DOWNSIZING, la denuncia di Payne in un racconto sovradimensionato

Downsizing 1

Payne non si smentisce, Damon non delude, ma Downsizing finisce per pretendere troppo

In Downsizing la cifra stilistica e narrativa della regia di Alexander Payne è decisamente riconoscibile, peccato però che verso la metà del film tutto si disperda in un globalizzante discorso sulla salvaguardia del pianeta e del genere umano. Matt Damon, con il suo perfetto aspetto da americano medio, si cimenta in un personaggio che compie un viaggio alla Gulliver, ma attraverso i temi più critici della cultura di massa statunitense. La sua recitazione pulita però ha soprattutto il pregio di aver dato inaspettatamente risalto ad un altro personaggio, quello dell’attrice tailandese Hong Chau, unica candidatura ai Golden Globe 2018 per il film Payne.

Il sistema di vita americano, il consumismo e la crisi economica, il problema della sovrappopolazione mondiale, il puritanesimo classista insito nella cultura americana, il razzismo e lo stato di emergenza causato dall’inquinamento ambientale, sono tutti i temi che Payne riesce a toccare nel suo visionario -ma forse non troppo- racconto.

Downsizing 2

L’idea di base è tanto semplice quanto sorprendente: se il problema che sta alla base della crisi ambientale ed economica del mondo è in parte costituito dalla sovrappopolazione, perché non ridurre le dimensioni fisiche di ogni singolo abitante del pianeta così da aumentare esponenzialmente tutte le risorse del globo?

Questo dunque è quanto accade in Downsizing. Quando gli scienziati scoprono come ridurre gli umani a pochi centimetri di altezza, Paul (Matt Damon) e sua moglie Audrey (Kristen Wiig), insieme ad un folto numero di americani, scelgono di abbandonare le loro vite stressanti e insoddisfacenti per diventare piccoli e trasferirsi in una nuova comunità ridotta a Leisureland, mini-città paradiso dotata di tutti i confort desiderabili. Da questo momento comincia per Paul un viaggio in una concatenazione di eventi e relazioni che lo porteranno ben lontano dalla bolla del falso incanto di Leisureland e del suo ovattato e surreale mondo.

Downsizing 3

L’apparentemente insulso incontro con la cameriera zoppa Ngoc Lan Tran (Hong Chau) rappresenta per il personaggio di Damon infatti l’inizio di una sorta di avventura fantasiosa e allegorica alla Gulliver. Da questo momento in poi tutta la satira più pungente del film si concentra nel personaggio di Ngoc, nella sua spiazzante franchezza e nella sua imbarazzante, sfacciata e semplice ingenuità.

Tuttavia l’ironica genialità del personaggio interpretato dalla Chau non basta a colmare la pedanteria narrativa data dallo sviluppo della narrazione specie sul finale, che rischia di diventare pesantemente didascalico.

Downsizing 4

Resta sorprendente la grande e fantasiosa varietà di ambienti in cui Payne di volta in volta colloca i suoi personaggi e che salvano il film dal rischio della noia.

 

Vania Amitrano - Laureata in Lettere, amante dell’arte, dello spettacolo e delle scienze umane, autrice di testi di critica televisiva e cinematografica. Ha insegnato nella scuola pubblica e privata.



Leave a Reply

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>