“Creed”, il ritorno di Rocky Balboa

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Sylvester Stallone diventa l’allenatore del figlio di Apollo, in un’interpretazione da Golden Globe

Dieci anni dopo Rocky Balboa, Sylvester Stallone torna a vestire i panni del pugile italo-americano, questa volta non come protagonista del ring, ma come mentore di Adonis, il figlio di Apollo, in Creed-Nato per combattere. Un’interpretazione che è valsa a Sly un Golden Globe come Miglior attore non protagonista pochi giorni fa a Los Angeles.

Il film, co-scritto e diretto da Ryan Coogler, nelle sale italiane da giovedì 14 gennaio distribuito dalla Warner Bros, nonostante la buona performance di Stallone, ci riporta però solo in parte indietro nel tempo al mito di Rocky, che purtroppo non tornerà più. Come accade persino nei migliori sequel – in questo caso si può parlare anche di spin-off – risulta difficile replicare al successo di un personaggio che per la sua forza narrativa ha scritto una pagina della storia del cinema.

Adonis (Michael B. Jordan) è il figlio nato da una storia extraconiugale di Apollo. Rimasto orfano e dopo aver passato del tempo in riformatorio, viene accolto da bambino nella casa della vedova Creed (Phylicia Rashad). Diventato più grande, con la boxe nel sangue, il protagonista va a Philadelphia e chiede a Rocky (ora titolare del ristorante Adrian’s) di fargli da allenatore. Inizialmente restio, l’ex campione dei pesi massimi finisce per diventare il suo mentore (anche uno zio, come lo definisce il giovane) in un percorso dove inevitabilmente l’uno avrà bisogno dell’altro.

Come nei precedenti film, anche in Creed-Nato per combattere c’è spazio per la storia d’amore. Adonis incontra la cantante Bianca (Thessa Thompson), che cambierà la vita del protagonista come Adriana fece per Rocky. Nella pellicola, poi, non mancano tanti altri omaggi ai prequel: la sveglia all’alba, le corse infinite, il rincorrere galline e la voglia di riscatto per un giovane che cerca di farsi un nome a prescindere dalla notorietà che ebbe il padre. Anche la colonna sonora riecheggia in diversi punti il leitmotiv musicale di Rocky, diventato un cult. Ma tutti questi elementi fanno del film un reboot che si ferma a semplice omaggio delle precedenti pellicole, senza avere la capacità di replicarne il mito.

Giornalista professionista, laureata in Dams-spettacolo con una tesi su Pina Bausch, scrivo di cinema sulle pagine del Quotidiano Il Tempo. Vedo molti film (anche troppi) e serie tv. Romana, da sempre pronta per vivere a Berlino.



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