Chris Hemsworth, da Thor ad hacker di professione

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Blackhat: il cyber terrorismo secondo Michael Mann

A sei anni da Public enemies, il cineasta americano Michael Mann torna dietro alla macchina da presa con un nuovo, emozionante, film d’azione. Maestro del genere, Mann si è qui concentrato sulle nefandezze di un cyber terrorista che ha provocato un’esplosione in una centrale nucleare cinese e progetta nuovi colpi.

I servizi speciali americani e cinesi collaborano ma solo una persona è in grado di fermare il nemico: un detenuto che sta scontando diciotto anni di galera per truffe milionarie ai danni di alcune banche.

Nick Hathaway (Chris Hemsworth) è un vecchio conoscente del capitano Chen (Leehom Wang) e di sua sorella Lien (Tang Wei) e sarà ben lieto di aiutare entrambi i governi: in cambio avrà infatti uno sconto di pena. Ma le cose non vanno come previsto e in una corsa all’ultimo secondo da Chicago a Hong Kong, fino alla Malesia, Hathaway si ritroverà a combattere da solo contro l’avidità e la follia del creatore di Blackhat.

Avvincente dal primo all’ultimo minuto, Blackhat si fa apprezzare anche da chi ha poca dimestichezza con la tecnologia: merito della splendida regia, che spazia da primi piani introspettivi a sequenze adrenaliniche e sparatorie di grande impatto, del ritmo sostenuto, che mantiene la presa per tutti e 133 i minuti di proiezione e dell’ottimo cast.

chris-hemsworth-blackhatChris Hemsworth mette da parte mantello e martello di Thor per calarsi nei panni di un hacker di professione che ha derubato banche per anni; “io non frego le persone ma le banche, perché loro sì, fregano le persone ogni giorno”. Al suo fianco Viola Davis, agente dell’FBI che lo segue nella disperata ricerca del creatore di Blackhat, il maleware che ha provocato l’eplosione alla centrale, il fascinoso Leehom Wang, noto soprattutto in ambito musicale, e la bella Tang Wei, protagonista del film Lussuria – Seduzione e tradimento di Ang Lee.

Tra grattacieli illuminati nella notte, strade fumose e brulicanti di persone e una miniera di stagno, il protagonista e i suoi “aiutanti” dovranno capire chi si nasconde dietro Blackhat e quali sono i suoi piani.

Sebbene la sceneggiatura presenti qualche incongruenza e nonostante alcuni personaggi vengano messi da parte di punto in bianco, Blackhat reca il tocco tipico di Michael Mann che si conferma, ancora una volta, uno dei migliori registi di cinema action. Uno di quelli che sa mescolare alla perfezione una valida sceneggiatura – scritta da lui stesso -, dialoghi vivaci e accattivanti e la giusta dose di azione, senza sconfinare nell’esasperazione tipica di alcuni film dello stesso genere.

A condire il tutto, una storia d’amore tribolata, il concetto di lealtà e un annoso quesito: meglio arrestare chi ha violato il sistema dell’NSA o continuare a richiedere il suo aiuto per bloccare chi si è rivelato e si rivelerà ben più pericoloso di lui?

Blackhat è un ottimo esempio di commistione di analogico e digitale, di ripresa a spalla e originali trovate tecnico-visive, in primis la soggettiva all’interno di piste e chip del computer. Tutto parte da un semplice clic sulla tastiera ma nessuno si interroga mai sul viaggio dei dati attraverso l’etere. Michael Mann lo fa: in maniera avvincente e carismatica.

Dal 12 Marzo al cinema. Intrattenimento assicurato. Bello di turno, anche.

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