PierBo, l’artista-poeta tutto genio e creatività

Pierbo (22)

Nei suoi quadri la commistione violenta di arte e poesia frantuma l’individuo

Pierbo (20)Una mattina di tre anni fa si è alzato dal letto e ha seguito il suo istinto. Ha preso una grande tela di un bianco spersonalizzante e vi ha riversato i colori della sua rabbia, della sua frustrazione e, in sostanza, della sua variopinta creatività. PierBo, nome in arte di Pietro Bottai, classe 1974, ha scoperto così la pittura: un misto di casualità e voglia di evasione da una quotidianità che, giorno dopo giorno, lo stava soffocando fino a ucciderne la sua natura “ingenua e primordiale”. Così, quando per la prima volta ha preso in mano il pennello e lo ha intinto nell’acrilico, ha capito che su quella tela bianca poteva dare spazio alla propria conflittuale interiorità, riuscendo a sintetizzare le sue due grandi passioni: la poesia e l’arte figurativa.

In ogni suo quadro la commistione fra immagine e parola è violenta, sconvolgente, impattante. Un delicato e sofisticato gioco di sottili corrispondenze studiato per annientare l’individuo e la sua incrollabile individualità. Se da una parte la rappresentazione colpisce la retina dell’osservatore disturbandolo e disorientandolo, dall’altra la liricità esplosiva dei suoi testi contribuisce a squarciare quel velo di Maya che, alterando la nostra percezione della realtà, la maschera come sogno, illusione e parvenza.

I colori che trionfano nelle sue opere d’arte sono le tonalità scure. Il nero, l’inchiostro della sua vita irrequieta, schizza e inonda la gran parte dei quadri. Le figure umane, come nell’omaggio alla band Kiss, sono circondate, avvolte dalla pesantezza del colore che sovrasta tutto, anche gli altri colori, fino a trasmettere un senso di soffocamento e di immobilità in questa densa massa scura. Ma nelle sue tele è presente anche il rosso che simboleggia il sangue e l’energia vitale. Quella stessa energia vitale che, trasformandosi in creatività allo stato puro, ha permesso a PierBo di risalire la china e ritrovare la luce dopo un periodo in cui la depressione sembrava aver la meglio. E infine c’è il bianco, la tinta della purezza ma anche dell’infinito, dell’incompiuto che, entrando di forza nell’equilibrio cromatico e anticonformista delle sue opere, lascia all’osservatore lo squisito compito di tradurlo in emozioni.

Pierbo (44)Dopo aver scoperto da adolescente la bellezza della poesia  e aver raggiunto una certa notorietà, tanto da essere stato richiesto per scrivere pensieri sulle tele di alcuni pittori, la sua poliedricità artistica lo spinge tra le braccia della Pittura. Alle spalle nessuna formazione specifica, soltanto tanta spontaneità che a volte gli fa sfiorare il kitsch. “Non lo disdegno – spiega Bottai – perché può nascere come frutto di una mia visione, della mia ricerca spasmodica di essere contemporaneo senza tradire il mio spirito e le mie aspirazioni”. E continua: “Sai quanti quadri ho spaccato perché non mi piacevano? Tantissimi e la cosa più incredibile è che la gente mi chiedeva proprio quelli squarciati”. Nessuna ribellione, ma un senso di eterna ed eterea insoddisfazione estetica.

E che PierBo segua sempre il suo istinto e il suo gusto è chiaro: basta gettare una rapida occhiata alle pareti del suo studio, un elegante appartamento a viale Mazzini, per notare le sue opere a cui è più affezionato, ognuna delle quali differisce per stile e poeticità. ”Io faccio l’arte che mi viene: Picasso nella sua vita ha attraversato tre fasi? Ebbene io ne ho attraversate ventisette nell’arco di un anno”.

Pierbo (25)La vita del giovane PierBo (“perché in Italia si è giovani anche a cinquant’anni”, scherza lui) è frantumata. Frantumata fra un’anonima quotidianità e i suoi desideri più reconditi. Ma, soprattutto, fra la libertà di esprimere il proprio “io” tormentato e la necessità di “tirare a campà”. Per questo accanto alle opere nate dal suo genio troviamo quadri realizzati su commissione, proprio come la grande tela poggiata sul tavolo da lavoro al centro del salotto. Sta dipingendo un Lupin,  noto personaggio del manga ideato da Monkey Punch.

La commissione più assurda? Mi hanno richiesto un Tex davanti al Duomo di Firenze. L’ho fatto senza batter ciglio perché prendo l’arte per quella che è, ovvero in continua evoluzione. Passa e se ne va”. “D’altronde mi sento un po’ come un venditore di aspirapolvere, spinto a bussare di porta in porta per vendere il proprio prodotto”, aggiunge sarcastico.

PierBo non si è ancora affidato a una galleria: “Non mi fido troppo perché in Italia si parla tanto, si fa un gran vociare e poi si conclude poco. Non mi piace l’idea di vendere un quadro al triplo del suo valore, visto per altro da venti persone. Preferisco venderlo a un prezzo inferiore purché raggiunga il più vasto pubblico possibile”.

Pietro Bottai, un pittore dall’anima irrequieta, “maledetta”. PierBo, un equilibrista sospeso sul lungo filo della vita, in bilico tra sogno e realtà, tra arte e poesia pronte a esplodere in un gioco violento di policromie incompiute. Un po’ come è, in fondo, la vita. E solo così possiamo arrivare ad afferrare con le dita il pensiero nel suo blog: “Aveva bisogno di qualcuno che gli facesse credere nelle sue possibilità. Magari anche qualcuna. Aveva pensato anche a un cane e a un pappagallo. Ma questi erano esseri troppi sensibili per condividere quel progetto assurdo. Quando telefonò a Francesca sapeva già che non gli avrebbe risposto. In un modo o nell’altro fece da solo”.

Fotografie: Susanna Pagnotta

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