Da’wah, ovvero l’Islam che non educa al terrorismo

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Italo Spinelli: “l’innamoramento tra culture va mantenuto sempre vivo”

Nella serata finale della dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma il maestro Bernardo Bertolucci e il regista Italo Spinelli presentano al pubblico il documentario Da’wah (L’invito), un viaggio affascinante che porta lo spettatore direttamente all’interno di un pondok pesantren (collegio islamico).

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È tra i pochi occidentali ad essere riuscito ad visitare un pesantren islamico, il regista Italo Spinelli, fondatore e ideatore del festival Asiatica Film Mediale, in Da’wah osserva, filma e racconta la vita e le abitudini quotidiane dei 2.700 studenti tra i 6 e i 18 anni che si preparano a divenire Ustād, o meglio guide religiose e predicatori dei precetti di Allah. Il risultato è un’opera unica che documenta un volto inedito dell’Islam in cui l’insegnamento religioso si fa invito al dialogo e alla comprensione.

Come è nata l’idea e l’opportunità di girare questo documentario?

“Ho avuto l’opportunità di vedere alcuni film indonesiani insieme all’Ambasciatore d’Indonesia presso la Santa Sede e con lui è nata l’idea del progetto di un film che avrebbe dovuto svilupparsi intorno al vulcano situato nei pressi della Regency di Pasuruan. Quando ci siamo recati in quella regione per i primi sopralluoghi ci siamo però imbattuti in uno degli alberghi legati al vicino collegio islamico Dalwa e ho chiesto il permesso di visitare la scuola. È stata un’occasione unica, perché non è facile entrare in questi collegi e tanto meno girare riprese al suo interno”

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“Quando si sono aperti cancelli e ho visto le migliaia di studenti teenager che indossavano le tipiche tuniche bianche per me l’impatto è stato molto forte e positivo e ho pensato che sarebbe stato interessante per il pubblico occidentale conoscere questa realtà

“Per me era un’eccezionale occasione di raccontare questi giovani che si interrogano sul futuro e su ciò che accade. Ciò che mi ha colpito è che questi ragazzi non hanno un’anima oscurantista e temono con angoscia ciò che accade in Europa. Sono ragazzi come gli altri, sono interessati a personaggi come Valentino Rossi, Francesco Totti, ma al tempo stesso si svegliano alle 3 di notte per pregare, studiare l’arabo e il Corano. L’Indonesia non è uno stato islamico, è un paese multietnico e multi religioso e loro studiano un Islam aperto. Da’wa parte da un concetto di innamoramento tra culture che va mantenuto sempre vivo e che ci permette di conoscere meglio anche la nostra cultura”

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Da’wah racconta una giornata tipica degli allievi, pochi giorni prima del ritorno a casa, prima della pausa del Ramadan. Quanto è stato difficile riuscire a cogliere la verità della vita quotidiana di questi ragazzi all’interno del collegio?

“Prima di cominciare le riprese abbiamo trascorso alcuni giorni con gli studenti senza filmare. Per conoscerli e capire la loro vita abbiamo posto loro molte domande cercando di creare un clima confidenziale e sforzandoci di non metterli in difficoltà. Inoltre avevamo una troupe molto piccola che ci ha consentito di effettuare le riprese con discrezione e di catturare anche i momenti di familiarità. Inoltre avevamo piena libertà di accesso alle lezioni, non c’è mai stato nulla di preparato, i professori non sapevano nulla. La verità è che questi ragazzi e l’insegnamento che viene loro impartito non ha nulla a che spartire con quelle realtà violente e con la mentalità intollerante e integralista di alcune minoranze. La serenità che c’è in quel luogo mi ha colpito sin dal primo momento

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Quindi in cosa consiste l’istruzione che viene data ai ragazzi?

“Il collegio Dalwa eccelle in tutta l’Indonesia per l’insegnamento della lingua araba e del Corano, ma si insegnano negli ultimi anni anche materie come la matematica, la lingua inglese, l’economia e l’informatica. Uno degli obiettivi del film era di mostrare che esistono vari tipi Islam, non c’è uniformità, non si tratta di una religione monolitica. L’Islam indonesiano non è l’Islam arabo, ci sono diverse scuole con orientamento diverso. Il problema è che l’Islam radicale è più violento, provocatorio e pervasivo, ma la maggioranza delle popolazioni sono contrarie al terrorismo e non condividono questo spirito aggressivo. In Da’wah emergono molti elementi che appartengono un po’ a tutte le religioni, ci sono valori condivisi che tornano”

Da’wah è prodotto dalla Kaia Films Indonesia e sarà distribuito da Merlino Distribuzione.

Vania Amitrano - Laureata in Lettere, amante dell’arte, dello spettacolo e delle scienze umane, autrice di testi di critica televisiva e cinematografica. Ha insegnato nella scuola pubblica e privata.



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