Torino Stratosferica, il festival sulla città e i suoi abitanti

Mostre_Visioni

Dal 23 al 25 ottobre alla Centrale della Nuvola Lavazza di Torino

Da luogo primario dove vivere, alle vulnerabilità messe in luce della crisi globale. La città è trafitta, la città trema. Si chiamerà The City at Stake (La città è a rischio), la quarta edizione del festival Utopian Hours 2020, ideato e organizzato dall’associazione culturale Torino Stratosferica.

La rassegna internazionale dedicata al “city making”, che si terrà alla Centrale della Nuvola Lavazza di Torino, dal 23 al 25 ottobre – con ospiti in presenza e altri in modalità streaming, offrendo una soluzione sia responsabile, ma al contempo coraggiosa in questo particolare periodo storico – sarà dedicata al tema delle città, con un titolo che risulta più che mai calzante, anche alla luce della recente pandemia, e che ha l’obiettivo non solo di stimolare una riflessione, ma anche di preservare l’attitudine di immaginare, costruire, vivere e pensare gli spazi urbani.

Al centro i grandi temi della contemporaneità: dalla fuga dalle metropoli alla rinnovata attenzione per le aree interne e la campagna, dalle città sull’acqua a quelle a misura di donna, dalla mobilità del futuro alle nuove strategie di sviluppo del territorio.

Ph. @Andrea Guermani

Ph. @Andrea Guermani

«Le città sono armi mentali», precisa Luca Ballarini, fondatore dell’associazione che organizza il festival. «Utopian Hours – prosegue – è un festival che dà ampio spazio alla visione, al lavoro collettivo, alle professionalità coinvolte a tutti i livelli nel “fare città”. È un momento iper-stimolante di confronto internazionale per ragionare sul potenziale delle nostre città, su come possiamo creare valore urbano e invertire la tendenza in ciò che non funziona».

«Pensiamo a Milano e a Torino – interviene il condirettore di Utopian Hours, Giacomo Biraghi – sono centri che per la prima volta nella loro storia recente devono gestire due crisi: quella della città in genere (sotto scacco per la pandemia) e quella della fine della loro età dell’oro (Olimpiadi ed Expo). Ecco, Utopian Hours è un festival ottimista in questo momento buio».

Comunità. Campagna. Waterfront In aiuto grandi nomi della scena internazionale. Si dialogherà di comunità e innovazione con Sanne van der Burgh, direttrice di Next, la task force creata dai visionari architetti olandesi dello studio MVRDV. Focus anche sulle aree rurali ritenute il luogo dei più radicali cambiamenti del nostro vivere, e fuga dalla città. Se ne parlerà con Samir Bantal (direttore di AMO), curatore insieme a Rem Koolhaas della mostra Countryside. The Future, attualmente esposta al Guggenheim di New York, e con Karen Rosenkranz, l’etnografa autrice del libro City Quitters.
L’elemento acqua sarà centrale in questa quarta edizione della kermesse torinese. In particolare, l’attenzione è rivolta alle città galleggianti, con il progetto dello studio BIG guidato da Bjarke Ingels, Oceanix, presentato da Marc Collins Chen, e Copenhagen Islands – piattaforme flottanti, mobili, lungo il canale e nella baia studiate per creare uno spazio pubblico creativo e innovativo – raccontate dall’australiano Marshall Blecher e dal danese Magnus Maarbjerg. Un capitolo specifico è per il rapporto tra nuoto e città, con l’esposizione di Andreas Ruby, curatore di Swim City a Basilea, che porta al festival esperienze di nuoto urbano, nel mondo.

Esperti italiani in prima fila Per una riflessione sulle sfide e le prospettive che attendono tutti noi, cittadini urbani, sul palco di Utopian Hours gli italiani: Davide Ponzini, professore di Urbanistica al Politecnico di Milano che studia l’impatto globale dei grandi studi di architettura; Maurizio Carta, professore di Urbanistica e studioso del nuovo modello di “città aumentata” e “città creativa”; Gian Carlo Magnoli Bocchi, architetto, consulente di sviluppo urbano sostenibile per le Nazioni Unite e il celebratissimo Carlo Ratti, professore al MIT-Massachusetts Institute of Technology di Boston, dove dirige il MIT Senseable City Lab.

Editoria e giornalismo urbano Protagonisti tra gli altri Nolan Giles, design editor del magazine Monocle, il direttore di Dezeen, Marcus Fairs e Chris Michael editor-in-chief di Guardian Cities, iniziativa dedicata proprio alle città e sviluppata per sei anni dal quotidiano britannico. La giornalista Stephanie Bakker e la fotografa Cynthia Boll condurranno il pubblico all’interno di un reportage multimediale che racconta la vita di cinque nuove megalopoli: Kinshasa, Lima, Yangon, Medellín, Addis Abeba, che brillano di luce e punti oscuri.
La tre giorni torinese ospita anche la prima italiana del libro The Shenzhen Experiment: The Story of China’s Instant City, di Juan Du, storia della città cinese che da poche migliaia di abitanti ha raggiunto i 12 milioni di cittadini in pochi decenni, simbolo dell’esplosione urbana nella Cina di oggi. Il talk sarà seguito da un breve intervento di Michele Bonino (Politecnico di Torino), che ha curato la biennale di Shenzhen con Carlo Ratti Associati e la mostra “China Goes Urban”, che si terrà al Museo di Arti Orientali di Torino.

La città sotto la lente delle donne. La musica come driver Spazio alla riflessione sulle città disegnate da professionisti-uomini con il punto di vista della geografa di genere Leslie Kern, e alla musica come strumento strategico per migliorare i luoghi con Danny Keir, fondatore della società Enki Music. Fra i grandi studiosi urbani, ospite Richard Florida, accademico celebrato e autore noto anche al grande pubblico, fondatore di CityLab (ai tempi The Atlantic Cities).

 

@AndreaMartiradonna

Nuvola Lavazza interno Ph. @AndreaMartiradonna

Quale ruolo quindi per il progetto? Come nascono e si animano luoghi che fanno la differenza? Sul palco di Utopian Hours salirà Ewan Anderson, managing partner dello studio di architettura 7N Architects, con base a Edimburgo e che promuove un approccio olistico alle pratiche di placemaking. Il festival delle città affronta anche il tema della casa: dai luoghi sconosciuti con Victoria Thornton, l’ideatrice del format internazionale Open House, alle esperienze di co-housing e abitare collettivo con Assemble Architects di Londra e Lacol di Barcellona, in un panel promosso insieme a Homers di Torino. E ancora Gabriella Gomez-Mont (Città del Messico e Amsterdam), Júlia Miralles de Imperial (Barcellona) insieme all’italo-danese Thomas Ermacora condivideranno la propria prospettiva urbana moderati da Greg Lindsay, direttore di New Cities, realtà canadese impegnata proprio sul futuro delle città.

Mobilità alternativa Al festival l’idea dello skater Léo Valls di creare luoghi migliori, spazi skate-friendly dove far coesistere più attività. Ancora, un’idea svizzera e un progetto torinese si uniscono con la presentazione dell’auto elettrica del futuro grazie a Komma, startup elvetica di Petter Neby.

 

Non solo talk. Quattro giorni di esplorazione libera e in solitudine nel capoluogo piemontese per tre visitatori esperti provenienti dall’estero, che poi racconteranno le loro impressioni e proposte su Torino. Visiting Urban Explorer, un format originale di Torino Stratosferica, quest’anno prenderà forma con i nuovi viaggiatori. Hanno confermato Justyna Król e Jeroen Beekmans. Per finire workshop aperti al pubblico sul metodo creativo di Torino Stratosferica.

 

Un’anticipazione dei contenuti del festival si terrà mercoledì 13 ottobre, alle ore 18.00, alla Fondazione Riccardo Catella di Milano. Il dibattito sarà moderato da Luca Ballarini, fondatore di Torino Stratosferica e Giacomo Biraghi, condirettore di Utopian Hours e responsabile innovazione Confindustria Bergamo, con il saluto di Kelly Russell Catella. Interverranno: Pierfrancesco Maran, assessore all’Urbanistica, Verde e Agricoltura del Comune di Milano; Maria Grazia Mattei, presidente di MEET, Digital culture center – Fondazione Cariplo, e Walter Mariotti, direttore editoriale Domus.    

 

Il programma completo del festival alla pagina https://torinostratosferica.it/programma/

 

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