Netflix ha rivoluzionato anche Hollywood, parola di Landau

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Lo scrip doctor ci spiega le “regole del gioco” per film e serie tv

E’ professore, consulente, autore, sceneggiatore e produttore. Mille volti in uno, tutti ad altissimo livello, tutti messi a segno ad Hollywood.

Abbiamo incontrato il mitico Neil Landau, sceneggiatore di serie tv che hanno monopolizzato il pubblico alla fine degli anni ’90 e nella prima decade del 21′ secolo, come Melrose Place e Febbre d’amore. Abbiamo parlato con lui, analizzando il mondo nuovo, ovvero il mercato attuale nel quale è sceso pesantemente in campo il capitale della Silicon Valley, al quale anche Hollywood, per la prima volta in vita sua, ha dovuto piegare la testa.

La rivoluzione Netflix, come un tornado, ha spazzato via le certezze che per decadi hanno dominato gli affari della collina cinematografica più famosa del mondo.

Un tempo gli attori di cinema consideravano i colleghi televisivi come dei personaggi minori, ruoli minori, paghe minori, fanzine minori per prodotti minori. Oggi tutto è cambiato. Ci sono Premi Oscar che non vedono l’ora di diventare protagonisti di una serie tv e, addirittura, sono tra i primi produttori delle stesse. Basta pensare a Nicole Kidman, Anthony Hopkins, Reese Witherspoon, Robin Wright o a grandi nomi come Gerard Depardieu, Ed Harris e così via.

Il cinema non tira più come una volta o meglio, il cinema continua ad avere il suo fascino ma la fruizione è cambiata e non accenna a voler tornare unicamente allo sfruttamento del grande schermo. Non c’è multiplex o imax che tenga. E’ l’inesorabilità dell’effetto Netflix.

“La tv digitale sta rivoluzionando il cinema ma i film non stanno sparendo, è il sistema in generale che sta cambiando, si sta muovendo.  Oggi anche una serie tv non è più l’appuntamento della settimana, non si aspetta più la puntata del giovedì sera. Su Netflix infatti, nel momento in cui viene rilasciato il primo episodio, si ha tutta la stagione a disposizione e il pubblico si è abituato a questo metodo…” ci spiega Neil.

Quindi il sogno americano, quello secondo il quale ogni barista di Los Angeles prima o poi diventerà un attore di Hollywood è da considerarsi mutato in “ogni barista vuole diventare un attore di Netflix” e per quanto riguarda gli sceneggiatori, è così anche per loro? Ma soprattutto, come funziona a Los Angeles? Perché qui in Italia, molti sceneggiatori svolgono altri lavori nel loro quotidiano, mentre aspettano che i propri progetti trovino uno sbocco reale nel mercato dell’audiovisivo.

“Anche negli Stati Uniti – racconta Neil Landau – gli sceneggiatori fanno altri lavori. Dai giornalisti, agli uffici stampa, alla formazione e così via. La realtà è che devi essere fortunato, oltre che talentuoso. Poi sta a te. Decidi a quale livello vuoi vivere. Se ciò che guadagni con la scrittura ti permette di vivere bene o se preferisci innalzare il tuo livello di vita e così fai attività alternative e parallele nel frattempo.
Infatti sono qui a Roma per tenere il workshop Showrunner Italia, organizzato da Wgi, Siae, Ucla e Luiss Business School. Andando in giro per il mondo, parlo e vedo moltissime persone e realtà e posso assicurare che funziona così in ogni nazione o continente.
Io stesso sono professore, insegno e sono uno script doctor. Queste cose le posso fare, ovviamente, nelle pause di lavoro tra la scrittura di un film o di una serie tv”.

Solitamente nelle serie tv attuali o nei contenuti per la televisione, i broadcaster cercano di infilare qualche youtuber famoso, convinti che porti parecchio del suo pubblico da internet alla tv. Ma funziona davvero? Il cambio del media non viene patito dai fruitori di Internet? Cambiano device con facilità?

“Il fatto è che ci si prova. Suona strano ma la produzione di film o serie tv è una scommessa continua, quindi il broadcaster le tenta tutte. A volte funziona, altre no. Ci sono youtubers che sono carini ma pessimi attori e allora il progetto naufraga. Poi dipende da che tipo di youtuber celebrity parliamo.
Ci sono gli specializzati in gaming e allora daranno qualche plus al tuo progetto solo in quella veste, mentre possono esserci degli youtubers conosciuti per il loro carisma e per il loro talento particolare nell’attirare la gente e allora loro sì che possono essere versatili”.

Pensi che ci sia spazio, a Los Angeles, per sceneggiatori italiani e per i loro progetti? Che fama abbiamo all’estero?

“Ryan Murphy dice sempre, come regola per gli sceneggiatori che vogliono scrivere progetti per le piattaforme attuali – che sia Netflix, Amazon, Hulu, Chili, Sky o chi vuoi – più scrivi in maniera specifica, più universale diventa. E ha ragione!
In questo momento, per esempio, sto guardando Gomorra. E’ un prodotto tipicamente partenopeo, neanche italiano, eppure conquista gente in ogni angolo del pianeta. Stesso discorso vale per Narcos. E’ un prodotto profondamente colombiano e piace proprio per questo motivo.
Quindi un consiglio che dò agli sceneggiatori e autori italiani: conquistate il vostro mercato locale, solo così arriverete ovunque”.

In sostanza, niente più globalizzazione e appiattimento all’americana. Evviva, largo alle idee!!




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