“Cinema chiusi? Il governo ci ripensi”

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Enrico Vanzina contro il nuovo dpcm di Conte: “E’ una confessione di incapacità”

“Chiedo al governo di ripensarci, spero si renda conto che, in maniera del tutto pacifista e democratica, intellettuali, sindacati e lavoratori del cinema invocano un confronto”. Al telefono con l’agenzia Agi parla Enrico Vanzina, neoregista con il suo ‘Lockdown all’italiana’ fermato dal nuovo dpcm a soli dieci giorni di uscita nelle sale. Ed è un fatto a suo modo ironico, perché la pellicola pensata come ripartenza dopo la quarantena ha subito un nuovo confinamento, seppure al momento soft. Vanzina assicura che non è stato l’interesse personale per il suo film che l’ha spinto a firmare (con i colleghi Gianni Amelio, Pupi Avati, Marco Bellocchio, Francesco Bruni, Massimiliano Bruno, Nanni Moretti, Giuliano Montaldo, Paolo Taviani e Paolo Virzì e con parecchie sigle, a partire dai 100 autori, delle associazioni che rappresentano il cinema) la lettera aperta inviata ieri al ministro della Cultura Dario Franceschini e al premier Giuseppe Conte che, esprimendo sconcerto e dissenso per la chiusura di teatri e cinema decisa con il nuovo decreto, chiede di salvaguardare la vita culturale del paese.

“Cinema chiusi? Il governo ci ripensi”. Enrico Vanzina contro il nuovo dpcm di Conte: “E’ una confessione di incapacità”

“Sono pienamente d’accordo con quello che scrive oggi Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, definendo il nuovo decreto governativo una dichiarazione di fallimento rispetto al passato e all’incapacità di prevenire la seconda ondata – sottolinea Vanzina – e come lui sono pienamente convinto anche che, in nome della salute occorra però seguire il decreto, sebbene penalizzi tutto il cinema, il teatro e la musica“. Ma per resistere, aggiunge, servono degli aiuti seri per il cinema: “Ci hanno chiesto di fermarci, poi di ripartire e adesso di rifermarci ancora, anche se le sale sono diventate luoghi sicurissimi e che dalla ripresa hanno dato vita a un piccolo movimento di pubblico – chiarisce – visto che non hanno pensato al prima spero che provvedano al dopo”. Vanzina, contrario, rimarca, a ogni forma di protesta violenta, seguirà le norme previste dal dpcm che punta alla salvaguardia della salute, ma, rifacendosi a un altro articolo odierno del Corriere della Sera, quello firmato da Pigi Battista, sostiene che “la cultura equivale al petrolio e oggi con questo decreto, il petrolio viene gettato via”.

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