Amy Winehouse, storia di un’anima fragile

amy

Nelle sale per tre giorni il documentario di Asif Kapadia

Ieri avrebbe compiuto 32 anni. E invece Amy Winehouse il 23 luglio 2011 a soli 27 anni è scomparsa nella sua casa di Londra. E’ morta da sola nel suo letto, alla stessa età di altri grandi artisti come Jim Morrison, Jimi Hendrix, Janis Joplin e Kurt Cobain.

Solo per tre giorni, oggi, domani e il 17 settembre, sarà possibile rivivere sul grande schermo la storia tormentata della cantautrice britannica. Il documentario Amy - The girl behind the name di Asif Kapadia, distribuito in Italia da Nexo Digital e Good Films, è dedicato alla vita e alla carriera di Amy, fatte di eccessi e abusi. Dalla relazione difficile con il marito Blake alla dipendenza da alcool e droga, fino ai problemi di bulimia.

Sono passati quattro anni dalla morte della cantante londinese dalla voce soul e l’anima fragile. Ma i suoi fan non sono riusciti ancora a dimenticarla. Come si fa con i grandi artisti, soprattutto scomparsi prematuramente. Il doc di Kapadia, lo stesso ad aver firmato il film su Ayrton Senna, racconta attraverso fotografie e video inediti il percorso artistico e umano di Amy. Da quando, ancora adolescente, aveva dato prova delle sue incredibili doti canore durante la festa di compleanno di un’amica alle prime esibizioni in pubblico, ancora innocente e senza trucco. Dall’uscita dell’album di esordio Frank al successo del disco Back to black e i singoli Rehab e Love is a losing game.

Il documentario, però, non è solo un susseguirsi di immagini mai viste. E’ soprattutto un racconto personale che esplora le fragilità della cantautrice. Dal suo rapporto con il cibo a partire dall’adolescenza ai primi abusi di droga e alcool insieme al marito Blake, con il quale ha vissuto una storia tormentata già dal primo incontro. Tanto da tatuarsi sopra il cuore il suo nome.

Presentato fuori concorso al Festival di Cannes, e successivamente al Biografilm Festival di Bologna, Amy ha ricevuto grandi consensi da parte del pubblico. La pellicola non è stata tuttavia apprezzata dalla famiglia, che l’ha criticata duramente. “Amy si sarebbe infuriata vedendolo. E questo film non è ciò che lei avrebbe voluto” ha detto il padre Mitch. Lo stesso che nel documentario sembra più volte incapace di comprendere il bisogno di aiuto della figlia.

Giulia Bianconi

g.bianconi@araldodellospettacolo.it

Giornalista professionista, laureata in Dams-spettacolo con una tesi su Pina Bausch, scrivo di cinema sulle pagine del Quotidiano Il Tempo. Vedo molti film (anche troppi) e serie tv. Romana, da sempre pronta per vivere a Berlino.

Leave a Reply

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>