Donato Carrisi: “Per La ragazza nella nebbia ho ucciso lo scrittore”

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Autore, sceneggiatore e regista de La ragazza nella nebbia Carrisi presenta il film a Roma

Spesso molti film traggono ispirazione da romanzi di successo, ma per La ragazza nella nebbia il percorso è stato diverso, il soggetto è nato come sceneggiatura, ma, prima di trasformarsi in un film, è diventato un libro. Donato Carrisi, scrittore di successo, per la prima volta si cimenta dietro la macchina da presa e dirige con maestria sorprendente attori del calibro di Tony Servillo, Jean Reno, Allessio Boni e Lorenzo Richelmy, creando un film in cui i dettagli, le atmosfere e i suoni trasformano le immagini in pura narrazione.

“Con questo film ho perso la verginità nella regia”

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Carrisi scherza in conferenza stampa e poi spiega che per La ragazza nella nebbia si è ispirato a diversi fatti di cronaca nera reali osservati non solo dal punto di vista delle vicende in se stesse, drammatiche e scioccanti, ma anche attraverso le ripercussioni al livello mediatico e sociale che quei casi hanno avuto. Nel film infatti si può dire che giornali, televisioni, sponsor e opinione pubblica giochino quasi un ruolo da coprotagonisti.

“Ci troviamo oggi in un sistema di comunicazione che beneficia del fatto di sangue. La documentazione delle notizie di cronaca nera costano meno di una fiction e rendono molto di più. La cronaca nera alimenta oltre che il circo mediatico anche un pericoloso circo vizioso in cui sono coinvolti tanto i mezzi di comunicazione quanto il pubblico e la pubblicità”.

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Ne La ragazza nella nebbia Toni Servillo interpreta il commissario Vogel, enigmatico investigatore che giunge in un piccolo paesino perso in una valle montana per indagare sulla scomparsa di una ragazza di sedici anni, Anna Lou. Dal momento del suo arrivo ad Avechot nulla resterà lo stesso.

Nel film non c’è un solo personaggio che sia veramente innocente. Ho costruito questa storia come fosse uno specchio infranto di cui ho presentato al pubblico i frammenti da ricomporre”.

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“E’ tutto collegato, tutto ha senso anche il male” commenta il commissario Vogel. Ne La ragazza nella nebbia l’incertezza, la tensione e la seduzione del racconto del male tengono lo spettatore incantato, affascinato dalla storia e al tempo stesso perso nella narrazione come se camminasse nella nebbia.

“Quando scrivo parto sempre da un finale articolato e poi vado a ritroso, mi interessa raccontare la suspence (non la paura che è qualcosa di soggettivo). La ragazza nella nebbia è una storia piena di tensione e nerissima che diventa un inquietante racconto sulle inchieste spettacolari”.

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Con questa prova Carrisi si dimostra oltre che un ottimo scrittore anche un abile direttore, ma confessa con soddisfazione:

“Un film, come un libro, è il frutto del lavoro di più professionisti. Ne La ragazza nella nebbia ciascuno ha apportato il suo contributo e anche i personaggi sono cresciuti nelle mani dell’attore che li ha interpretati. Per questo tra libro e film ci sono alcune differenze e alcuni elementi aggiuntivi. Per diventare regista ho dovuto uccidere l’autore del romanzo. So che è facile tradire le aspettative di un lettore, ma volevo che nel film ci fossero alcuni elementi che nel libro non potevano esserci e volevo che ci fosse un colpo di scena anche per chi aveva letto già il romanzo.

Solo Vogel era nato già con la faccia di Servillo nella mia testa“.

Vania Amitrano - Laureata in Lettere, amante dell’arte, dello spettacolo e delle scienze umane, autrice di testi di critica televisiva e cinematografica. Ha insegnato nella scuola pubblica e privata.



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