“Carol”, l’amore saffico di Todd Haynes

haynes

Il regista incontra il pubblico della Festa del cinema, presentando il film in anteprima nazionale

Dopo essere stata in concorso al Festival di CannesCarol, opera di Todd Haynes, è stata presentata in anteprima nazionale alla Festa del cinema di Roma. Il cineasta statunitense, presente alla kermesse capitolina, affronta il tema dell’omosessualità al femminile da un punto di vista squisitamente sentimentale seguendo il percorso, il viaggio emotivo e fisico di Carol (Cate Blanchett) e Therese (Rooney Mara) raccontata per la prima volta nel 1952 dal romanzo scandalo di Patricia Highsmith (con lo pseudonimo che per la prima volta narrò un amore saffico visto dagli occhi e vissuto dal corpo di una donna).

Haynes mette tutta la sua eleganza, registica, stilistica e narrativa, in una storia che racconta il poco consono amore tra Therese, giovane e timida ragazza, e Carol vissuta donna dell’alta società, madre divorziata che rinuncia al suo matrimonio in nome della passione per la sua compagna riprovevole agli occhi di una società bigotta tanto nei confronti della libertà femminile quanto nei confronti dell’omosessualità.

A 13 anni da Lontano dal paradiso, Haynes torna a cimentarsi in un melò d’epoca, palesemente vintage anche nella fotografia e nella scelta di girare in 16 mm, che spinge l’acceleratore su una sfida contro il moralismo di un’epoca lontana, ma non lontanissima, da una rivoluzione sessuale che ha (o avrebbe dovuto) aprire le menti della società contemporanea. Lento e raffinato, Carol sfrutta la perfezione di costumi e ambientazioni come metafora della perfezione solo estrinseco di un’epoca piena di contraddizioni. Un’epoca in cui l’apparire si scontra con l’essere e il coraggio di seguire il proprio es, se diverso dall’io comune e comunemente accettato, viene pagato molto caro. Haynes consegna al pubblico un lungometraggio crudele e patinato perfettamente in linea con il mondo che racconta nel quale lo spettatore viene trasportato, come in un viaggio nel tempo, attraverso le immagini di un regista che ha la capacità di prendere per mano e di far immergere gli spettatori nella bellezza e nelle contraddizioni di un passato poi non così remoto.

Il regista si è anche raccontato, attraverso alcune scene tratte dai suoi film come Velvet Goldmine e Io non sono qui, al pubblico dell’Auditorium Parco della Musica in uno degli Incontri ravvicinati. Ma ha anche omaggiato il nostro cinema, scegliendo tra le pellicole dirette da altri cineasti di cui parlare L’eclisse di Michelangelo Antonioni. “L’ho visto mentre realizzavo Carol. E Monica Vitti mi ha ricordato il personaggio interpretato dalla Blanchett per il suo modo elegante di vestire”.

Sandra Martone

Leave a Reply

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>