Innocenzi: “La crisi è anche colpa nostra”

Pietro Innocenzi Globe Film

Innocenzi: “La crisi è anche colpa nostra”

Riflessioni e proposte per rilanciare il cinema italiano

Pietro Innocenzi Globe FilmE’ in pieno fermento l’ambiente cinematografico.

Forse ci voleva la crisi economica, travolgente e drammatica, per riuscire a smuovere quelle strutture pantagrueliche che ingessano la Settima arte. E si cercano nuovi metodi per permettere al cinema di recuperare il suo fascino.

In questi giorni un’ipotesi si fa strada sempre più prepotentemente: l’anticipazione del Festival di Roma. Si parla di organizzarlo per il prossimo giugno, in modo da tenere attivo l’interesse anche in un periodo dell’anno in cui – in Italia – ci dimentichiamo totalmente delle proposte cinematografiche.

“Sono d’accordo. Molto meglio a giugno che a settembre” sostiene Pietro Innocenzi della Globe Film, produttore storico che non ha bisogno di presentazioni. “Potrebbe essere un modo per ottenere un numero maggiore di arrivi. Di film e di star. Inoltre non sarebbe a ridosso del Festival di Venezia. E se devo dirla tutta, chi come me è uscito con qualche film dopo Venezia e dopo Roma, raramente ha avuto fortuna”. Superstizione a parte, fondamentale nella scelta, è il potenziale economico. Sottolinea infatti Innocenzi: “Benvenga il mercato estivo. Se riuscissimo davvero a lanciarlo sarebbe un’ottima novità per i nostri titoli. Solo in Italia non si va al cinema d’estate. Oltretutto, le sale che rimangono aperte ormai sono numerose. Il problema è che non incassano. Restano vuote”.

Un’altra delle proposte avanzate per combattere la crisi, è quella di organizzare un vero e proprio palinsesto che faccia concorrenza alle altre forme di intrattenimento. Dalle partite di calcio al Festival di Sanremo. “Può essere un’idea ma secondo me bisognerebbe soprattutto guardare al prodotto che proponiamo. Basta dare un’occhiata ai titoli di quest’anno. Ci stiamo riprendendo solo grazie ai titoli americani”.

E a questo proposito sottolineiamo che il cinema italiano, che negli ultimi anni viene solitamente definito agonizzante, in realtà ha appena fatto incetta di premi. Dall’Orso di Berlino con i Taviani, al Gran Prix Speciale di Cannes con Garrone, al Festival di Roma con Franchi, per arrivare al Sundance che vede Giorgio Diritti in concorso. Come la mettiamo? Siamo sempre esterofili?

“Noi siamo bravi nei film d’autore e di genere – replica Innocenzi -. Il fatto è che negli ultimi 4 o 5 anni il pubblico ha preferito le commedie. La gente vuole ridere, non vuole pensare ai debiti o ai problemi anche quando va a svagarsi. La crisi c’è e si sente. E bisognerebbe riflettere su questo, come sul fatto che ormai il mio mestiere – come quelli tipici del cinema e gli altri artigianali in genere – stanno scomparendo. Non ci sono più italiani che facciano certi mestieri, sono tutti stranieri. Noi abbiamo fatto studiare i nostri figli e ne abbiamo avuto grandi soddisfazioni, ma ora ci ritroviamo così. Penso a tutta la gente che ha una laurea ma che non riesce ad arrivare alla fine del mese e allora mi rendo conto che la cultura, solamente la cultura, non basta. Ci ha resi poveri. Ma perché oggi nessun politico dice che potremmo essere stati noi – la mia generazione – a creare parte di questa situazione attuale?”.

Giustamente Pietro Innocenzi si preoccupa dei lavoratori, come uomo e come presidente della Calt (Cassa Assistenza Lavoratori Troupe). Anche su quel fronte, le polemiche impazzano. C’è crisi e ognuno cerca di risparmiare su tutto, così le produzioni – sempre più frequentemente – vanno a girare i propri film all’Est o in Sud America, dove i costi di realizzazione sono nettamente inferiori. Però, così facendo, si toglie lavoro alle troupes italiane.

“Purtroppo è vero. I lavoratori hanno pienamente ragione – risponde Innocenzi-. Ormai si va a girare in Argentina, in Brasile e all’Est. Anche io l’ho fatto, ma quando c’era un collegamento con la storia del film. ‘L’allenatore nel pallone’ l’ho ambientato in parte in Brasile, ma perché la storia lo richiedeva e ci abbiamo girato solo 2 settimane, poi siamo stati 6 settimane qui in Italia. Se l’ambientazione lo richiede, è giusto partire ma se no, non bisogna esagerare. Per un produttore, finanziare un progetto ora è molto rischioso. Molti hanno davvero il laccio alla gola e che cerchino alternative valide va bene, ma senza esagerare. Le nostre maestranze non lavorano più”.

Cosa si può fare per le troupes?
“Ci stiamo battendo per ottenere il sesto giorno di lavoro anche a Roma, in modo da arrivare alle 66 ore settimanali. Con la Rai ci siamo riusciti. I nostri tecnici e le maestranze fanno parte di quei ragazzi che hanno pesantemente risentito della crisi. C’è fame. Rivalutiamo il nostro patrimonio ambientale, perché non lo facciamo. Abbiamo regioni come la Toscana, la Puglia, la Sicilia, il Piemonte. Diamo lavoro al Lazio, rifacciamo le grandi serie qui, facciamo sopravvivere almeno i nostri lavoratori. Se facciamo una serie sui butteri, non andiamo in Argentina ma restiamo in Toscana”.

 

Francesca Romana Massaro
fr.massaro@araldodellospettacolo.it

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