Giovanni Virgilio: “Con MALARAZZA mostro il degrado e la nascosta bellezza delle periferie urbane”

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MALARAZZA, storia della periferia catanese raccontata con lo sguardo di un siciliano vero. Intervista a Giovanni Virgilio

Uscirà nelle sale italiane il prossimo 9 novembre, Malarazza, opera seconda del regista Giovanni Virgilio con Stella Egitto e Paolo Briguglia, racconta con realismo toccante di un’umanità schiacciata dal sistema di potere malavitoso che però ancora vive e lotta per migliorare la propria condizione. Un film che porta, anche nel titolo, una forte impronta verista, di cui Giovanni Virgilio ci ha parlato in questa intervista.

Malarazza_manifesto GIOVANNI VIRGILIO

Come nasce la storia di Malarazza?

Qualche anno fa ho avuto l’occasione di vivere a fondo la periferia della mia città, Catania, una periferia, quella di Librino, con una popolazione numerosissima, oltre 50mila persone che vivono ai margini a soli 6 km di distanza dalla città. Giravamo un film dal titolo Librino express che documentava il progetto di un gruppo di architetti, coordinato tra gli altri da Renzo Piano, volto alla rivalutazione delle periferie. Librino è un quartiere creato negli anni ’90 che avrebbe dovuto rappresentare un rinnovamento culturale e sociale e invece, per le circostanze politiche e ambientali, è rimasto una delle tante enormi cattedrali nel deserto. Qui si è creato un forte fenomeno di emarginazione dalla città di cui mi sembrava giusto parlare. Soprattutto la vita delle donne e dei giovani è difficile in questo posto. Le amministrazioni locali stanno facendo tanto ma c’è ancora una forte problematica di esclusione.

Malarazza è un film impregnato di un forte realismo narrativo, quanti e quali personaggi della storia sono ispirati alla realtà?

Quando si raccontano le periferie c’è sempre un fondo di verità in tutto ciò che narra. La storia è molto cruda ma non ha l’intenzione di svalutare la mia città. Piuttosto desidera svegliare le coscienze. È giusto che si veda la periferia così com’è ma soprattutto a me interessava raccontare anche il cambiamento che le persone stesse desiderano e dare risalto alle tradizioni e ai valori familiari che ancora vivono in questi luoghi, è questo il messaggio del film. Queste persone sono ai margini ma vogliono cambiare, a modo loro chiedono aiuto e non desiderano vivere in quelle condizioni, ma non è facile. Nel film ad un certo punto uno dei personaggi dice: “Ci cercano solo quando ci sono le elezioni e poi si dimenticano di noi”; direi che questa è esattamente la loro percezione.

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Nel film la storia ruota intorno a due personaggi molto diversi ma tra loro molto uniti, rappresentati da due ottimi attori professionisti siciliani. Uno è un classico personaggio della narrazione, una giovane madre oppressa e maltrattata dal marito, interpretata da Stella Egitto, che si ribella e lotta per salvare se stessa e suo figlio da un destino crudele; l’altro, il fratello di lei, è un personaggio nuovo e problematico per la cultura meridionale, un transessuale, interpretato da Paolo Briguglia, costretto a prostituirsi per sopravvivere, ma che nel profondo dimostra un animo elevato. Quanto è stato difficile metterli insieme nel racconto?

In Malarazza il personaggio di Stella Egitto è una donna capitata nella periferia per aver sposato un uomo che un tempo era affascinante e potente, ma lei e suo fratello sono due persone di cultura. Il fratello, interpretato da Paolo Briguglia, è un trans che vive in un quartiere a luci rosse famoso anche in Europa che paradossalmente si trova a due passi dal centro della movida catanese, oggi popolato solo da transessuali, si potrebbe definire una periferia all’interno della città. Quello di Paolo è un uomo capace di sacrificare e rinunciare a se stesso per amore della sorella e del nipote. Le loro sono due situazioni diverse, vivono in luoghi anche architettonicamente differenti, ma nella sostanza sono molto simili l’una all’altro, sono uniti dagli stessi problemi e non è stato affatto difficile metterli in relazione insieme.

Stella_Egitto_ Malarazza

C’è una tendenza nel cinema contemporaneo a tornare ad una sorta di narrazione di stampo quasi verista e il suo film ha forti richiami in questo senso. Cosa ne pensa lei?

Io penso che si possa dire che Malarazza risente di una influenza quasi verdiana. Tutto ciò che stiamo vivendo in questi tempi, la crisi economica, politica e sociale, in qualche modo fa sentire sempre più forte l’esigenza di rappresentare la realtà contemporanea così come è vissuta dalle persone. Se dovessi raccontare le storie vere personali di tutti quei ragazzi di periferia che hanno preso parte alle riprese potrei fare altri 15 film. Il mio punto di riferimento è stato un po’ ciò che è riuscito realizzare Risi in Mary per sempre e Ragazzi fuori. Volevo raccontare la vita reale e, sì, credo che il film si possa in un certo senso definire quasi verista.

Stella_Egitto

Tanti film e serie tv, forse troppi, trattano il tema della malavita organizzata e del degrado causato dalle cosche di stampo mafioso, lei non teme che Malarazza possa in qualche modo suggerire un argomento che comincia ad annoiare il pubblico?

Non è il mio caso, io non faccio vedere la mafia, Malatrazza non è un inno alla mafia. È vero che la mafia vive nelle periferie, perché dove c’è fame c’è la mafia. La mafia vive della mancanza dello Stato e della crisi economica, perché corrompe le persone proprio quando queste soffrono. Nel film però la presenza dello Stato si avverte e Malarazza intende far riflettere sulla condizione delle persone. Opere come Gomorra, Suburra, Squadra antimafia, hanno creato un sistema, una tendenza; Malarazza al contrario mostra ciò che i malavitosi fanno ma anche le conseguenze che questi alla fine scontano, tanto che nel film i personaggi della malavita non hanno nulla di affascinante e fanno una brutta fine.

4 MALARAZZA_ Antonino Frasca Spada ( secondo da sx, con la banda del quartiere)

La vera protagonista di Malarazza è dunque la periferia?

Io sono siciliano e non mi posso permettere di raccontare finte storie, Malarazza intende far riflettere sulle condizioni delle nostre periferie. Esiste una città nella città e come dice Calvino: “Ci sono frammenti di città felici che continuamente prendono forma e svaniscono, nascosti nelle città infelici”. Questo era ciò che io volevo raccontare, non la mafia. Mi sono sempre occupato di sociale e nel film le facce, i visi, la musica sono quelli comuni a molte periferie. Malarazza risponde alla filosofia del ciclo dei vinti in cui i personaggi combattono contro qualcosa che rifiutano. Anche il titolo rimanda ad una canzone di Domenico Modugno che parla di personaggi che si ribellano a questo tipo di sistema.

Vania Amitrano - Laureata in Lettere, amante dell’arte, dello spettacolo e delle scienze umane, autrice di testi di critica televisiva e cinematografica. Ha insegnato nella scuola pubblica e privata.

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