Dark Night, il coraggio di entrare nell’inquietudine di un massacro

Manifesto

Intervista a Massimo Righetti distributore per Mariposa Cinematografica del conturbate film sul massacro di Aurora

Tre argomenti tragicamente attuali, armi, disagio, omicidi di massa, il film Dark Night di Tim Sutton, in sala dallo scorso primo marzo distribuito da Mariposa Cinematografica, li esplora con arte. Liberamente ispirato al drammatico caso del massacro di Aurora del 2012, in Dark Night si fondono genio cinematografico e cronaca nera  per raccontare più che una storia, uno spaccato di vite vibranti e sospese.

Massimo Righetti Mariposa CinematograficaMassimo Righetti, distributore, professionista che da anni opera nel cinema, lo ha scelto dopo il successo del film al Sundance Film Festival del 2016 e alla 73a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia dove Dark Night ha vinto il Premio Lanterna Magica, nella sezione Orizzonti de La Biennale di Venezia 2016.

Dark Night ritrae sei personaggi, compreso il giovane killer, nelle ore precedenti l’attentato criminale. Sei giovani individui che galleggiano in un vuoto di relazioni, ciascuno di loro potrebbe essere l’artefice del folle gesto. Le loro azioni e il loro vissuto sembrano condurli a piccoli passi verso il dramma finale, lo stesso che si consumò nel cinema Century 16 alla prima di The Dark Knight Rises (Il cavaliere oscuro – Il ritorno, di Christopher Nolan). Un film coraggioso e particolarissimo, cosa l’ha spinta a scegliere di portare Dark Night anche in Italia?

“Dark Night è un film unico e direi per certi versi estremamente innovativo. Il suo linguaggio narrativo, che procede per immagini e sensazioni, ad un primo impatto può lasciare confusi, proprio per la sensazione di estrema inquietudine che trasmette, senza in realtà mostrare in alcun modo il tipo di violenza a cui il piccolo e il grande schermo ci hanno abituati. Eppure, non appena ci si sofferma a riflettere sulle sue scene, ci si rende immediatamente conto della straordinarietà narrativa di questo film. L’effetto di straniamento e turbamento che esso lascia è assolutamente voluto e cercato dal regista Tim Sutton e in un certo senso finalizzato a mettere lo spettatore nella stessa condizione in cui si trovarono i veri protagonisti del massacro, tanto le vittime quanto il carnefice

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In Dark Night il regista Tim Sutton affronta diversi temi su cui il dibattito è controverso ma di grande rilievo non solo negli USA, come pensa possa essere sentito questo film in Italia?

“Fino a poco tempo fa guardavamo a film che trattavano questo tema -penso a Elephant di Gus Van Sant (2003) o a Bowling a Columbine (Bowling for Columbine, 2002) di Michael Moore- come spettatori affacciati ad una finestra, osservatori distaccati per cui questo genere di temi costituivano solo un problema lontano, perlopiù relegato agli USA. Oggi purtroppo le cose sono cambiate. In pochi anni ci siamo dovuti rendere conto che il problema delle stragi, anche quelle non a fini terroristici, è drammaticamente presente anche nella nostra realtà europea, più di quanto non pensassimo. Dark Night secondo me quindi arriva al momento giusto. Con il suo stile così penetrante induce a riflettere sul problema in maniera assai concreta e personale. Il pubblico che finora ha avuto modo di vederlo ci ha in effetti restituito questa sensazione di dolorosa spinta a riflettere sul problema del disagio umano creato dalla società moderna unito a quello delle armi”

Dark_night_film_1Qual è a suo avviso il vero punto di forza di Dark Night?

“Il regista Tim Sutton è riuscito a creare atmosfere penetranti con pochi dialoghi ma immagini eloquenti, accompagnate da una colonna sonora vibrante ed emozionante, quella della giovane cantautrice canadese Maica Armata. Inoltre la fotografia di Hélène Louvart, cineasta che ha lavorato con registi come Wim Wenders,  aggiunge preziosità alle immagini e alla narrazione”

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Un film come Dark Night difficilmente si presta ad essere classificato in uno specifico genere cinematografico. Lei come lo definirebbe?

“Per quanto a prima vista possa sembrarlo, bisogna subito dire che Dark Night non è un documentario. Sicuramente si tratta di un film drammatico, ma che non mira a ricostruire gli eventi, quanto piuttosto direi che intende restituire una condizione umana e interiore simile a quella dei protagonisti, vittime e carnefice, che quell’evento lo vissero soprattutto nelle ore precedenti la sparatoria”

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Dal cinema indipendente provengono spesso le spinte più creative. Al di là dell’aspetto economico, cosa significa essere un distributore indipendente oggi in Italia?

“Significa innanzitutto avere il coraggio di scegliere opere che, nonostante i budget a volte ridotti, sappiano proporre un linguaggio nuovo e contenuti attuali, anche se a volte controversi. Significa proporre al pubblico una maggiore possibilità scelta, che sia meno asservita alle logiche di mercato e più libera da vincoli ideologici”

Con Dark Night Mariposa Cinematografica apre una stagione di grandi film d’autore. Cosa ci regalerà nei prossimi mesi?

“Sì, la nostra line up di questa stagione si annuncia molto ricca di opere perlopiù selezionate dai principali festival del cinema internazionali. A breve avremo il piacere di distribuire 1945 del regista ungherese Ferenc Török, un film storico, ma al di sopra del tempo, che mette in evidenza la complicità delle persone comuni con i crimini della società. Seguirà poi Noi siamo la marea di Sebastian Hilger, un film quasi metafisico basato su un inspiegabile fenomeno naturale. E infine il nuovo atteso documentario di Abel Ferrara, Alive in France

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