“Alaska”, l’epica storia d’amore di Cupellini

alaska

Germano è il protagonista della pellicola presentata al Festival di Roma che si perde nel labirinto dello strafare

Dopo 5 anni Claudio Cupellini torna in concorso alla Festa del cinema di Roma, la stessa kermesse in cui si giudicò il Marco Aurelio d’Oro nel 2010 per Una Vita Tranquilla. Dopo aver vinto la manifestazione grazie anche a un protagonista d’eccezione come Toni Servillo, Cupellini ci riprova e sceglie come attore principale del suo lungometraggio la promessa mantenuta del cinema d’ultima generazione: Elio Germano.

L’attore, in questi giorni in sala con Suburra, interpreta Fausto un italiano emigrato in Francia dipendente di un lussuoso albergo di Parigi. Sognatore ambizioso, Fausto ha tanti progetti tra i quali quello di poter aprire un giorno un ristorante. Sul tetto del palazzo dell’albergo nel quale lavora, durante una galeotta pausa sigaretta Fausto conosce una modella che vive a Milano Nadine (Astrid Berges-Frisbey) ma il loro incontro si consuma in una manciata di minuti prima che un  tragico evento porterà Fausto in galera. Dopo questo incipit, romantico e plausibile, il film di Cupellini scivola in una sceneggiatura priva di senso che porterà i due protagonisti a rincorrersi per anni sullo sfondo di surreali eventi.

Quella che lo stesso cineasta ha definito “un’epica e grande storia d’amore” non è altro che un lungometraggio pieno zeppo di accadimenti non- sense che mira all’esagerazione con la scusa di voler regalare suspense e drama allo spettatore. Ben poco si salva della scrittura di Alaska anche se i protagonisti, sia il più che rodato Germano che la sorprendente Berges-Frisbey, sono indiscutibilmente perfetti nelle loro parti e la regia di Cupellini è convincente come in ogni suo lavoro. A non convincere, invece, è l’intera narrazione spalmata in un arco temporale di 5 anni nei quali succede l’impossibile, nei quali i protagonisti passano dall’abisso alle stelle ritrovandosi e perdendosi più e più volte in twist narrativi inconcepibili il cui unico pregio è quello di essere girati egregiamente.

Alaska è un film pretenzioso che ha voglia di stupire e di raccontare ma che si perde nella foga. Si svilisce nel labirinto dello strafare. Ed è un vero peccato che questo accada, e accada quasi nell’immediato, perché come un cineasta come Cupellini dietro la macchina da presa e due attori come Elio e Aastrid davanti sarebbe stato davvero facile regalare all’italica settima arte qualcosa di buono, finalmente.

Sandra Martone

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