BlackKklansman, quando un uomo di colore s’infiltrò nel KKK

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Spike Lee torna con una storia vera dell’America degli anni ’70

BlackKklansman, letteralmente “l’uomo nero del Klan”, è il nuovo film di Spike Lee, tornato finalmente alla ribalta per il suo cinema anche in Italia. Qui racconta un episodio vero dell’America anni ’70 quando un poliziotto nero, il primo dello Stato del Colorado, decise di infiltrarsi nel KKK locale e spiare dall’interno l’Organizzazione per minarne la credibilità e denunciarne l’operato.

Spike Lee si ispira al libro memoir di Ron Stallworth per raccontare un episodio, poco noto, chiave dell’emancipazione nera negli USA, ma soprattutto per denunciare senza veli e scrupoli la politica di destra repressiva messa in atto da Trump.

Lee è diventato, con i suoi 30 film all’attivo, una delle poche voci nere nel panorama cinematografico americano, denunciando uno status quodei diritti dei neri che ancora oggi lottano per essere considerati cittadini di serie A.

kkkk Il film incalza con buon ritmo tra atmosfere di spionaggio e scene irriverenti con dialoghi fulminanti e mai banali.

Il pregio di questa pellicola è sicuramente il tono leggero e scanzonato che lo colloca tra le dark comedy di impegno politico. Una commistione di FargoLa 25aora American History X.

Il film si muove attraverso citazione di film vecchi e famosi. La prima scena, per esempio, segue gli ultimi fotogrammi di Via col ventoquando Rossella vaga tra i moribondi lungo la ferrovia cercando il dottore che cura i reduci della guerra di Secessione proprio per combattere lo schiavismo del Sud. Successivamente, durante il film, si ricorda di come gli Stati Uniti, attraverso un capostipite del cinema come Griffith con La nascita di una nazione, fondarono il proprio potere sul sangue e sulla distinzione di razza egemonizzando e autorizzando la formazione del KKK. Lee condanna con veemenza l’idolatria di un padre fondatore del cinema che ha creato una mitologia positiva di un movimento razzista deleterio e distruttivo. I diritti civili, secondo Lee, in America valgono solo per i bianchi. Infine Spike, senza citarlo, prosegue pedissequamente, anche se con un altro scopo, ad un altro film, The Black Klansmandel 1966, sulle disavventure di un nero durante la guerra Civile Americana che si affilia al KKK per vendicarsi della morte della sorella.

Negli ultimi anni film sulla rivendicazione nera negli Stati Uniti stanno creando un nuovo genere cinematografico ottenendo risultati notevoli, sia in patria che all’estero, anche in Italia dove, notoriamente, i film di un certo impegno politico non hanno mai ottenuto grandi successi. Basti ricordare 12 anni schiavoIl diritto di contare su tre donne di colore che contribuirono al volo spaziale dell’Apollo 11 nel 1969, Get Out di Peele che ha prodotto il film di Spike Lee. Con movimenti pacifici qualcosa sta cambiando per i figli reietti dello zio Sam.

kkk2 BlackKklansman è una luce scintillante nel panorama cinematografico di questo anno. Brillante, senza falsi buonismi  e con la volontà di far riflettere su un problema che non riguarda, specificamente, solo i neri americani, ma tutti i discriminati sparsi per il mondo, anche gli ebrei, ben rappresentati nel film da Adam Drive, l’infiltrato bianco nel KKK. In un’epoca che tende a chiudere i confini questo film cerca di spianare i muri e creare contatti tra le persone, perché la paura crea solo dissidi e odi. L’arte, come mezzo di comunicazione globale, ha il potere di erigere ponti.

 

BlackKklansman fa sorridere e riflettere su quanto la memoria di eventi passati possa impedire che certi meccanismi distruttivi tornino a ripetersi. La dimenticanza non è una scusa per i crimini di oggi. Tutti siamo responsabili delle nostre relazioni con gli altri esseri umani e ricordare è il miglior mezzo per contrastare ignoranza e paura.

 

Voto 4/5

Ramsis D. Bentivoglio




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