Elio Crifò, uno spaccato d’Italia in “La Classe Digerente”

eliocrifo

In scena al Teatro Golden

Un’Italia schiava della politica corrotta, della mafia, degli interessi dei privati che prevalgono su quelli dei cittadini; schiava dell’ignoranza di cui siamo vittima a causa dei numerosi misteri che si sono susseguiti nel corso del Novecento, andando ad incancrenire un tessuto civile già ampiamente compromesso dalla corruzione, dalle disuguaglianze fra nord e sud, dal disinteresse verso le necessità fondamentali della società civile. Un’Italia come questa è quella che Elio Crifò presenta al Teatro Golden di Roma in La Classe Digerente.

All’apparenza nulla di nuovo: ma la differenza rispetto alle fin troppo numerose critiche al nostro Paese, intrise d’indignazione – critiche e accuse che riempiono libri, trasmissioni televisive e spettacoli, non meno che le giornate di molti, passate sui social network a postare frasi retoriche e ad esprimere ‘mi piace’ a portata di facile click – è la capacità dell’autore e attore di affiancare al ritratto decadente uno sguardo più profondo, che non rifiuta di fare nomi e cognomi, di citare fatti e circostanze, di parlare direttamente alle famiglie mafiose proponendo provocatoriamente che siano loro stesse a prendere in mano la cosa pubblica per renderla più efficiente, uno sguardo consapevole e disincantato, pieno di rabbia ma anche lucido, conscio che la via per il cambiamento passa dal coinvolgimento e dalla voglia di fare di ognuno, e che non può disaccoppiarsi dal bisogno primario di saper e voler chiedere scusa a tutte le vittime di una realtà sociale e culturale impoverita e messa all’angolo da un passato non meno che da un presente in cui il sentimento dominante è quello di un pessimismo incapace di dar vita ad una speranza per il domani.

In realtà si ride (talvolta amaramente, non serve nasconderlo), e non di rado, nei novanta minuti in cui Crifò riesce, senza bisogno di coreografia, effetti speciali, né tantomeno di qualcuno al suo fianco, ad animare la scena. Motivo in più per non lasciarsi sfuggire l’occasione di assistere allo spettacolo, in replica, al momento, solo in altre due date. Con il suo sorriso, la sua verve, la sua fisicità, il suo abbigliamento elegante arricchito da un tocco personale e spensierato, Crifò regala riflessioni e stimoli, ritraendo l’attualità dipingendola con il suo stile particolare, in cui l’ironia non abbandona mai un feroce realismo.

 

Matteo Finco

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