Ella&John, quando l’amore e il talento non hanno età

locandina

Virzì firma una delicata storia tra due over60

La speranza di diventare, un giorno, come Ella  e John, ecco come si esce dal cinema, dopo aver visto questo delicatissimo e raffinato film, firmato dal regista livornese.

Paolo Virzì, che non sbaglia un colpo e regala grandi emozioni, torna in sala dal 18 gennaio con il suo Ella&John.

Vero è che gli interpreti sono Helen Mirren, nel ruolo di Ella e Donald Sutherland in quello di John. Non c’è bisogno di aggiungere altro, dunque.

Due nomi che sono una garanzia di professionalità e che rappresentano una generazione di attori che – Stanislavskij o meno – riescono a calarsi nelle vite dei propri personaggi come raramente accade.

Bisogna riconoscere che la storia basata sul racconto di Michael Zadoorian e scritta da Francesco Piccolo e Francesca Archibugi, insieme con Paolo Virzì, ha una delicatezza e un tatto nell’affrontare temi delicati e che altri avrebbero utilizzato senza sosta per far piangere e disperare il pubblico, diventano caratterizzanti e a tratti drammatici, ma mai, mai, fanno abbandonare la speranza.

Due anziani genitori decidono di partire per un improbabile viaggio verso Key West, per visitare la casa di Ernest Hemingway. E’ un regalo che fa Ella a John, ex professore di letteratura del New England. La lucidità che ha perso John, l’ha conservata Ella che è sempre stata la guida per il marito e che gli farà fare questa avventura nonostante il parere negativo dei figli angosciati dal mancato controllo sui due anziani genitori.

Sarà un modo per ricordare, riscoprire e sgranchire una vita comune, lunga diversi decenni e impolverata dalla quotidianità.

Delicati, meticolosi, dolci nei movimenti e attenti alle piccolezze che raccontano, con un gesto o un’incertezza, tutta una vita. O meglio, la vita di personaggi tanto credibili da essere assolutamente reali ed esistenti.

Come sempre nei film di Virzì, la musica ha un ruolo importante e, anche in questo caso, a firmare la colonna sonora è stato il fratello Carlo Virzì che ha unito la poetica delle immagini a quella delle emozioni suscitate da passaggi musicali importanti e coinvolgenti.

La grandezza di Virzì sta nel fatto di non aver voluto scimmiottare i registi americani, una volta sbarcato dall’altro lato dell’oceano. Ha, anzi, portato un po’ di “livornesità” nella terra a stelle e strisce.

TLS_09_15_2016_00178Ha lavorato in maniera professionale, dirigendo due grandi attori, ma sempre senza dimenticare la sua grandezza: l’identità.

Virzì si attesta, ancora una volta tra i maggiori e più lungimiranti registi italiani contemporanei.




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