American pastoral: l’esordio alla regia di Ewan McGregor

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American pastoral: due generazioni in conflitto tra loro raccontate con una grande carica emotiva. Presentato questa mattina in conferenza stampa a Roma, il film arriverà nelle sale il 20 ottobre

American pastoral- Un capolavoro della letteratura americana, nel 1998 vinse il Premio Pulitzer per la narrativa, oggi American pastoral è il settimo romanzo dello scrittore Philip Roth ad essere trasformato in film. Quando John Romano propose a Ewan McGregor la sceneggiatura dell’adattamento cinematografico di quest’opera, l’attore scozzese ne rimase così commosso e colpito che volle realizzarne un film.
Un successo annunciato in cui la Eagle Pictures Italia ha creduto più e prima di tutti, tanto che American pastoral uscirà in anteprima mondiale proprio nel nostro paese il prossimo 20 ottobre. Il film inoltre è stato scelto come primo dei quattro eventi di preapertura dell’undicesima Festa del Cinema di Roma. L’esordio alla regia di Ewan McGregor sarà proiettato questa sera al Barberini di Roma e sono bastate pochissime ore per mandare in sold out tutte le sale del cinema.
American pastoral è un film che porta un titolo importante e annovera grandi nomi nel cast sia artistico che tecnico. Ewan McGregor ne firma la regia e ne è interprete protagonista al fianco di Jennifer Connelly e Dakota FanningAlexandre Desplat ne ha composto la colonna sonora. Eppure stupisce il grande interesse suscitato nel pubblico da una storia tutt’altro che semplice che racconta di un sogno infranto, quello americano, e delle ferite e delle vittime che questo si è lasciato alle spalle.
Il mondo privato di una piccola famiglia della media borghesia degli anni ’50 e ’60  è descritto in American pastoral con tutta la silenziosa potenza delle emozioni. “In quegli anni i giovani americani avevano incredibili speranze – ha spiegato Ewan McGregor ai giornalisti di Roma in conferenza stampa- , dopo la guerra in Vietnam e i successivi scontri razziali, i ragazzi cominciarono a diventare una sorta di terroristi ed era il momento in cui due generazioni si sono scontrate. Questo è l’aspetto che il film cerca di esplorare meglio”.
Il regista infatti racconta di essere rimasto profondamente toccato anche in quanto padre dal racconto della vicenda del protagonista, Seymour “Svedese” Levov, un uomo che vede lentamente disfarsi sotto i suoi occhi la propria famiglia. I grandi eventi storici e politici dell’America di quegli anni si stagliano sullo sfondo e diventano quasi un’eco lontana della vera lotta interna che i protagonisti devono affrontare per non lasciarsi schiacciare e annientare da un ideale sociale che non gli appartiene. Dawn (Jennifer Connelly) è una donna bellissima, ex reginetta di bellezza del New Jersey, con Seymour, atleta prestante, studente promettente e futuro uomo di successo, formano la coppia americana perfetta. Tutta la loro vita ricalca il mito sociale degli anni ’50, eppure qualcosa stride. La famiglia messa in piedi dallo Svedese, nonostante tutti i suoi sforzi, non è così perfetta come poteva sembrare. La sua bellissima figlia Merry (Dokota Fanning) con i suoi problemi relazionali e la sua balbuzie è il segno vivente di un disagio interno, un dramma latente che si fa via via sempre più evidente nel racconto.
American pastoral è un film dolorosamente realistico, semplice come le emozioni che racconta, eppure potente nel modo con cui riesce a trasmetterle. La tragedia privata di una famiglia inserita in un difficile momento storico affiora silenziosamente ma con determinazione. L’America degli anni ’60 con i suoi grandi e significativi cambiamenti sociali diventa l’ambiente in cui si rispecchia l’immagine più intima e umana, ma non meno complicata, delle relazioni affettive familiari. La crisi di Dawn è la perfetta rappresentazione del fallimento di un modello femminile che non riesce a trovare la sua giusta collocazione nel passaggio dall’ambiente familiare a quello sociale. Lo scontro generazionale tra Merry e i suoi genitori, l’odio e la gelosia inconsapevole che la ragazza nutre nei confronti della madre, incarnano tutto il risentimento proprio di un’intera generazione in conflitto con la precedente. Mentre infine il dolore lacerante dello Svedese manifesta tutto il peso della frustrante sensazione di fallimento di un padre di fronte ad errori che non riesce a comprendere fino in fondo.
Ewan McGregor ha spiegato alla stampa che questo esordio alla regia ha significato un cambiamento nella sua stessa vita: “Da anni cercavo conversazioni così creative con colleghi e tecnici. Grazie a questo lavoro ho avuto modo di scoprire figure professionali del cinema che conoscevo poco. Ho imparato ad allacciare rapporti che mi hanno arricchito enormemente”.
Vania Amitrano
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