David di Donatello: alcune riflessioni

DAVID

È stata senza dubbio la serata di Anime Nere e Francesco Munzi che si portano a casa nove statuette tra cui miglior film e miglior regista

Un bell’en plein ai David di Donatello. Ma è stata anche la serata all’insegna del garbo e dell’ironia di Tullio Solenghi, tornato a condurre la cerimonia di premiazione degli “Oscar italiani” (la prima risale al 2008).

Dopo la débâcle delle due edizioni precedenti – indimenticabile il commento “topa meravigliosa” che Paolo Ruffini rivolse a Sofia Loren raggelando i presenti e indispettendo non poco il presidente Gian Luigi Rondi – quest’anno l’Accademia ha scelto “l’usato sicuro e garantito”, mettendo la statuetta (e le sue sorti) nelle mani esperte dello showman genovese. Meglio per questa volta evitare figuracce, avranno pensato a via di Villa Patrizi 8, a maggior ragione ora che nel palinsesto RAI la cerimonia è stata trasmessa in seconda serata e non più in terza o in quarta. Con buona pace per insonni e auditel.

david tarantinoTullio Solenghi non ha tradito le attese e ha regalato a platea e sala stampa una conduzione sciolta, elegante e ironica, senza sbavature e senza mai strabordare nel volgare o nell’idiozia. E così alla fine il risultato è arrivato, premiando di fatto gli organizzatori che per questa 59esima edizione hanno preferito mantenere un low profile. Decisione (apprezzata) che per certi versi ci ha riportato allo scorso Festival di Sanremo, la cui conduzione era stata affidata a Carlo Conti, più pacato, morigerato e “conservatore”. “Il Caronte” della kermesse, lo aveva definito qualche giornale riferendosi al suo ruolo squisitamente di “traghettatore” verso nuovi e più felici lidi, lontani dalle polemiche e dalla cadute di stile del passato.

E così è stato anche per Tullio Solenghi. Intercettato all’uscita del Teatro Olimpico di Roma, stanco ma visibilmente compiaciuto e con qualche scintilla d’euforia ancora in corpo, si è fermato a parlare con noi. “Quanto mi do? Un bell’8”, gongola felice il conduttore. “Anche se il giudizio finale spetta agli altri, sono soddisfatto. Come sempre ho cercato di dare il meglio, ho cercato di condire un po’ di ufficialità con qualche facezia”.  Sui momenti più intensi e indimenticabili, Solenghi non ha dubbi: “Sicuramente il momento in cui abbiamo ricordato i grandi artisti scomparsi e quello di complicità con Tarantino”.

Su uno striminzito e affollato red carpet hanno sfilato le vecchie glorie e le giovani promesse del cinema italiano e non solo, da Ennio Morricone adavid_donatello2015_munzi_germano_buy Elio Germano, da Giulia Lazzarini a Jasmine Trinca, da Renato Balestra a Edoardo Leo, da Isabella Ferrari e Margherita Buy ad Alba Rohrwacher e Anna Foglietta. Tante le bellezze che hanno sfilato sul tappeto rosso, ma a splendere su tutti la star del momento, la sensuale Madalina Ghenea, rivelazione nell’ultimo film di Paolo Sorrentino Youth. Per l’occasione l’attrice ha sfoggiato un elegante abito bianco con linee di strass argentate che ne ha esaltato le forme. Sottotono, invece, la collega Kasia Smutniak, il cui vestito da cocktail color sabbia, abbinato a sandali rossi, non l’ha certo valorizzata.

Ai David di Donatello c’erano tutti o quasi. All’appello mancavano alcuni nomi noti come Pierfrancesco Favino, Paolo Sorrentino, Carlo Verdone e Silvio Muccino. A proposito della famiglia Muccino, ieri sera il fratello Gabriele ha ricevuto il premio David alla carriera. Scommettiamo che non avrà perso tempo a mandare un tweet al caro fratellino…

Se è vero che i David di Donatello aspirano a essere l’equivalente degli Oscar americani, impossibile scacciare dalla testa un nugolo di domande come fosse soltanto uno sciame di mosche impazzite. Iniziamo dalla logistica, alquanto infelice. Perché al Teatro Olimpico dove lo spazio è risicato, il red carpet dalla lunghezza irrisoria e dove giornalisti e tv sono accalcati in centimetri quadrati? E vi assicuriamo che non è un modo di dire, almeno questa volta. Per di più la piazza Gentile da Fabriano è aperta al traffico, il che ha creato qualche scena (immancabile) di panico fra gli automobilisti.

Altro quesito: perché la kermesse è passata sottovoce, senza adeguata pubblicità? In confronto la Festa del Cinema di Roma assurge a vero ruolo hollywoodiano. Donatello, valutando la fine che ha fatto la sua statuetta, si starà chiedendo se non sarebbe stato meglio chiamare in causa la Pietà di Michelangelo invece del suo Davide.

Infine, tralasciando lo spazio angusto riservato ai giornalisti (addolciti però da un buffet a cinque stelle), perché la RAI ha deciso di trasmettere gli “Oscar italiani” sulle reti ammiraglie solamente in seconda serata? Evidentemente il film L’ombra del male era il più naturale sparring partner della sfida calcistica Croazia-Italia. Senza entrare in polemica, a Mamma RAI va riconosciuto un grande importante merito: aver trovato il coraggio e la forza di trasmettere in seconda serata e non più in terza o quarta la cerimonia di premiazione. Si sono accorti, forse, che la riuscita degli Award non dipende dall’ora in cui va in onda. Non è il fuso orario a determinarne il successo.

Leave a Reply

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>