Argento e Friedkin, maestri del male a confronto

Dario Argento

Incontro all’ultimo brivido alla Festa del cinema di Roma

Il primo non ha fatto dormire intere generazioni con film horror come Profondo rosso e Suspiria. L’altro non è certo da meno: L’esorcista gli è valso il soprannome di “regista del male”. Un confronto all’ultimo brivido quello che si è svolto ieri sera tra Dario Argento e William Friedkin, maestri della paura che sono stati ospiti degli Incontri ravvicinati della Festa del cinema di Roma.

Sul palco della Sala Petrassi i due cineasti, che in comune hanno anche la regia di opere liriche, si sono raccontati al pubblico dell’Auditorium Parco della musica. E nel farlo, non sono mancati (naturalmente) i complimenti reciproci.

“Argento è in grado di generare un grado di tensione incredibile che nessuno sa fare, grazie anche alla scelta delle musiche e al montaggio – ha dichiarato Friedkin – Riesce a rendere la paura e la morte spettacolari. Ammiro il suo lavoro come un fantastico esempio di arte moderna. E non saprei scegliere qual è il film che ho preferito. E’ un po’ come scegliere tra i ritratti di Rembrandt o le opere di Michelangelo”.

william friedkin ”L’esorcista è un film enorme che ha terrorizzato intere generazioni – replica il regista italiano – Ma vorrei ricordare anche le scene di inseguimenti di auto nei film di Friedkin. Allora non c’erano gli effetti speciali che ci sono oggi. Ogni scontro era vero”.

Il cineasta americano, che va ricordato anche per il poliziesco Il braccio violento della legge, ha ammesso una grande passione per il cinema italiano. Non solo verso i film di Dario Argento, ma anche quelli di Sergio Leone (con cui proprio Argento collaborò, scrivendo insieme a Bertolucci il soggetto di C’era una volta il West), Federico Fellini, Roberto Rossellini e Ettore Scola.

Strano a credersi, ma anche i registi dell’horror hanno paura. ”Ci sono molte cose del mondo moderno che mi spaventano – ha detto Argento – Ci sono poi le paure più profonde, quelle che provengono da inconscio e sessualità. E che mi hanno permesso di raccontare nei miei film non storie italiane, ma storie che nascono da dentro. E quindi sono di tutti e per tutti”. “A me spaventa il traffico romano” ha aggiunto Friedkin. Come dargli torto.

Giulia Bianconi

g.bianconi@araldodellospettacolo.it

 

Giornalista professionista, laureata in Dams-spettacolo con una tesi su Pina Bausch, scrivo di cinema sulle pagine del Quotidiano Il Tempo. Vedo molti film (anche troppi) e serie tv. Romana, da sempre pronta per vivere a Berlino.

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