Cannes69, quel muro di libertà che divide Trieste

L'ULTIMA SPIAGGIA

Al Festival la proiezione speciale de “L’ultima spiaggia”

CANNES A Trieste, città di confine, esiste un muro che divide gli uomini dalle donne all’interno di una spiaggia. Si tratta dell’ultimo lido in Europa del genere che anni fa Thanos Anastopoulos e Davide del Degan hanno deciso di raccontare in un docufilm. L’ultima spiaggia approda alla 69esima edizione del Festival di Cannes con una proiezione speciale nella Selezione ufficiale.

“Molti avevano paura di affrontare un luogo come il bagno Pedocin – racconta Del Degan, nato proprio nella città giuliana – Noi abbiamo scoperto di aver avuto la stessa idea e abbiamo affrontato questa esperienza insieme, attraverso punti di vista differenti e un approccio diverso”. “In fondo, davanti al mare siamo tutti un po’ uguali – aggiunge Anastopoulos, di nazionalità greca ma da anni cittadino di Trieste – Il Mediterraneo è il mare dei continui spostamenti”.  Thanos Anastopoulos & Davide Del Degan - Copia

Il film è un ritratto di un luogo che fa parte di una città, ma che in realtà può essere inteso come luogo universale. “Il cinema popolare ha una grande forza, anche quella di portare una pellicola come questa a Cannes. Mi sono innamorato di questa città con forza culturale molto grande, tanti cambiamenti e spostamenti nella storia” racconta ancora Anastopoulos.

Il muro che divide la spiaggia di Trieste è un “muro di libertà per le persone che la frequentano. Uomini e donne possono comportarsi come vogliono all’interno di un loro spazio. E’ bizzarro, ma è così. Oggi, invece, si stanno costruendo dei muri in Europa che vanno nella direzione opposta”.

Da parte dei registi non c’è stata alcuna forzatura nei riguardi dei protagonisti della pellicola. “Abbiamo iniziato prima a girare nella parte maschile, durante l’inverno (la spiaggia è aperta tutto l’anno, ndr). C’è voluto un po’ più di tempo, invece, perché le donne si fidassero. Abbiamo comunque lasciato libere le persone di fare e parlare come se le telecamere non ci fossero”.

Giornalista professionista, laureata in Dams-spettacolo con una tesi su Pina Bausch, scrivo di cinema sulle pagine del Quotidiano Il Tempo. Vedo molti film (anche troppi) e serie tv. Romana, da sempre pronta per vivere a Berlino.

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