se siamo onesti. Possiamo allentarci la coscienza pensando che è fiction, ma in fondo anche noi vorremmo un pizzico di ombra che Frank domina così abilmente. C’è un aspetto però, che è ancora più subdolo, sapere che Underwood arriverà al suo obiettivo, ma che inevitabilmente cadrà e tanto più sali tanto più farai rumore quando cadi. C’è una forma di sadismo in tutto questo, ma il diavolo agisce su strade alternative a dio e la sua provvidenza non ha limiti.

Passando agli aspetti tecnici possiamo sicuramente dire che Kevin Spacey su tutti, ma anche gli altri attori, sono magnifici e ben calati nellaHouse of cards loro parte. Frank parla spesso in camera per sottolineare, con sguardi, situazioni assurde a lui favorevoli, o parlando esplicitamente con il pubblico come un professore. Questa scelta stilistica molte volte stona, ma in particolari scene è la ciliegina sulla torta.

Dal punto di vista dell’idea è quanto mai già vista, anche solo il film con Michael Caine Come fare carriera molto disonestamente o la serie della BBC a cui è ispirata non portano molto di nuovo allo spettatore, aggiornando naturalmente il carnet della disonestà, tuttavia House of cards lo dice talmente bene e in maniera così accattivante che non si può non guardare, anche se noi italiani e latini-romani, è da duemila anni che facciamo scuola di politica e mala-politica e ci vien da ridere quando gli americani vogliono fare gli originali, peccato che loro siano dei maestri nel raccontare certi aspetti sociali e noi solo bravi a guardarli, arrivando, ogni tanto, a risultati mediocri o buonisti, dove i cattivi e i buoni sono tagliati, psicologicamente, con l’accetta.

Ramsis D. Bentivoglio

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