Che ne pensano le donne della quarantena?

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‘Tutte a casa – Donne, lavoro, relazioni ai tempi del Covid-19′ narra lo sguardo femminile su questo strano e non facile periodo

Narrare, narrarsi. Creare dei video descrittivi degli spazi e delle attività quotidiane o videodiari girati nel tempo “ritagliato in giornate immerse in questa noia e riscoperta del tempo che è la quarantena, puntando sulla continuità delle riflessioni”, per creare un documentario di narrazione collettiva che avrà un solo denominatore comune: lo sguardo e il punto di vista femminile. A parlare all’agenzia di stampa Dire del progetto ‘Tutte a casa. Donne, Lavoro, Relazioni ai tempi del Covid-19′, nel giorno del suo lancio in rete, è Cristina D’Eredità, 36 anni, montatrice video e operatrice culturale, animatrice a Bari dell’associazione culturale ‘On docks’, madre di due bambini e lavoratrice in smart working come tanti nell’Italia dell’emergenza.

“Il progetto è nato in un gruppo Facebook di lavoratrici dello spettacolo italiane che si chiama Mujeres nel cinema - racconta Cristina – Ho lanciato questa iniziativa in questa pagina Fb venerdì 13 e nel giro di pochi giorni sono stata inondata da messaggi di adesione da parte di producer, altre montatrici video, autrici, attrici. Abbiamo creato un gruppo WhatsApp in cui siamo una trentina di donne, tutte tra i 30 e i 50 anni. Il nostro obiettivo è creare un documentario collettivo incentrato sul punto di vista femminile in questo periodo di crisi lavorativa, esistenziale e dei valori”. L’idea di Cristina nasce in uno dei dialoghi di quarantena col suo compagno: “Abbiamo pensato che dovevamo dare il nostro contributo positivo in questa situazione. – dice – Lui, che è un musicista, ha iniziato a fare incontri gratuiti di musica su Skype, io ho lanciato l’idea del documentario”. L’obiettivo, si legge in una delle grafiche realizzate per la call social sulla pagina dedicata, è “raccontare il rapporto tra donne e lavoro in questo tempo di incertezza. Un diario emotivo ma anche pratico delle donne che sono costrette ad andare a lavorare fuori casa; possono lavorare da casa; non possono lavorare né fuori, né in casa”. E poi le relazioni e i vissuti: “Avevamo dei soldi da parte per poter far fronte alle emergenze o un piano B?”- si legge su un’altra grafica – “Come sono cambiate le nostre abitudini?”, “Come donna single mi sento sola o mantengo dritta la barra della mia indipendenza?”.

Che ne pensano le donne della quarantena?

E ancora: “Le nostre famiglie sono vicine o lontane”, “Come raccontiamo ai nostri figli cosa accade?”, “In questo spazio di costrizione fisica, come è cambiata la relazione con il nostro corpo?”, “Usiamo questo tempo per curarci di più?”. “Tra le priorità del progetto “raccontare storie di donne che stanno lavorando in prima linea in questa emergenza: mediche, infermiere, operatrici sanitarie. – sottolinea Cristina – La loro iniziativa può essere supportata anche da noi in remoto, con una regista che attiva una relazione one to one per costruire insieme una narrazione”. Ma, in generale, “ci interessa esplorare l’essere donne e l’essere madre, capire com’è cambiata la gestione dei bambini e la situazione lavorativa, sia per chi il lavoro ancora ce l’ha sia per chi l’ha perso. E poi le relazioni, pensando soprattutto al target piu’ giovane, come l’adolescente che non può più incontrare il fidanzatino”. Poche e semplici le regole da rispettare: girare video di massimo cinque minuti in orizzontale con uno smartphone (ma anche con Ipad, reflex e videocamera), facendo attenzione all’audio e alla luce, riprendere spazi interni ed esterni alla quarantena e, per ogni persona ripresa, far firmare la liberatoria. In caso di supporto tecnico è possibile scrivere all’indirizzo email tutteacasa@gmail.com, dove andrà anche inviato con wetransfer il materiale video accompagnato dalla liberatoria per l’utilizzo delle immagini e da un breve testo con nome, data e città in cui è stato girato.

Le parole d’ordine, per Cristina, sono condividere, partecipare, co-creare. “Abbiamo creato dei gruppi di lavoro e tutte le scelte sono state fatte insieme. Per comunicare tra noi – racconta – utilizziamo chat e sottochat su WhatsApp e GoogleDrive per la condivisione dei documenti”, a dimostrare che, ancora una volta, è la socialità digitale a unire in questi giorni il popolo italiano costretto alle distanze. “Alla campagna di lancio – continua la promotrice di ‘Tutte a casa’- seguirà la fase di ricezione dei video. Un Gruppo selezione farà una preselezione del materiale, un Gruppo regia si dedicherà a seguire le storie e a produrre una sua storia. Dopodiché, quando avremo raccolto tutto il materiale – senza scadenze perché questa quarantena non ne ha una imminente – monteremo il tutto e ci occuperemo di produzione e distribuzione. Essendo un progetto incentrato sul materiale che arriva – chiarisce – è difficile ora pensare alle fasi successive. Noi speriamo di produrre un documentario, se fosse un lungometraggio saremmo tutte molto contente”. Ma il team al femminile di ‘Tutte a casa’ non punta a video spot: “Ci piacerebbe stabilire una continuità delle riflessione. – precisa Cristina - Se agganciamo donne interessate a raccontarsi vorremmo che ci fossero più videoracconti di questa quarantena nel tempo. Lo stiamo facendo perché ci interessa creare narrazioni, perché è il nostro lavoro, ma ci interessa anche vedere i processi. Alcune tra di noi- prosegue Cristina – si sono ritirate in un’intimità solitaria, anche tra noi gli umori sono altalenanti. Per questo puntiamo a fare qualcosa che ci unisca, a creare una connessione con le persone, tra le persone”. Tra donne. 

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