La Divina Commedia in versione fotografica e multimediale

Raffaele Curi, DANTE in a private dream of Raffaele Curi, Installation view - Fotografie di Simone Liberanome (06)

Un Dante mai visto nel progetto EverAfter di Claudia Rogge e nell’avvolgente installazione Dante. In a private dream of Raffaele Curi

A vent’anni dalla sua nascita, la Fondazione Alda Fendi – Esperimenti si unisce all’Accademia della Crusca nella proposta della grande mostra della rhinoceros gallery di Roma dedicata a Dante Alighieri, in occasione del settimo centenario della morte del Sommo Poeta.

La Divina Commedia in versione fotografica e multimediale. Un Dante mai visto nel progetto fotografico EverAfter di Claudia Rogge e nell’avvolgente installazione multimediale Dante. In a private dream of Raffaele Curi

Dal 15 aprile al 15 luglio il ‘palazzo delle arti’ al Velabro, progettato da Alda Fendi con l’archistar Jean Nouvel come nuovo centro propulsore dell’arte capitolina, ospita una Divina Commedia mai vista, che prende corpo con il progetto fotografico EverAfter di Claudia Rogge e l’avvolgente installazione multimediale Dante. In a private dream of Raffaele Curi. Viene presentata inoltre l’iniziativa La parola di Dante fresca di giornata dell’Accademia della Crusca, in un originale cortocircuito tra social network e spazi della galleria. Un Dante suonato ad altissimo volume è quello sognato da Raffaele Curi, che è sin dalla nascita l’ideatore della linea artistica della Fondazione Alda Fendi – Esperimenti: un Dante radioattivo e ipercontemporaneo, capace di mescolare i temi ecologici e la denuncia dei disastri ambientali causati dall’uomo, con le celestiali visioni delle miniature quattrocentesche di Giovanni di Paolo, in una partitura per immagini tutta giocata su un mosaico di schermi davanti al quale il pubblico deve perdersi, per ritrovarsi infine immerso in una luce celestiale.

Sono felice che voi pensiate che questo ‘mio’ Dante sia un’opera rock”, dichiara Raffaele Curi. “E sono altrettanto felice che io non lo pensi. E ringrazio l’Accademia della Crusca”. È la musica elettronica di Radioactivity dei Kraftwerk a introdurre il visitatore alla visione del canto XIII dell’Inferno, da cui è tratto il celebre verso “Uomini fummo e or siam fatti sterpi”. Per poi arrivare, alla fine del percorso espositivo, alla contemplazione abbagliante, tanto da rendere consigliati gli occhiali da sole, del canto XXXIII del Paradiso con “L’amor che move il sole e l’altre stelle”, sulle note di Enjoy the silence dei Denmark+Winter. Raffaele Curi racconta: “Entrare in un mondo che ci appartiene, dove siamo attesi. Questa la sensazione della mia ‘prima volta’ con la Commedia di Dante: ed essere attesi non ci rende profondamente felici? Solo i veri artisti sanno rischiare, diventando metafore tra la storia e i suoi azzardi”. Spiega Alda Fendi: “Dante, Milton, Michelangelo, Shakespeare, i tragici greci. Nomi roboanti di un eterno immaginario, che ci avvicina al Figlio dell’uomo, con incandescente timore. Un Dante, questo di Curi, apparentemente docile, ma espressivamente folgorante, con forti rimandi al nucleare e ai problemi dell’ambiente, nascosti nei versi incisivi del sommo poeta che trasporta la loro forza da sempre e per sempre. Caustica la visione dell’Inferno, iridescente il Paradiso visto questa volta con gli occhi di Giovanni di Paolo che raccontano Dante in un tripudio appassionato di Astri d’oro e di lapislazzuli. L’Accademia della Crusca è con noi! Per me una vera carezza spirituale!”.

“L’Accademia della Crusca è felice di partecipare all’installazione di Raffaele Curi su Dante per la Fondazione Alda Fendi – Esperimenti”, dichiara il professor Claudio Marazzini, Presidente dell’Accademia della Crusca. “Il titolo che abbiamo scelto, La parola di Dante fresca di giornata, è persino un po’ scherzoso, forse fin troppo scherzoso, se si pensa che viene dall’Accademia della Crusca. Eppure l’iniziativa ha riscosso un notevole successo, forse proprio per il suo tono leggero, un po’ sbarazzino. Probabilmente in questo periodo siamo tutti tormentati dai problemi della pandemia, e abbiamo voglia di pensare a qualcos’altro, desideriamo sperimentare la liberazione della mente. Le parole di Dante non sono sempre facili, però la ricerca dei loro significati reconditi è un esercizio intellettuale che allontana in parte le angustie del presente e richiama letture che magari abbiamo fatto tanto tempo fa, a scuola. Oppure questo esercizio ci fa incontrare canti della Commedia che a scuola si saltano, non si leggono mai. Ecco l’occasione buona per scoprire aspetti di Dante che non conoscevamo. Ci siamo divertiti a proporre al pubblico neologismi, latinismi, onomatopee dantesche, e anche parole comuni parole semplici, che usiamo ancora oggi: perché in Dante c’è già quasi tutto il nostro italiano di base. Certo, ci sono anche tanti altri termini troppo difficili per la nostra banale vita quotidiana moderna e massificata. Tutto questo patrimonio lessicale messo assieme dimostra l’infinita ricchezza dell’italiano, così come lo usava un uomo del Medioevo per scrivere un capolavoro della letteratura mondiale”. rhinoceros gallery – racconta Alessia Caruso Fendi, direttrice dello spazio espositivo – è un’esperienza primitiva che punta alle radici delle emozioni. Coniuga l’offerta materiale e concreta degli artisti, le loro opere, con un’aspirazione, un sogno, un’astrazione costruiti sulla visione artistica e culturale della Fondazione Alda Fendi – Esperimenti. Una dimensione rimanda all’altra, in uno scambio osmotico continuo; dimensioni non necessariamente allineate, ma anche naturalmente contrapposte. L’occasione, questa volta, è celebrare Dante Alighieri e il viaggio che il poeta ci fa compiere attraverso la ricchezza della cultura e l’infinita articolazione della lingua italiana. Un occhio puntato sulle enormi tavole fotografiche di Claudia Rogge e l’altro sulle installazioni tragiche e paradisiache di Raffaele Curi. La raffinatezza e la perfetta costruzione estetica, rinascimentale, dei quadri fotografici dell’artista tedesca dialogano con le immersioni sensoriali in suoni rock di apocalissi contemporanee e luci abbaglianti di miniature del Quattrocento. Il nostro cammino tra inferni e paradisi dell’anima e della mente inizia qui”.

“Raffaele Curi – scrive Vittorio Sgarbi nel suo testo critico che accompagna il catalogo della mostra, pubblicato da Manfredi Edizioni – ritorna al Dante letto, in un pomeriggio della sua infanzia, con suggestioni mai più dimenticate che sono cresciute dentro di lui fino a configurarsi come mondi diversi, altri mondi”. “Curi – annota Sgarbi – vede il canto XIII dell’Inferno, un luogo non solo inameno, ma invivibile per colpa degli uomini che lo abitano e che l’hanno ridotto come lo vediamo: uno scenario di distruzione come i luoghi inariditi dopo gli attacchi nucleari. Il paesaggio dell’inferno evoca i luoghi convolti delle città radioattive dopo i bombardamenti nucleari. La descrizione dantesca indica l’inaridimento delle foreste pietrificate in analogia con i disastri del ventesimo secolo. L’uomo è stato in grado di crearsi il suo inferno, e alcuni luoghi estremi del mondo, Hiroshima, Chernobyl, Sellafield, Harrisburg rivelano nel loro destino l’allarme per ciò che l’uomo può fare contro se stesso. Il suicidio di Pier Della Vigna diventa quindi metafora del suicidio dell’umanità, nella sperimentazione della ricerca che è contro l’uomo, e nonostante la volontà dell’uomo”. “Dal panorama desolato, senza vita e senza luce, dell’Inferno – prosegue Sgarbi – siamo proiettati nella dimensione del Paradiso, in apoteosi di luce, al culmine del percorso di Dante, nel sublime canto trentatresimo, quello della visione di San Bernardo che, per l’occasione, è illustrato da una miniatura di Giovanni di Paolo. Dante, accompagnato da Beatrice, vede in solitudine la luce per la quale Bernardo prega, quella Vergine che chiama subito ‘Termine fisso d’etterno consiglio’. E qui si apre una definizione sensoriale del piacere della visione, senza precedenti. Con gli occhi fissi nella visione, il Dante/viaggiatore continua a vedere sempre più chiaramente nella mente di Dio, dove tutto è perfetto, ammirando cose che sono impossibili da dire con le parole”. “È questa la forza di Dante”, conclude Sgarbi. “E quanto più è alta l’emozione tanto più non si può dire. Il cielo ce la cela. La luce è vita, la luce è Dio”.

 

 

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