Dalla Norvegia con furore, arriva al cinema L’uomo di neve

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Michael Fassbender incarna il detective di Jo Nesbø

E’ stato un bestseller mondiale: tutti, in un modo o nell’altro, abbiamo avuto modo di leggere un suo romanzo, lo conosciamo per aver visto il suo nome in libreria o per sentito dire e ora Jo Nesbø e uno dei suoi thriller più riusciti, approdano sul grande schermo grazie al regista svedese Tomas Alfredson.

Ottimo il lavoro degli sceneggiatori Hossein Amini e Peter Straughan che, grazie anche alle suggestive location di Oslo e Bergen, sono riusciti a restituire l’atmosfera cupa del romanzo: il cast, composto da grandi nomi del main stream hollywoodiano, primo fra tutti Michel Fassbender che si misura con un personaggio problematico e carismatico al tempo stesso, il detective Harry Hole, comprende anche Rebecca Ferguson, Chloë Sevigny, Val Kilmer – invecchiato e imbolsito – Charlotte Gainsbourg e J.K. Simmons.

Harry ha problemi di alcolismo, una ex compagna con cui ha un rapporto controverso ed un figlio a cui, seppure con alcune mancanze, è profondamente legato. Ma sa fare bene il suo lavoro, il suo nome compare su vari manuali ed ha risolto casi importanti. Tanto che proprio a lui è indirizzata una lettera che preannuncia un brutale omicidio, il primo di una lunga serie che riporterà alla ribalta casi rimasti irrisolti.

Ad accompagnarlo nella corsa contro il tempo per fermare l’assassino che lascia sulla scena del crimine un inquietante pupazzo di neve, una giovane poliziotta – Rebecca Ferguson – che non ha ancora fatto pace con il suo passato e che con grande caparbietà affronta le indagini e incrocia dettagli di casi tra loro solo apparentemente lontani.

l-uomo-neve-fotoNella glaciale cornice norvegese, in cui tutto è ricoperto da un bianco manto di neve, l’atmosfera si fa via via sempre più satura di ansia per quanto il ritmo del film – non concitato come vuole la classica produzione hollywoodiana di genere – rispecchi pedissequamente quello più rallentato del libro.

Inizialmente la regia doveva essere affidata a Martin Scorsese che è rimasto nel team come produttore mentre il protagonista, il sempre affascinante Michael Fassbender, ha iniziato a lavorare al film solo due giorni dopo aver finito Assassin’s Creed. Quando si dice “uno stakanovista”.

L’aspetto introspettivo dei personaggi si riversa sull’intera pellicola che lascia in secondo piano l’azione per concentrarsi sulle dinamiche dei protagonisti e sul loro apporto alla vicenda.

Per chi ha letto il libro, il film di Alfredson lo rispecchia fedelmente, mantenendo inalterate le sequenze e gli elementi narrativi principali, per i neofiti, siate pronti a gustare un buon thriller dal sapore nordico, di quelli in cui il passato si fonde indissolubilmente con il presente e in cui il mistero si dipana lentamente, inquadratura dopo inquadratura, dialogo dopo dialogo.




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