La società di Petri attraverso tre nevrosi

elio petri

Essere o avere? Entrambi è impossibile e questa è la malattia, ci dice il regista

Il regista Elio Petri viene spesso considerato un artista poliedrico, capace di rappresentare il circostante ogni volta diversamente, ma sempre con un’ottica più che realista. Particolarmente in tre film, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, La classe operaia va in paradiso e La proprietà non è più un furto, Petri ci mostra una società estremamente complessa, fondata, come da definizione, su tre nevrosi contemporanee. Appare subito chiaro che il regista in questione sia da considerarsi come l’ultimo di una schiera di artisti che nella loro esistenza professionale hanno cercato di indagare neorealisticamente la società, a volte attraverso il singolo, altre attraverso intere classi politiche e amministrative. In Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (premio Oscar alla migliore sceneggiatura, con Gian Maria Volonté) si è sopraffatti dalla meraviglia e dalla genialità dell’idea, fortemente ironica all’inizio, quindi subito profonda e poi critica.

Il Capo dipartimento della squadra omicidi compie un delitto che dire imperfetto sarebbe eufemistico. Egli dopo aver ucciso la sua compagna, senza badare a tracce o impronte lasciate, come se nulla fosse si reca in ufficio e, una volta lì, è lui stesso ad incaricare gli uomini di indagare sull’assassinio appena commesso. Si comporta così perché mosso da una semplice curiosità, che nel suo soddisfacimento nasconde una verità scomoda e ripugnante: appunto, una nevrosi del potere. Vuole capire se il capo della squadra omicidi, come alla pari di qualunque cittadino, possa essere accusato dinnanzi all’evidenza della sua colpevolezza.

La società di Petri attraverso tre nevrosi

Invece, ne La classe operaia va in paradiso (David di Donatello al Miglior Film) c’è la narrazione simbolica di un frammento di vita dell’operaio di fabbrica Lulù Massa (sempre Volonté), del suo lavoro di operaio e del suo privato. Si affrontano tematiche relative a rivoluzione, sindacati e stress lavorativo accumulato fino alla follia. Qui si indaga sull’individuo che nella sua esistenza senza scopo né passione giudica la sua vita insignificante: salute, vecchiaia, famiglia sono concetti estranei al lavoratore consumato dalla fabbrica e portato in estremo ad una nevrosi del lavoro.

Nell’ultimo e più denso capolavoro di Petri vi è il dio denaro. Non solo i soldi sono oggetto del film, ma essi costruiscono l’identità dei protagonisti, i quali sono classificati esclusivamente nel loro rapporto con la ricchezza e la povertà. La nevrosi è quindi del denaro e della corruzione nell’anima che porta con sé. Il protagonista Total (Flavio Bucci), il Macellaio (Ugo Tognazzi), il carabiniere Pirelli (Orazio Orlando) e tutti gli altri attori si narrano alla telecamera, si raccontano in maniera così introspettiva che difficilmente si accetterà poi l’irrazionalità delle loro gesta. Evidentemente c’è in Petri un desiderio intrinseco di rappresentare l’uomo nel suo complesso modo di esistere, e quindi di agire. Dimostrando che, dopotutto, l’estrema ricchezza porta alla follia esattamente come l’estrema povertà; che il compromesso tra le classi è una questione atavica esattamente quanto l’invenzione e la gestione della proprietà privata, la quale, già secondo Rousseau, era matrice di ogni disuguaglianza.

Ascenzio M. La Rocca

 

 

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